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«Referendum su Ceriscioli? Chi lo dice è in malafede o teme di perdere»

ANCONA - Paolo Petrini, presentando la sua candidatura alla segreteria regionale del Pd in piazza Roma, rispedisce al mittente le accuse mosse dall'assessore Cesetti e punta il dito contro il «bliz di chi ha cercato di disinnescare il Congresso imponendo il pensiero unico» nella scelta del suo competitor Giovanni Gostoli
giovedì 8 novembre 2018 - Ore 20:55
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di Martina Marinangeli

(foto di Giusy Marinelli)

L’idea di una «mozione di sfiducia su Ceriscioli è un elemento introdotto da coloro che volevano disinnescare questo Congresso: chi pensa che parlando delle politiche regionali si voglia colpire la Giunta o è in mala fede oppure si sente talmente debole da essere fuori strada». Lapidario il candidato alla segreteria regionale del Pd, Paolo Petrini, che nelle Primarie del 2 dicembre si scontrerà con Giovanni Gostoli, nome calato dall’asse tra il governatore ed il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci. Presentando la sua candidatura poche ore fa nella sede Informagiovani di piazza Roma, ad Ancona, di fronte ad una numerosa platea di circa 150 persone, l’ex deputato ha rispedito al mittente le accuse mosse stamattina dal conterraneo del Fermano e assessore regionale, Fabrizio Cesetti, che lo aveva diffidato dal «trasformare le Primarie in un referendum sull’operato della sua Giunta», sottolineando in maniera un po’ sibillina che «Ceriscioli sarà il nostro prossimo candidato ed il prossimo presidente della nostra Regione», quasi come se Petrini puntasse più a Palazzo Raffaello che alla segreteria. 

«Le politiche regionali non sono un monopolio della giunta − rincara la dose Petrini −. Credo che un partito politico ne debba discutere in maniera approfondita. Vanno valutate non in una stanzetta di poche persone, ma nei territori e non lo facciamo più da un pezzo. Tornare a confrontarci è il dovere più immediato che abbiamo».

Al governatore Ceriscioli saranno fischiate le orecchie anche quando ha parlato del «bliz per disinnescare il Congresso fatto in una riunione a cui sono stati invitati solo quelli che erano già d’accordo, per proporre un candidato unico con il pensiero unico», affermazione dopo la quale è scattato l’applauso della sala gremita che ha visto schierati praticamente tutti i Dem di Ancona comune e provincia, trascinati dalla sindaca Valeria Mancinelli, e molti della pattuglia zingarettiana dorica, rimasti orfani della loro candidata Loredana Pistelli, con il presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo in prima fila, oltre ovviamente alla carica dei sindaci che da sempre sostiene Petrini, tra cui Romano Carancini (Macerata) e Francesco Fiordomo (Recanati). Presenti anche, a sorpresa, Eliana Maiolini e Fabio Sturani, dell’entourage di Ceriscioli, oltre a quelli che ti aspetti, come gli ex deputati Emanuele Lodolini e Piergiorgio Carrescia, i consiglieri regionali Francesco Giacinti e Enzo Giancarli, Valeria Picardi, che fu competitor di Sagramola allo scranno di segretario provinciale Pd di Ancona, e Daniele Olivi, ex assessore di Jesi.

Il capo segreteria di Ceriscioli, Fabio Sturani

«Dal 2013 il partito praticamente non è esistito − è stata la canonica bordata al segretario uscente Comi da parte di Petrini − e questo non deve più accadere. Non c’è più neanche qualche anima buona che vada ad aprire le sedi. Siamo sotto lidocaina praticamente. Il partito, negli ultimi anni, è stato gestito dal presidente della Regione perché non c’era nessuno ad occuparsene. Ma stiamo vivendo in un periodo di eventi eccezionali che hanno sconvolto la regione, dal sisma alle difficoltà economiche, con il brand Marche del piccolo e bello e dello sviluppo spontaneo del tutto sparito e dobbiamo raccogliere questa sfida − conclude − tornando a comunicare tra noi e rimettendo insieme i protagonisti del territorio per un nuovo percorso di crescita».

 

 

 

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