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Omicidio di Chiaravalle,
nessun segno di scasso:
Emma ha aperto la porta al killer

INDAGINI - Questa l'ipotesi degli investigatori che da ieri pomeriggio stanno cercando di rendere più chiari i contorni del giallo di via Verdi. Non sarebbe stato trovato alcun elemento legato a una presunta effrazione dell'appartamento. Di qui, la pista che la vittima avesse un legame di conoscenza con l'assassino. Domani l'autopsia a Torrette
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La palazzina di via Verdi 19, teatro dell’omicidio

 

di Federica Serfilippi

Emma Grilli potrebbe aver aperto volontariamente la porta di casa al suo assassino. Ad ucciderla sarebbe stata una persona di sua conoscenza o comunque qualcuno che, anche solo per un momento, aveva conquistato la fiducia della vittima. A spalancare l’ipotesi di un legame di conoscenza tra l’85enne trovata ieri mattina con la gola tagliata all’interno del suo appartamento e il killer è l’assenza di segni di scasso nell’abitazione di via Verdi. Sarebbe stata la stessa vittima – almeno questa è la pista seguita dagli inquirenti – ad aver fatto entrare in casa quello che si sarebbe rivelato essere il suo assassino. Ma non è neanche escluso che l’anziana sia stata seguita fino a casa da qualche balordo dopo la fine del giro di commissioni. Emma, il giorno dell’omicidio, era uscita per andare a ritirare le analisi all’ospedale di Chiaravalle e poi si era diretta al mercato. Aveva illustrato telefonicamente a una nipote, sentita attorno alle 8.30, il suo piano per la mattina. Sarebbe rincasata poco prima delle 10. Un’ora dopo è stata trovata dal marito priva di vita. Fatale sarebbe stata una profonda ferita alla gola. Sul collo sono stati trovati altri tagli, più superficiali della lesione principale, inferta molto probabilmente da un coltello da cucina non ancora rinvenuto dai carabinieri. Maggiori dettagli circa le ferite riportate dalla donna potranno emergere dall’autopsia che verrà effettuata domattina (ore 9) all’ospedale di Torrette. Per ora, nel fascicolo aperto dal pm Paolo Gubinelli per omicidio volontario non è stato iscritto alcun indagato. Ieri è stato sentito a lungo il marito della donna, il 90enne Alfio Vichi. Ma la sua versione dei fatti non avrebbe fatto dubitare gli investigatori del Reparto Operativo. L’uomo ha raccontato di essere tornato a casa poco prima delle 11 e di aver trovato la moglie riversa sul lavandino. Pensava stesse male, così l’ha adagiata sul pavimento. Solo a quel punto ha visto le ferite al collo. Quando ha chiamato i soccorsi, per lei non c’era più nulla da fare. Ieri, l’appartamento al terzo piano di via Verdi 19 è stato posto sotto sequestro. Per tutta la giornata di oggi ci hanno lavorato i Ris di Roma per cercare tracce di sangue, impronte e reperti biologici da analizzare.  Il movente sembrerebbe essere di stampo economico. Molti cassetti dell’appartamento sono stati trovati aperti, così come un portagioie della camera da letto. Forse, lo stesso contenitore dove Emma custodiva i 570 euro che doveva servire per un piccolo restyling alla cappella di famiglia.

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