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Orari da Cenerentola,
discoteche bandite dal centro:
così muore la movida anconetana

RIUNIONE - Ristoratori, dj, titolari di pub, una quarantina di operatori della notte si è incontrata per fare quadrato e tentare di far sentire la propria voce all'amministrazione comunale. Tra locali chiusi, Decreto sicurezza, regolamenti acustico ed urbanistico restrittivi la città di sera è un deserto «Il brand Ancona non tira. È tempo di organizzare un'azione collettiva»
venerdì 1 Febbraio 2019 - Ore 13:09
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Una foto d’archivio del Capodanno 2018 in piazza del Papa

 

di Marco Benedettelli

Gli esercenti delle attività serali fanno quadrato nel tentativo di portare la propria voce alla amministrazione pubblica del capoluogo, «non sempre pronta ad ascoltare». Ieri sera (31 gennaio) una quarantina di operatori della notte si sono radunati al ristorante Zenzero. Titolari di pub, organizzatori di eventi, musicisti dj, gestori di circoli e spazi autogestiti, ristoratori: si è trattata di una prima “assemblea plenaria” fra colleghi. Ognuno col suo target specifico di pubblico, ma accomunati dal malessere e dal desiderio di farsi sentire.

La città, per molti versi, non attrae. Il brand Ancona non funziona. Il centro di sera è deserto, salvo poche e circoscritte isole. E ora c’è anche il Decreto sicurezza a rendere la vita dei locali sempre più complicata. «È una situazione che si protrae da anni. Ora con lo stop alle uniche due discoteche cittadine (Mood e Sui, ndr) stiamo raschiando il fondo. Questo incontro nasce per attivare una discussione che poi vorrebbe trasformasi in proposta, da portare a Palazzo del popolo». Come? «In un consiglio comunale aperto, per esempio, o con una commissione, o elaborando un documento. Questo lo capiremo», ha dichiarato il consigliere comunale d’opposizione Francesco Rubini (Altra idea di città) per introdurre l’assemblea. Tante le voci che si sono alzate nel primo incontro da Zenzero. In momenti di sfogo accompagnati da qualche prima proposta. Gabriele Matarazzo del Tales ha ricordato: «Il discorso sul Decreto sicurezza è a livello governativo e lì non si può intervenire se non con percorsi nazionali. Quello che possiamo fare qui, però, è cercare di ottenere un allungamento dell’orario di chiusura dei locali. Ad Ancona si deve spegnere tutto a mezzanotte, con possibilità di proroga all’una. Orari da Cenerentola rispetto ad altre città di mare. E poi il piano regolatore del capoluogo non consente di aprire locali da ballo in centro. Anche questo punto andrebbe modificato, se non altro per dare un segnale». Chiare anche le parole di Roberto Colella del Donegal: «Ancona di sera è vuota. Soprattutto d’estate, con tutti gli eventi al Lazzaretto. L’assessore Marasca dice che noi privati dobbiamo avere più coraggio. Ma questo è assurdo. Noi ci mettiamo da sempre massimo impegno ma l’amministrazione ha il compito di fare la sua, portare nuova linfa anche in centro, farlo vivere con grandi eventi artistici e musicali durante l’anno». Da più parti si è ricordato che Ancona non è nelle condizioni di essere sexy, non richiama. Non arriva pubblico da fuori, se non per qualche evento spot o d’estate, al Lazzaretto. Mentre ci sono intere zone della città ormai svuotate di vita sociale, di proposte culturali, di capacità di divenire poli attrattivi che producano anche economia e lavoro. Come sperare che imprenditori privati si assumano il rischio di investire in un centro urbano spettrale? Che – oltre piazza del Papa – dopocena non richiama né passeggiatori né movida? E dove norme piuttosto severe attanagliano le già poche e coraggiose iniziative? «Siamo molti, abbiamo diverse criticità, diversi punti di vista e interessi. Dobbiamo fare tavoli di lavoro e organizzarci fra gli specifici settori: ristoranti, bar, circoli culturali. E poi convergere in un progetto unico» è la proposta di Federico Pesciarelli del Raval, accolta dal resto della assemblea. «Ma è tempo anche di organizzare un’azione, per svegliarci dal torpore. Penso a una Street Parade. Per mostrare che i talenti artistici ci sono tutti ad Ancona. Se ne stanno sotto la cenere ma vogliono uscire fuori. Qualche anno c’era un po’ di movimento. Ora tutto dorme», è stato il commento del dj Giulio “Wpl” Ascoli. L’assemblea si è sciolta con il proposito di creare gruppi Facebook di lavoro, e ridarsi appuntamento al prossimo mese.

Irregolarità nelle licenze, chiusi il Sui ed il Mood Club

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