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Congresso Pd, Gostoli si presenta:
«La mia priorità è ricostruire il partito,
non un posto in Regione»

POLITICA - La corsa alla segreteria regionale del Pd si preannuncia da coltello tra i denti e il segretario Dem di Pesaro punta il dito sulla coalizione che sostiene il competitor Petrini: «La loro proposta punta alle Regionali del 2020, la nostra mette al centro i problemi e le speranze dei marchigiani»
lunedì 12 Novembre 2018 - Ore 17:54
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Il candidato alla segreteria regionale del Pd ed attuale segretario della Federazione di Pesaro-Urbino, Giovanni Gostoli

 

di Martina Marinangeli

Se i simboli hanno un significato, presentare la propria candidatura a segretario del Pd delle Marche nella sede regionale del partito la dice lunga sul segnale che si vuole mandare. Per la serie, la vittoria è a portata di mano e inizio già ad acclimatarmi. Giovanni Gostoli, nome sponsorizzato dall’asse tra il governatore regionale, Luca Ceriscioli, e il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, e poi sottoscritto da tutte le federazioni provinciali del partito, sceglie la location più tradizionale per ufficializzare la sua discesa in campo alla conquista dello scranno che fu di Francesco Comi e ci tiene a sottolineare una cosa: «la mia candidatura non è stata calata dall’alto, ma viene dai territori». Tra un punto e l’altro del programma che intende portare avanti da segretario in caso di vittoria (che passa per ricostruzione, lavoro, sanità e politiche sociali, rilancio delle infrastrutture e armonizzazione dei rapporti tra istituzioni e società) non lesina frecciate all’altra fazione – quella guidata dai sindaci di Ancona e Macerata, Valeria Mancinelli e Romano Carancini, e dagli ex deputati Emanuele Lodolini e Piergiorgio Carrescia – che sostiene la candidatura di Paolo Petrini. «Hanno costruito una proposta politica partita dalle Primarie per il governatore – sottolinea Gostoli –. La prima sfida è vincere il prossimo anno le amministrative. Siamo ancora a due anni dalla scadenza del mandato regionale. Credo che una comunità seria, solidale e responsabile non pensi alle Primarie – che tra l’altro sono previste dallo statuto del Pd -, ma cerchi di mettere in campo una proposta politica e una squadra per dare una mano a finire al meglio questa legislatura». Primarie previste dallo Statuto, ok, ma preferisce glissare sulla questione del Ceriscioli bis di default o attraverso la consultazione, limitandosi a ribadire che «non è un tema di cui discutere ora, a due anni dalla fine del mandato». Rispetto alla platea di circa 150 persone che ha sostenuto lo start ufficiale di Petrini la scorsa settimana, quella di Gostoli è stata decisamente più contenuta numericamente, soprattutto per la scelta della location, simbolica sì, ma poco spaziosa. Tra i volti noti, quelli di Ceriscioli, dell’ex senatrice Silvana Amati, dell’assessore regionale Angelo Sciapichetti, del vicepresidente del Consiglio regionale, Renato Claudio Minardi e dell’ex deputata Camilla Fabbri, ora membro dell’entourage del governatore.

Assente giustificato perché chiamato a illustrare le istanze dei Comuni italiani alla riunione congiunta delle commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato sulla Legge di bilancio, il sindaco di Senigallia e presidente Anci Marche, Maurizio Mangialardi, che ha però voluto comunicare con una nota il «pieno sostegno alla proposta politica e alla candidatura di Giovanni, che mi sento di manifestare anche in rappresentanza di numerosi sindaci della regione che, al pari di tantissimi cittadini marchigiani, ritengono sbagliato e dannoso legare la discussione sulla necessità di rilanciare il partito nei territori alla sola discussione sulla leadership della Regione Marche, come una sorta di referendum Ceriscioli sì Ceriscioli no. Tra l’altro – aggiunge – alcuni sembrano dimenticare che abbiamo davanti ancora un altro anno e mezzo di governo regionale: un lasso di tempo significativo, durante il quale l’esecutivo è chiamato ad accelerare le risposte sia rispetto al programma di mandato della coalizione, sia rispetto all’emergenza terremoto».

In ogni incontro del percorso in salita che porta alla fatidica data delle Primarie del 2 dicembre, tutti gli attori coinvolti continuano a ripetere come una litania il mantra «restiamo uniti» per risalire la china dopo lo tsunami delle Politiche del 4 marzo, ma la corsa si preanuncia da coltello tra i denti.

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