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L’effetto sisma trascina
le Marche verso sud:
crescita lenta e export in calo

ANCONA – “Crisi passata da due anni, la Regione cresce, ma meno del dato nazionale”. Bankitalia presenta il report sull'economia marchigiana. Terremoto abbatte del 7% il fatturato per le aziende del cratere solo nel 2016. Tonfo occupazione nel primo semestre 2017, poi il tasso di disoccupazione si assesta stabile al 10,6%. Il direttore Banca d'Italia Gabriele Magrini Alunno: “Le Marche molto diverse dai dati buoni del centro Italia, ma oggi a crescere sono i distretti urbani, non più i distretti produttivi”
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Bankitalia, sede di Ancona

 

Oltre alle macerie visibili sul territorio, ci sono quelle lasciate nel tessuto economico e sull’occupazione delle Marche. Presentato il report annuale Bankitalia sullo stato di salute dell’economia regionale. Il dato drammatico è quello, per ora relativo al solo 2016, dell’effetto sisma: – 7% del fatturato delle aziende in area cratere, con picchi dell’11% per le imprese più vicine all’epicentro. Un’onda lunga che si trascina fino ad oggi e mostra i suoi risultati in una complessiva frenata delle Marche: il Pil cresce dello 0,9% nel 2017, rispetto all’1,5% nazionale, tasso di disoccupazione stabile al 10,6%, segnali di ripresa dall’edilizia, male l’export con un complessivo -2%, stretta del credito sulle piccole imprese, ma famiglie e grandi aziende tornano ad accendere prestiti. Un quadro per le Marche definito dal direttore di Banca d’Italia di Ancona Gabriele Magrini Alunno “di andamento positivo, al secondo anno dalla fine della crisi, ma segnato dall’evento straordinario del sisma che incide negativamente su tutto il 2017 e di cui dobbiamo tenere presente”. Nella stessa realtà marchigiana, le province e le città all’interno delle province viaggiano a velocità diverse. Caso emblematico resta la crisi del “bianco” di Fabriano. Il trend complessivo comunque piazza le Marche tra le regioni più lente d’Italia, sono lontani gli anni in cui si pensava di competere con il modello del Nord-Est. “Le Marche sono molto diverse dai dati buoni del centro Italia e da regioni come Toscana e Lazio – commenta Magrini Alunno -. Il tasso medio di crescita è come quello del sud, ma c’è ancora una bella differenza tra Marche e il Meridione. Anche all’interno dello stesso sud, non c’è omogeneità. Perciò bisogna riflettere non più in chiave di lettura nord-sud, ma in aree urbane. Oggi a crescere più velocemente sono i grandi agglomerati urbani, i distretti urbani e non più i distretti produttivi a cui eravamo abituati. Questo penalizza le Marche, disgregate e plurali. Altro dato che ci dovrebbe far riflettere è l’alta emigrazione di personale laureato. Se il nostro obiettivo è dare lavoro ai nostri figli nella regione, dobbiamo darci da fare, perché siamo molto diversi da 20 anni fa”.

Il direttore sede di Ancona della Banca di Italia Gabriele Magrini Alunno, foto d’archivio

Sisma. Effetto terremoto, Bankitalia prova a stilare un primo bilancio: per l’intero cratere è stato stimato un crollo del 7% dei fatturati nel solo 2016, con picchi dell’11% per le imprese più vicine agli epicentri. Ad essere colpiti di più sono le imprese più piccole (quasi 9% in meno) e il terziario (al 10%), forse per effetto dello shock subito dalla domanda locale. Regge meglio la manifattura ( – 3%).

Occupazione. Tonfo dell’occupazione nel primo semestre del 2017, poi la ripresa, confermata anche nel primo trimestre 2018, che infine fa chiudere l’anno con un calo dello 0,6% e il tasso di disoccupazione che si attesta stabile rispetto all’anno precedente al 10,6%. Campanello di allarme però è l’avvicinamento al dato medio nazionale di disoccupazione dell’11,2%, mai così vicino.

Export. Male l’export, soprattutto se raffrontato con il sistema Paese: l’Italia cresce le esportazioni del 7,4%, le Marche perdono il 2%. Anche al netto dei settori come farmaceutico ed elettrodomestici che rischiano di falsare il dato, la crescita dell’export è solo del 2%. A far temere è soprattutto l’export basso in mercati “lontani ed emergenti” come India e Cina.

Edilizia. Segnali positivi arrivano dall’edilizia, con la ripresa delle ore lavorate, sicuramente legate alle opere dovute all’emergenza terremoto, un segnale che fa sperare in prospettiva con l’avvio vero e proprio della ricostruzione. Stabili i prezzi del mercato immobiliare, in lieve aumento le compravendite.

Credito. Meno sportelli, meno istituti locali e meno prestiti alle piccole imprese. Una rivoluzione in questi anni è avvenuta anche per il credito, a partire dallo scandalo Banca Marche e dalle riforme delle Bcc, ma complessivamente riprendono i prestiti, trainati da imprese e grandi famiglie. Il mercato del credito marchigiano oggi è in gran parte in mano ai cinque principali gruppi italiani, con la perdita di quello titolare della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale Giacinto Micucci definisce “l’estremo localismo”. Complessivamente, i prestiti aumentano dello 0,3%, trainati dal 2,5% delle famiglie e dallo 0,7% delle grandi imprese, crolla invece il credito alle piccole imprese, con una riduzione del 4,4%. “Questo è l’effetto di un modo diverso di fare credito, oggi conta di più il flusso di reddito rispetto al patrimonio da ipotecare, e per la riduzione dell’aggregato, con meno operatori sul mercato” spiega Magrini Alunno.

Occupazione e export: Marche più lente dell’Italia, Ancona perde 10mila posti di lavoro

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