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Congresso Cgil, Barbaresi:
«Stipendi più bassi del Centro Italia
e 18mila posti di lavoro persi»

ANCONA - Al via la due giorni di lavori congressuali del sindacato. Botta e risposta tra Mancinelli e Ciarrocchi (Fiom) sulla necessità di rinnovare il sindacato. La segretaria generale uscente: "La Regione ci ascolti o sarà mobilitazione"
mercoledì 21 novembre 2018 - Ore 20:15
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La segretaria generale uscente della Cgil Marche, Daniela Barbaresi

«Alla Regione chiediamo maggior interlocuzione perché sono mancati confronto e condivisione. Se non avremo risposte, dovremo rispondere con con la mobilitazione e la piazza». Non usa mezzi termini la segretaria generale uscente della Cgil Marche, Daniela Barbaresi, che ha dato il calcio d’inizio al XII congresso del sindacato oggi alla Mole, alla presenza della segretaria nazionale, Gianna Fracassi. I lavori proseguiranno anche domani e si incentreranno sul tema Il lavoro è. I dati marchigiani sull’occupazione parlano, per il 2017, di 417 mila lavoratori dipendenti, di cui 105 mila precari e 142 mila part-time. Ci sono poi 30 mila intermittenti e 24 mila in somministrazione. Rispetto a 10 anni fa, mancano all’appello 18 mila posti di lavoro, si sono persi 60 mila posti a tempo pieno e indeterminato. Inoltre, le retribuzioni nella regione sono molto più basse delle medie nazionali e delle altre regioni del Centro. Un tema dunque estremamente caldo nelle Marche. Presenti in platea ad ascoltare, insieme ad alcuni dei 174 mila iscritti che conta la Cgil, anche il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli – il cui intervento è stato quello che ha suscitato più dibattito tra quelli istituzionali, con tanto di piccata replica di Giuseppe Ciarrocchi della Fiom, che ha rispedito al mittente le critiche sulla necessità di rinnovamento dell’apparato sindacale – gli assessori regionali Fabrizio Cesetti – che nel suo intervento ha fatto le veci del governatore Luca Ceriscioli – e Loretta Bravi, il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo, il rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Sauro Longhi, il presidente dell’Istao, Pietro Marcolini, i segretari generali Cisl Sauro Rossi e Marco Ferracuti e il segretario generale Uil, Graziano Fioretti.

«Le Marche hanno avuto una crescita post crisi tra le peggiori a livello nazionale – dichiara Barbaresi – , gli ottimisti parlano di ripresina, ma la situazione è più complessa. Ci sono imprese di eccellenza ma sono insufficienti per fare sistema. Anche per l’occupazione si parla di crescita ma è solo per il lavoro precario e a tempo parziale con evidenti ripercussioni sul piano salariale. A questo si aggiunge – prosegue – un export debole ed il made in Marche in vendita, con multinazionali e gruppi stranieri che vengono a fare shopping, come nell’ultimo caso di IGuzzini». Al terremoto economico, iniziato con la crisi globale del 2008, ha fatto seguito quello fisico del 2016 e per quelle aree già piagate dal sisma, «la priorità è garantire che, nel più grande cantiere d’Europa, la ricostruzione possa realizzarsi nel pieno rispetto della legalità, dei diritti dei lavoratori e di coloro che poi dovranno vivere in quei territori».

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