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Crisi della “movida”, Marasca:
«I privati devono proporre iniziative»

L'INTERVISTA - L'assessore alla Cultura ed alle Politiche giovanili invita a distinguere i ruoli, «il Comune può intervenire con festival ed eventi ma non può farlo su locali e attività commerciali». E ancora: «Nessuna rivalità tra Mole e centro storico». Ed infine annuncia l'apertura a breve di due spazi dedicati agli studenti con aperture notturne e festive all'ex Lazzaretto ed al Museo della Città
martedì 5 Febbraio 2019 - Ore 14:50
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L’assessore alla Cultura ed alle Politiche giovanili, Paolo Marasca

 

di Marco Benedettelli

È un inverno di forte scontento, per molti operatori della vita serale anconetana. La chiusura provvisoria di due locali notturni, Sui Club e Mood, è stato il suggello di un malessere diffuso. La città di sera, lamentano gli esercenti, non attrae e il centro è un deserto. Ristoratori, gestori dei pub, operatori si sono perfino riuniti per dare forma alla loro protesta. Ma qual è la situazione, secondo Paolo Marasca, assessore alla cultura al suo secondo mandato?
«Ci sono delle potenzialità inespresse, però bisogna fare chiarezza e distinguere i ruoli. Il Comune può organizzare dei festival e degli eventi. Da marzo ci sarà Cinematica, proprio negli spazi del centro. I Musei sono molto attivi con le loro attività. I principali momenti istituzionali del centro (lauree in piazza, carnevale, ovviamente Natale, Notte dei ricercatori, Notte Bianca) sembrano funzionare molto bene. Nelle ultime estati piazza del Papa ha ospitato molti concerti, finanziati al 90 per cento direttamente dal Comune, il festival La mia generazione ha appositamente deciso di inserire una data in centro. In questi casi i privati hanno contribuito con una piccola percentuale di spesa».
Ecco, quale dovrebbe essere il ruolo dei privati, secondo lei?
«Credo che si debba ribaltare la prospettiva. Per animare la città anche da un punto di vista delle presenze, della capacità attrattiva, i privati devono proporre delle iniziative. Formulare dei progetti. Poi l’amministrazione valuta, appoggia, dà sostegno, compatibilmente alle regolamentazioni pubbliche. Come abbiamo sempre fatto e continuiamo a fare con i programmi che ci vengono presentati. Alcuni sono sul tavolo proprio ora, e li sosterremo. Ma non può essere l’amministrazione pubblica a farsi animatrice della movida. Questo è un compito che spetta ai privati, e non solo, né tanto, per questioni economiche, ma per il dinamismo che caratterizza gli operatori. Noi possiamo sederci al tavolo, e fare di tutto per alimentare, facilitare, sostenere».
Non le sembra però che sia la Mole il palcoscenico favorito della vita culturale, mentre il centro resta trascurato?
«Sgombriamo il campo: la rivalità Mole contro centro storico non esiste. La Mole è percepita come lontana. Ma è una distanza psicologica, ricordiamoci che dista solo 750 metri dalle Muse: è dunque in centro. Nel 2017/2018 ha registrato 140mila presenze con le mostre dei grandi fotografi e del Museo Omero. Monitorando poi questo flusso, abbiamo appurato che molti dei visitatori si sono spostati a visitare anche le vie e le piazze cittadine. Però certo, si può migliorare la strategia di collegamento centro-Mole».
Eppure, perché non programmare una serie di grandi eventi in piazza Cavour o in piazza del Papa?
«Al di là dei grandi eventi, penso per esempio alla Notte Bianca, dobbiamo tenere conto che allestire importanti manifestazioni negli spazi urbani pubblici ha delle difficoltà. In termini di sicurezza, come di ritorno economico. Fare concerti a pagamento, in piazze aperte è strutturalmente complesso. Gli spettacoli gratuiti hanno invece un costo elevato. Detto ciò, se ne potrebbero programmare un ciclo, sperando in una maggiore incidenza. Ma non credo avrebbe senso, non credo ci sarebbero ricadute economiche per i privati».
E gli universitari? C’è una visione per intercettarli, integrarli, coinvolgerli nella città sotto il profilo artistico e culturale?
«Stiamo rifinendo due nuove aule studio, che resteranno aperte in orari atipici, fine settimana compresi: saranno alla Mole e al Museo della Città e faranno da punto di incontro tra studenti e Ancona. Sul fronte delle attività culturali, anche in questo caso gli studenti, con le loro associazioni, possono sempre presentare al Comune dei progetti. L’appello alla partecipazione è aperto. Invece, se pensiamo alle occasioni di divertimento serale, alla movida per intenderci, qui il compito spetta ai privati. Sono i gestori di locali quelli predisposti a richiamare pubblico, a creare occasioni per i loro esercizi. A livello infrastrutturale, possiamo dire che molti studenti stanno tornando a vivere nelle vie del centro storico. La nuova apertura dello studentato all’ex Buon Pastore porterà ancora nuova vita. Ci sono poi le convenzioni dell’Univeristy Card, che danno sconti anche per eventi culturali.»

Veniamo ai locali. Ancona come molte città è piena di stabili fantasma. Da più parti si spera che il Comune ne ristrutturi uno e lo metta a disposizione delle associazioni, per farne un centro polivalente, dove suonare, ballare, prendere un drink, fare mostre e laboratori. Ma come lei ha più volte ripetuto, il Comune non ha liquidità per risanare, in questa chiave, i suoi palazzi abbandonati. È proprio impossibile partecipare a un bando per trovare i fondi necessari?
«No, non è impossibile. Come Comune siamo alla perenne ricerca di bandi, e aperti alla collaborazione col mondo associazionistico. Una volta individuato il bando, per vincerlo però occorrono progetti credibili, che prevedano sostenibilità economica, siano durevoli e lungimiranti. Gli stabili del Comune purtroppo versano in stati critici . E per ognuno occorrerebbero centinaia di migliaia di euro, se non milioni, per una ristrutturazione. Quella dei “palazzi fantasma” non è una condizione solo anconetana. Ci stiamo anche confrontando con centri più evoluti di noi sul fronte del riutilizzo pubblico degli stabili, per mettere a fuoco soluzioni praticabili.»
L’ex disco pub nella torre dell’ascensore è uno spazio di proprietà del Comune, chiuso dal 2011. Qual è il destino dello stabile?
«Se ne occupa l’ufficio del patrimonio e a riguardo ho sentito che è ormai imminente l’uscita di un nuovo bando di gestione.»
Il Festival di settembre la Mia generazione doveva essere una sorta di Stati generali della “movida” per capire come far coesistere divertimento notturno e residenti con un progetto ad hoc, spostando i locali notturni alla Baraccola, al porto e alla Mole, secondo un’idea già presentata in campagna elettorale. In che stato versa questa progetto?
«Siamo andati un po’ avanti. All’interno della Mole è stato individuato uno spazio per eventi musicali live di qualità, grande e a norma. E sarà un altro pezzo importante per la vitalità di quella cittadella. Per quanto riguarda l’apertura di nuovi locali, al posto dei capannoni dietro l’ex Fiera della Pesca ed alla Baraccola per esempio, il ragionamento resta lo stesso del centro storico: se ci sono privati interessati ad aprire, noi come Comune diamo la massima disponibilità a collaborare».

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