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Inchiesta sversamenti, indagine chiusa
Rischiano i vertici di Multiservizi e Provincia

INCHIESTA - Dopo tre anni si avvia alla conclusione l'iter investigativo su quello che ormai è il tormentone estivo dei bagnanti e degli operatori della costa sabbiosa tra Palombina e Falconara. Sarebbero già iniziate le notifiche per gli avvisi di garanzia. Gli indagati sono una decina. Nel mirino dei pm, il rilascio delle autorizzazioni per il funzionamento degli scolmatori
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Uno degli scolmatori di Palombina

 

Dopo tre anni di indagini, ecco la svolta: è chiusa l’inchiesta sugli sversamenti che negli ultimi anni hanno interessato il litorale sabbioso di Palombina e Falconara Marittima. Alcuni avvisi di garanzia agli indagati sono stati inoltrati poche ora fa. Il completamento delle notifiche dovrebbe arrivare nella giornata di domani. Stando a quanto trapelato sarebbero una decina le persone finite nel mirino della procura: tra queste, alcuni vertici della pubblica amministrazione, come Multiservizi – ente gestore degli scolmatori da cui sgorgano in mare le acque scure – e Provincia. Tra le ipotesi di reato indicate dai carabinieri forestali, titolari delle indagini sul campo, ci sono contestazioni come inquinamento ambientale colposo, getto pericoloso di cose, deturpamento di bellezze naturali e falso in atto pubblico. L’inchiesta, partita nel 2015, è stata coordinata dai pm Daniele Paci e Serena Bizzarri. Nel mirino dei sostituti procuratori sarebbero finite le autorizzazioni rilasciate per il funzionamento degli otto scolmatori e sopratutto il getto in mare dei liquami e il mancato raggiungimento degli stessi oltre le scogliere che proteggono il bacino marino. Le indagini erano iniziate formalmente con la presentazione di alcuni esposti da parte dei cittadini, imbufaliti per la situazione di disagio che ancora oggi viene a crearsi con l’apertura degli scolmatori alle prime gocce di pioggia e il conseguente stop alla balneazione. Uno dei primi esposti veniva da Falconara. A portarlo in procura erano stati il candidato sindaco pentastellato Bruno Frapiccini e l’avvocato Annavittoria Banzi. Una prima scossa all’indagine l’aveva data il sequestro allo scolmatore che si trova all’altezza dello stabilimento Ondanomala per capire se la struttura potesse avere dei deficit strutturali che facilitassero l’uscita dei liquidi. Il problema sarebbe il mancato raggiungimento delle acque reflue al di là della scogliera e, dunque, la non osservanza in materia della normativa regionale.

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