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Incidente all’Api, la perizia:
«Possibili effetti negativi sulla salute»

FALCONARA - Le prime conclusioni parziali del chimico Sergio Cozzuto incaricato dalla procura, il 16 aprile il giorno più a rischio
sabato 29 Dicembre 2018 - Ore 20:48
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La raffineria Api di Falconara (foto d’archivio)

 

di Giampaolo Milzi

Cinque giorni dopo l’11 aprile, quando dal mega-serbatorio TK61 dell’Api di Falconara Marittima si sollevò una “nuvola” di esalazioni pestilenziali avvertite dalla popolazione fino a Senigallia,  i residenti di una porzione di territorio vicina allo stabilimento possono avere subito effetti negativi alla salute. E ciò nonostante il sistema delle centraline di rilevamento della qualità dell’aria non fosse all’altezza di una conclamata situazione di pericolo – dal 1999 l’azienda Api è sottoposta alla normativa Seveso per quelle a rischio incidente rilevante – e nonostante il fatto che i dati che l’Agenzia regionale di protezione ambientale (Arpam) ha potuto fornire ai carabinieri del Noe sono in parte incompleti, vuoi perché non adeguati, vuoi perché nel periodo di tempo esaminato alcune cabine di monitoraggio in certi giorni sarebbero state spente (di sicuro una) o non hanno funzionato a dovere. E ancora: è confermato che nello strato di “morchia” (ovvero un mix di sostanze oleose e grasse classificabili come idrocarburi in parte trattati e probabilmente materiale di risulta di lavorazioni) indebitamente presente sul fondo del TK61 c’era anche la “Virgin nafta”, usata di solito come carburante per motori, classificata come particolarmente pericolosa anche perché contenente il famigerato benzene. Confermato anche che a seguito dell’abnorme inclinazione, pari a circa 5 metri, subita dalla copertura a tappo del TK61, si verificò la fuoriuscita e le dispersione nell’atmosfera di una significativa serie di sostanze, tra cui idrocarburi non metanici (nmhc) volatili come l’esano, l’ottano e il pentano, e il già citato e particolarmente inquinante benzene dell’idrocarburo “Virgin”. Queste le prime conclusioni, già relazionate al sostituto procuratore della Repubblica Irene Bilotta, da uno dei suoi due consulenti d’ufficio, il chimico Sergio Cozzuto. Conclusioni parziali, che per ora vedono “iper attenzionata” solo una data del lungo calendario di cifre parametriche, ma molto significative e che potrebbero avere nuovi sviluppi tali da rafforzare alcune delle ipotesi di illecito penale configurate in prima battuta dal magistrato inquirente Bilotta. Il pm ha emesso avvisi di garanzia nei confronti di 16 persone dell’azienda, tra cui l’amministratore delegato, Giancarlo Cogliati, di cui 15 (molti colleghi dell’alta sfera dirigenziale) accusati di getto pericoloso di cose (esalazioni nocive e moleste sprigionate nell’aria, pregna di micro particelle chimiche di sostanze altamente tossiche come il benzene), eco-illeciti colposi, lesioni personali colpose come conseguenza di altri reati; uno raggiunto da avviso di garanzia anche per il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Ma andiamo per ordine.

