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Omicidio di Chiaravalle, i giudici:
“Nica ha ucciso Sartini per
pagare la prostituta”

ANCONA - Stando alle motivazioni della sentenza di secondo grado, è questo il movente che ha spinto il 25enne romeno a uccidere la notte del 26 dicembre 2014 l'ex ferroviere Giancarlo Sartini, prendendolo a sprangate mentre dormiva nel suo letto, in via Circonvallazione a Chiaravalle
lunedì 23 Luglio 2018 - Ore 18:28
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Foto d’archivio

 

Nica ha ucciso l’ex vicino di casa Giancarlo Sartini per pagare la prostituta con cui aveva passato un paio d’ore nel suo appartamento. È questo il movente descritto nelle motivazioni della sentenza di secondo grado che lo scorso marzo ha condannato il 25enne Nica Cornel Nicolae per omicidio volontario aggravato, ribaltando la sentenza del tribunale di corso Mazzini che invece aveva assolto lo straniero “per non aver commesso il fatto”. Ora, la difesa – rappresentata dagli avvocati Marina Magistrelli e Simeone Sardella – sta preparando il ricorso in Cassazione. Nica è attualmente libero. Stando al verdetto dei giudici, il quadro probatorio già mostrato in primo grado sarebbe sufficiente ad inchiodare il 25enne come l’autore dell’omicidio commesso la notte tra il 26 e il 27 dicembre 2014 nell’appartamento di via Circonvallazione di Sartini, ex ferroviere. Tra le prove a carico del romeno ci sarebbero le parole confessorie espresse durante alcune conversazioni con la madre, la preoccupazione legata a uno straccio di tessuto trovato dai carabinieri sotto le unghie della vittima (con riferimento a una maglietta strappata, presumibilmente rotta da Sartini al momento del delitto), la volontà di partire per la Romania dopo le indagini avviate dalla procura, i vari riferimenti a una possibile condanna per omicidio e gli anni da scontare in carcere. Inoltre, per la Corte sarebbe parzialmente inattendibile il racconto della squillo romena con cui Nica aveva passato la notte il giorno dell’omicidio. La donna viene considerata una sorta di complice, perchè avrebbe percepito che il provento con cui era stata pagata potesse essere frutto di azioni illecite compiute da Nica. Stando alla ricostruzione dei giudici dell’appello, il 25enne avrebbe agito attorno alle 3.45, mezz’ora dopo l’uscita di casa della prostituta.  Recita la sentenza: “Nica sapeva dove trovare un bancomat umano a quell’ora, pressoché inerme: c’era già stato il 9 settembre”, quando il pensionato aveva già subito un furto, additando i sospetti proprio su Nica. Dopo il delitto, il romeno si sarebbe incontrato con la squillo per pagarla e poi sarebbe andato al lavoro. La Corte ipotizza anche la presenza di un complice, una persona che avrebbe aiutato Nica a ripulire la scena del crimine dopo l’omicidio commesso. Una ricostruzione nata dal ritrovamento di un’impronta che non appartiene al 25enne romeno.

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