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Un’insolita Giselle
dai ritmi africani
apre la stagione di danza delle Muse

INTERVISTA - La danzatrice e coreografa sudafricana Dada Masilo racconta la sua Giselle : un dialogo efficace tra la tradizione del balletto e della musica classica e le storie e le tradizioni del Sud Africa. In scena al Massimo di Ancona sabato 3 novembre
giovedì 1 Novembre 2018 - Ore 13:45
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La danzatrice e coreografa Dada Masilo

 

di Adriana Malandrino

Sarà la Giselle della danzatrice e coreografa sudafricana Dada Masilo ad aprire, sabato 3 novembre, la stagione di danza 2018-19 di Marche Teatro al Teatro delle Muse di Ancona. Quattro titoli in abbonamento e due fuori, tutte esclusive regionali, con compagnie internazionali di primo piano, Aterballetto tra queste, e importanti coreografi come Hofesh Shechter e Russell Maliphant.

Ad alzare il sipario su questa attesissima stagione sarà dunque una Giselle insolita, dai ritmi africani, per i tredici danzatori del The Dance Factory, insieme alla stessa coreografa e danzatrice di Johannesburg che reinterpreta ancora una volta la storia del balletto classico dopo un fortunato Swan Lake (2013) e un’altrettanto riuscita Carmen (2014). Ecco che il pubblico si trova dinnanzi a un avvincente racconto del presente, che si evolve tra suoni occidentali e ritmi tribali, dietro ai quali già si percepisce la vendetta di una donna, la Giselle/Masilo, contro tutte le violenze ai danni delle donne. Donne forti che danzano sulle musiche originali composte da Philip Miller e si muovono sui drawings dell’artista William Kentridge.

Cosa rappresenta per lei, Dada Masilo, il personaggio di Giselle? E come è riuscita a renderlo più attuale? 

«Amo Giselle perché è un personaggio molto sfaccettato, stratificato. È libera, naïve, giocosa e fiduciosa, nel primo atto. Il suo viaggio, nella mia versione, è una bella sfida. Attraversa molte emozioni. Nel secondo atto arriva invece a essere potente, viziosa e pericolosa. Mi sono ispirata a ciò che accade nella società. Il mondo è diventato molto moderno ed è difficile non essere influenzata da ciò che mi accade intorno».

Qual è il ruolo della musica di Philip Miller e dei disegni di William Kentridge nella sua coreografia?

«Ho ambientato la mia versione di Giselle nel Sud Africa più rurale. Voci e percussioni sono una parte molto importante della musica sudafricana. Anche il ritmo ricopre un ruolo importante, dialoga molto bene con la coreografia. William Kentridge ha ideato alcuni paesaggi sudafricani molto belli, che si aggiungono all’ambientazione e sottolineano l’aspetto rurale di questo mio lavoro».

Com’è riuscita a creare un dialogo efficace tra la tradizione del balletto e della musica classica e le storie e le tradizioni del suo paese, il Sud Africa?

«Amo lavorare con i classici perché amo le storie. Uso i classici per affrontare i temi attuali dei nostri giorni. Trovo che siano anche sfide molto interessanti. Reinterpretare queste storie mi offre la possibilità di fornire allo spettatore una diversa prospettiva della storia conosciuta. Inoltre so che ci sarà sempre un elemento del Sud Africa nei miei lavori, perché le mie radici sono là, sono quelle. Ciò che mi interessa di più è fondere diverse tecniche di danza per creare una nuova dinamica nel mio lavoro e anche, perché no, per generare contrasti».

In scena: Dada Masilo (Giselle), Xola Willie/Lwando Dutyulwa (Albrecht), Tshepo Zasekhaya (Hilarion), Llewellyn Mnguni (Myrtha, Regina dei Wilis), Liyabuya Gongo (Bathilde), Khaya Ndlovu (madre di Giselle), Thami Tshabalala, Steven Mokone, Tshepo Zasekhaya, Thami Majela, Lwando Dutyulwa (Uomini/Villi), Khaya Ndlovu, Zandile Constable, Liyabuya Gongo, Nadine Buys, Sinazo Bokolo (Donne/Villi).

(ore 20.45, biglietteria 071 52525, www.marcheteatro.it)

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