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La differenziata è un flop: al Comune
486mila euro di costo in più
per lo smaltimento dei rifiuti

ANCONA – Il mancato raggiungimento dell'obiettivo del 65%, fissato da normative nazionali e regionali, comporta una maggiorazione di 4 euro nell'ecotassa, per un costo totale di 24 euro a tonnellata
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La città differenzia poco i rifiuti e questo pesa sulle casse del Comune fino a quasi 500 mila euro. I rincari annui sulla cosiddetta Ecotassa, fissata a 20 euro a tonnellata da normative regionali e statali e vincolata al raggiungimento dell’obiettivo del 65% di raccolta differenziata – costantemente mancato da Ancona – si traducono in una maggiorazione di 4 euro a tonnellata di rifiuti conferiti in discarica, che dal 2012 al 2017 hanno comportato spese aggiuntive tra i 361 mila ed i 486 mila euro, all’interno di un costo complessivo annuo del servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani di circa 20 milioni di euro.

«Dal 2012 – ha spiegato oggi in Consiglio comunale la sindaca Valeria Mancinelli, rispondendo ad un’interrgogazione della consigliera pentastellata, Lorella Schiavoni – il Comune non ha mai raggiunto il 65% di raccolta differenziata, anche perché nel frattempo è stato modificato anche il metodo di calcolo del quantitativo di differenziata, facendo aumentare la quota di indifferenziata. Per ovviare a questa circostanza, l’Ata e AnconAmbiente hanno già avviato da tempo una gara per reperire un impianto di trattamento di questo tipo di rifiuto, cosa che lo assimilerebbe alla raccolta differenziata. Dal 2012 al 2017 – ripercorre le tappe la prima cittadina – le tonnellate smaltite in discarica, cioè la quota di indifferenziata, ammontano a somme variabili che vanno dalle 25.800 tonnellate del 2012 alle 23.127 del 2017. Quindi, in realtà, in termini assoluti, c’è una diminuzione della indifferenziata in discarica per circa 2600 tonnellate, circa il 10%». Ma questo non è evidentemente bastato ad evitare una maggiorazione dei costi del servizio che, secondo Schiavoni, si traduce in «una delle tasse più alte in Italia, pagata dagli anconetani. Nel 2017, la raccolta differenziata ha raggiunto solo il 55,06%. I comuni virtuosi pagano 14 euro a tonnellata di Ecotassa, a fronte dei nostri 24. È indispensabile procedere con maggiori controlli nel conferimento. Inoltre, AnconAmbiente ha forse governance inappropriata alla mission aziendale, visto che non riesce a raggiungere la percentuale minima della raccolta differenziata. È il caso – propone – che i premi per i dirigenti siano correlati ai parametri di efficienza e non al raggiungimento degli utili aziendali».

Rifiuti dei mercati – Focus a parte è stato dedicato ai rifiuti dei mercati, in primis quello del Piano, oggetto di un’interrogazione della capogruppo 5 stelle, Daniela Diomedi«Presso il mercato del Piano – ha aggiunto Mancinelli – si riscontra una non sufficiente separazione di carta e plastica da parte dei commercianti, che tendono ad abbandonare tali rifiuti a terra ed a conferili nei contenitori dell’indifferenziata. Il 15 novembre 2018, si è svolta un’ulteriore riunione preliminare per incentivare una miglior differenziazione dei rifiuti, con individuazione di un’area all’interno del mercato dove posizionare i contenitori di raccolta per tali materiali». Buoni propositi che non sono bastati alla consigliera del Movimento, che si è detta «basita. La stessa cosa avviene al mercato delle Erbe e al mercato di via Maratta. Non si differenzia niente: nessuno controlla e nel contratto servizio non si capisce chi dovrebbe farlo. Stamattina in Commissione abbiamo saputo che avremo sul groppone, il prossimo anno, 330 mila euro in più perché la quantità di rifiuti che il Comune di Ancona conferisce in discarica è aumentato. Questa cosa è inaudita e indegna di un Comune civile», la chiosa.

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