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Lo scheletro affiorato in mare
potrebbe essere quello di “Camilla”,
quarantenne trans brasiliano

SAN BENEDETTO - Potrebbe trattarsi della persona scomparsa lo scorso luglio a Marina di Montemarciano, di cui si era persa ogni traccia. La comparazione del dna daranno una risposta certa alla Procura della Repubblica di Ascoli
martedì 20 Novembre 2018 - Ore 11:33
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Trapelano le prime indiscrezioni dopo il ritrovamento in mare di una parte di quello che ormai è lo scheletro di una persona. Ritrovamento avvenuto domenica mattina a San Benedetto, a pochi metri dalla battigia, dopo la segnalazione di alcuni runner che stavano correndo sulla spiaggia all’altezza della foce del torrente Ragnola. I resti, portati all’obitorio dell’ospedale dove sono poi stati effettuati degli esami per risalire al dna, sembra possano essere riconducibili a quelli di una persona scomparsa a Marina di Montemarciano, località del litorale anconetano.

La Capitaneria di Porto di San Benedetto

Da una prima analisi, infatti, era impossibile capire anche se si trattasse di un uomo o di una donna. Potrebbero invece essere quelli del quarantenne trans brasiliano che si faceva chiamare Camilla. La locale Capitaneria di Porto e il Commissariato di Polizia di San Benedetto, fin dalle primissime ore, hanno spulciato tutte le liste delle persone scomparse in loro possesso. Persone di cui si sono perse le tracce. Di “Camilla” non si hanno notizie dall’inizio del luglio scorso, quando non fece ritorno a casa. Gli inquirenti ascoltarono le testimonianze dei conoscenti e vennero a conoscenza di un fatto che aveva sconvolto, e determinato una profonda depressione, nell’uomo: la morte della madre in Brasile

Le forti correnti marine e le ultime mareggiate causate dal maltempo hanno restituito dei miseri resti a un centinaio di chilometri a sud rispetto al luogo dove si erano perse le tracce. La Procura della Repubblica di Ascoli, che sul caso ha ovviamente aperto un fascicolo, attende risposte dagli investigatori e, soprattutto, dalle analisi di laboratorio. A questo punto la prova decisiva, stringendo il cerchio, è la comparazione con il dna prelevato dalle ossa ritrovate con quelle di alcune persone scomparse. E in cima alla lista pare ci sia proprio “Camilla”.

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