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Il soprintendente Birrozzi ai saluti
Allarme Cgil: «Senza dirigente ed
organico all’osso, a rischio l’attività»

ANCONA - L'incarico è scaduto il 14 gennaio, l'architetto atteso a Roma, all'Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione del Mibact. Sarà ricordato come il soprintendente del terremoto, ma l'elenco degli interventi sul capoluogo non è lungo. La preoccupazione del sindacato: "Rischio di ulteriori tagli al personale e blocco dell'attività dell'ente"
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Il soprintendente delle Marche, Carlo Birrozzi

 

di Giampaolo Milzi

Sarà ricordato come il soprintendente del terremoto che nel 2016 e 2017 ha devastato la nostra regione e l’Italia centrale. Perché Carlo Birrozzi, soprintendente unico delle Marche, il cui mandato è scaduto il 14 gennaio scorso, poco ha potuto, anche per motivi di logistica e organizzazione interna dell’ente periferico del ministero per i Beni e le Attività culturali (Mibact), per dedicare le sue attenzioni al recupero e alla valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico anconetano. Già, l’organizzazione interna della Soprintendenza unica delle Marche, dovuta alla riforma del ministro Franceschini di inizio 2016, che ha concentrato in unico soggetto operativo le precedenti Soprintendenze differenziate (in particolare quella per l’Archeologia e quella per le Belle arti e Paesaggio).
Prende spunto proprio dai deficit organizzativi riguardanti la pianta organica, la Cgil Funzione Pubblica di Ancona, per lanciare l’allarme a seguito della “decisione di Birrozzi di lasciare il suo incarico”. I lavoratori, riuniti in assemblea il 21 gennaio, hanno proclamato lo stato di agitazione “a fronte del futuro incerto che si profila per il settore”.
In realtà è confermato che il soprintendente rimarrà al suo posto grazie ad un provvedimento ministeriale di “prorogatio” per altri 45 giorni, fino al 1 marzo, dunque. Così com’è confermato, tuttavia, che potrebbe essere trasferito anche prima a Roma, presso l’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione del Mibact, destinazione sulla quale Birrozzi puntava, dopo che ad Ancona si era insediato nell’estate 2016.
“I circa 70 lavoratori della Soprintendenza unica delle Marche (con sede ad Ancona, ndr) sono preoccupati – si legge in una nota della Cgil Fp di Ancona –. L’assetto dell’ente è già ridotto all’osso: la dotazione organica prevede 85 unità, ma la prospettiva è di scendere da 70 a 52”. «Chiediamo di capire tempi e modi per la nomina di un nuovo dirigente − fa sapere Andrea Raschia, portavoce del sindacato − ma, nel frattempo, come fare per garantire le funzioni e le attività ordinarie?».

“Sono a rischio, dunque, tutto il funzionamento dell’ente e quindi le sue attività, interne ed esterne, specialmente quelle relative al post sisma ma anche la gestione degli archivi, dell’Ufficio vincoli, delle risorse umane”, si legge nella nota.
In effetti, l’entrata in vigore della riforma Franceschini aveva fatto storcere il naso a molti alti funzionari periferici del Mibact.
Il succo della critica? Soprintendenze uniche più o meno di competenza regionale, in teoria per semplificare l’azione amministrativa, ma in realtà con gli stessi fondi a disposizione, molto scarsi, e il personale di più Soprintendenze, lo stesso, riunito sotto un unico ente direzionale.
Due anni e mezzo fa, al suo arrivo ad Ancona, Carlo Birrozzi si era dovuto confrontare, con difficoltà, con le novità d’accentramento decise da Franceschini. E soprattutto con l’emergenza del sisma, lavorando sodo per tutte le attività di coordinamento per il recupero delle opere d’arte salvate da tantissime chiese ed altri edifici di pregio storico-architettonico andati distrutti, o rimasti fortemente danneggiati. Parte di quei preziosi beni – dopo un primo restauro subito in una speciale area deposito realizzata presso la Mole Vanvitelliana – sono tornati alle loro collocazioni originarie nelle varie città delle regione, visitate spesso da Birrozzi. Un compito non ancora esaurito, quello di fronteggiare la cronicizzatasi “emergenza terremoto”. “In un momento delicato come questo, quando si è alle prese con le questioni del territorio legate al sisma è impensabile una Soprintendenza senza un dirigente”, sottolinea infatti Raschia della Cgil Fp.
Per quanto riguarda gli interventi posti in essere dalla Soprintendenza ad Ancona nel periodo a guida Birrozzi – anche per i motivi appena evidenziati – l’elenco non è molto lungo. Soddisfazione per la riapertura al pubblico, il 15 dicembre scorso, dopo ben 46 anni, della chiesa di San Gregorio Illuminatore che si affaccia in via Birarelli accanto al sito archeologico dell’Anfiteatro Romano. Anche se spoglia di tutte le sue opere d’arte pittorica che la caratterizzavano, soprattutto della cinquecentesca pala d’altare del Siciolante da Sermoneta. Un capolavoro rimasto segregato nella sacrestia di Calcinate, un paese in provincia di Bergamo. Per il quale proprio in questi giorni Birrozzi e lo storico dell’arte della Soprintendenza, Pierluigi Moriconi, stanno ultimando le trattative per un rientro ad Ancona.
Positiva, va sottolineato, l’impresa di aver ottenuto dal Mibact uno stanziamento certo di 2 milioni e 300mila euro per attuare nel capoluogo dorico il progetto del “Parco culturale”. Un progetto da attuare per lotti, riguardante la valorizzazione di tutti i siti archeologici del centro storico. Già avviato per la riparazione dei danni subiti, a seguito dei crolli verificatisi nell’aprile scorso, nell’area dell’antico porto romano contigua al lungomare Vanvitelli. Un passetto avanti, infine, per la querelle infinita del regolamento dei dehors (spazi all’aperto con tavolini, sedie e altre strutture per i clienti) di corso Mazzini. Nella primavera scorsa Birrozzi aveva confermato in sostanza il regolamento stabilito dal suo predecessore, Gizzi, ma con un piccolo allungamento del periodo di collocazione: dal 15 aprile al 15 ottobre, sei mesi anziché cinque; tuttavia, ribadendo il divieto di posizionare fuori di bar, pizzerie e ristoranti impianti di riscaldamento tipo “funghi” e strutture, come pedane, troppo ingombranti o non facilmente rimuovibili.

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