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Allarme inquinamento:
dodici nuove centraline
per monitorare l’aria della città

ANCONA - È la proposta avanzata dalle opposizioni consiliari, chiamata Safe Breath-Ancona, ed inserita in un Ordine del giorno da sottoporre al Consiglio comunale. Commissionato ad una start up specializzata. Le minoranze propongono il via al monitoraggio da maggio e intanto i residenti di via Rupi si stanno organizzando per intraprendere vie legali per difendersi dall'inquinamento
lunedì 3 Dic 2018 - Ore 18:29
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di Martina Marinangeli

Sos inquinamento: i gruppi consiliari di opposizione lanciano una sfida all’amministrazione, depositando un Ordine del giorno per l’adozione di un sistema di monitoraggio che analizzi la qualità dell’aria che respiriamo. Il progetto, commissionato alla società specializzata Sense Square, si compone di 12 centraline in totale, da installare nei punti più sensibili della città, dal costo di 22.500 euro l’anno (con un noleggio di minimo due anni). Una proposta avanzata dal fronte compatto e trasversale composto da 60100, Altra Idea di Città, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle, che chiede di avviare il sistema già da maggio 2019, impegnando la somma prevista per ciascun anno del bilancio preventivo 2019/2023.

Stando alla proposta progettuale elaborata da Sense Square, ribattezzata Safe Breath-Ancona, la rete sarebbe costituita da stazioni di rilevazione, tra gli altri agenti inquinanti, di polveri sottili Pm10 e Pm2,5, ozono e monossido di carbonio, ed i dati del monitoraggio si troverebbero online h24 in tempo reale, accedendo attraverso un portale web o una app mobile.

I capi gruppo di opposizione alla conferenza stampa

«Vogliamo togliere i veli da attività mistificatorie come quelle dell’Autorità portuale – commenta Stefano Tombolini, 60100 – che annuncia un protocollo d’intesa per la riduzione degli inquinanti. Perché la validità degli effetti sia constatabile, devono essere monitorati e misurati, ma è dal 2012 che nella città sono state smantellate tutte le centraline, lasciando attiva solo quella della Cittadella». Nel progetto sponsorizzato dalle minoranze, delle 12 stazioni di monitoraggio – nove versione Pm e tre versione Full –, tre sarebbero installate nei pressi delle medie Leopardi (via Veneto), delle scuole dell’Infanzia (via Redipuglia) e della primaria Maggini (via Benedetto Croce), ed altre tre analizzerebbero l’aria nell’area dei parchi Cittadella, Cardeto e Posatora. Altre quattro sarebbero dislocate in zone ad alto tasso di traffico, ovvero via Esino nell’incrocio con via Conca (in prossimità dell’ospedale di Torrette), via Bocconi, piazza Ugo Bassi e stazione ferroviaria (piazzale Italia). Chiudono l’elenco, le due stazioni piazzate nell’area del porto, una in piazza della Repubblica e una alla Mole (banchina Nazario Sauro).

«Ancona non ha un piano urbano del traffico – fa notare Daniela Diomedi, capogruppo M5s – che sarebbe invece obbligatorio, e le iniziative intraprese finora per arginare l’inquinamento sono dilatorie. Questo che proponiamo è invece un progetto concreto». Osservato speciale sarebbe il porto che nel 2011, anno precedente alla rimozione della centralina, aveva registrato ben 139 sforamenti dei delle polveri sottili. «La Regione ha fatto scelte strane quanto a monitoraggio dell’aria – osserva Daniele Berardinelli, capogruppo Fi – paragonando Ancona a Pesaro e Fano solo perché si trovano tutte sulla costa. Ma il capoluogo di regione ha il porto, mentre le altre no, e non è un fattore trascurabile. Basterebbe riattivare le centraline nelle zone principali, anziché spendere soldi per il tappeto rosso che puntualmente vola via con il vento». Dello stesso avviso il capogruppo Fdi, Carlo Ciccioli, secondo cui «la gestione di Ancona è fondata sull’apparenza e non sulla sostanza. Anche l’indice di deterioramento dei monumenti è sintomo che la città sia molto inquinata, poiché si depositano sugli edifici più agenti inquinanti che nel resto delle Marche». Intanto, gli abitanti di via Rupi, una delle più esposte alle emissioni che vengono dal porto, si stanno organizzando per intraprendere vie legali che permettano di arginare il problema

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