LA MAPPA D’IMPATTO – Il perito Cozzuto ha delineato una “mappa d’impatto”, cioè l’area da indagare per le esalazioni gassose, corrispondente a un cono che si protende dalla cisterna incidentata in direzione sud, verso il quartiere di Villanova e Falconara centro. Secondo le valutazioni di Cozzuto, la settimana più “critica” è stata quella dall’11 al 18 aprile, dopodiché i valori di concentrazione di composti contaminanti sono scesi sotto la soglia di rischio. E a causa di particolari condizioni climatiche (soprattutto orientamento dei venti), il fatidico 16 aprile è la data che più “accende” le sue preoccupazioni. Ma quali sono i valori e le soglie di rischio comparative secondo l’esperto, in merito al “ricercato speciale”, cioè Il benzene? Non è molto d’aiuto il valore di concentrazione media annuale di 5 microgrammi per metro cubo (“mediogramma annuo”), ma lo sono i dati riferiti alla media oraria nelle 24 ore (non registrati in modo completo dalle centraline) e soprattutto, va sottolineato, lo è il parametro più affidabile secondo la letteratura scientifica di settore, il “minimal risk level” (mrl), individuato dall’agenzia americana Apsdr. Ebbene, il giorno 16 la concentrazione di benzene (media 24 ore) nella “mappa d’impatto” è arrivata ai 37,5 microgrammi per metro cubo rispetto a una soglia di minimo rischio (mrl) di 28,7. Quindi “un evento di carattere acuto”, con possibili pericoli per la salute umana. E qui siamo al nodo che Cozzuto deve sciogliere nel quesito d’incarico indicatogli dal pm Bilotta: esiste un rapporto causa-effetto tra l’inquinamento dovuto all’incidente e i reati ipotizzati nell’inchiesta penale? Probabilmente sì, per quanto riguarda le lesioni personali (secondo quanto il perito sta per riferire in un nuovo dossier al magistrato), ovvero molto possibili i danni per la popolazione a seguito di respirazione di aria contaminata. Un’ipotesi di danno, ripetiamo, per ora ristretta al 16 aprile. Tanto che il consulente, che quasi certamente chiederà di avvalersi dell’aiuto di un tossicologo, è per ora orientato a ipotizzare eventuali lesioni personali subite solo da alcuni cittadini. Quelli che nel presentare querela ai carabinieri del Noe – costituendosi come parte lesa nel procedimento penale nell’ambito di un totale di 1036 soggetti (tra cui l’associazione “Onda Verde” di Falconara e l’esperto legale Fabio Amici, per conto dell’Associazione consumatori Marche/Acu) – lo hanno fatto allegando un certificato medico; e tra questi, più di 200, solo coloro che, residenti nella zona di “mappa d’impatto” innanzitutto hanno attivato l’azione legale il 16 aprile e poi, via via, nell’intera settimana dall’11 al 18 dello stesso mese. Quanto agli altri reati dolosi e colposi (vari tipi di eco-inquinamento), anche qui il chimico Cozzuto ha accertato che si sono registrate situazioni di contaminazione dell’aria maggiori rispetto allo stesso periodo del 2017 e tende quindi a rafforzare l’impianto accusatorio.

INQUINAMENTO – Tornando ai dati sull’inquinamento da benzene forniti dall’Arpam nella settima “critica”, e fino al 30 aprile, ecco le risposte per ogni centralina: Villanova-Falconara Scuola completi al 97%; Falconara Alta 90%; Fiumesino-Acquedotto 100%, Chiaravalle (stazione di fondo) 73%. Senza contare alcuni vuoti di registrazione riguardanti gli idrocarburi non metanici, soprattutto per Villanova. Gli accertamenti del perito continueranno ancora – in collaborazione con l’Arpam e pur nella consapevolezza delle carenze strumentali di alcune stazioni di rilevamento – per avere un quadro il più completo possibile dei dati dall’11 al 30 aprile, per delinearne uno più preciso tale da consentire raffronti esatti col medesimo lasso temporale di un anno fa, e per monitorare le situazioni future, dato che non si esclude la possibilità di nuove esalazioni dal petrolchimico. Si parla di 4-6 mesi di acquisizione dati, anche perché cesseranno solo quando l’azienda avrà completato la bonifica del TK61. Per concludere – senza voler in alcun modo alimentare allarmismi di sorta, ma per sottolineare la delicatezza dell’incarico del perito – vale la pena leggere come si esprime (in sintesi) a proposito della “Virgin nafta” o “Benzina Tropping” la scheda di sicurezza elaborata dall’azienda Api il 15 maggio 2015 e presente sul sito web del Comune di Falconara: “miscela estremamente infiammabile” con pericolo di “effetti irritanti per la pelle”; “l’inalazione dei vapori può provocare sonnolenza e vertigini” e così via fino a ipotesi – riteniamo nei casi di inalazione ad alte dosi – di insorgenza di neoplasie (per fare alcuni esempi); riguardo agli effetti pericolosi sull’ambiente “i vapori sono più pesanti dell’aria: possono accumularsi in locali confinati o in depressioni, si propagano a quota suolo e possono creare rischi di incendio, esplosione, cariche elettrostatiche”; “tossica per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”.

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