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Alluvione di Senigallia,
chiesti 40 milioni di risarcimento
Il Comune vuole essere parte civile

ANCONA - Sono state formalizzate oggi, nell'ambito dell'udienza preliminare per il disastro del maggio 2014, le richieste delle parti offese. In totale, sono oltre 400, tra persone fisiche, ditte e familiari delle vittime. A presentare l'istanza, anche il Comune di Senigallia. Chiede 9 milioni di euro, ma la procura ha chiesto l'estromissione dell'ente amministrativo dal procedimento. Sulle costituzioni, il giudice deciderà il 29 aprile
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L’alluvione del maggio 2014

 

Alluvione di Senigallia, il Comune chiede di essere parte civile al processo. E chiede 9 milioni di euro di risarcimento danni. La richiesta è stata formalizzata questa mattina durante l’udienza preliminare di fronte al gup Francesca De Palma nell’ambito del procedimento per il disastro del maggio 2014 che vede otto persone – tra cui il sindaco Maurizio Mangialardi e l’ex primo cittadino Luana Angeloni – rischiare il processo. In totale sono state depositate circa 400 richieste di costituzione di parte civile, tra persone fisiche, ditte e familiari delle vittime (quattro le persone che persero la vita durante o dopo la fine dell’emergenza). Tra le parti offese compare anche l’Unione Nazionale Consumatore, rappresentata dall’avvocato Corrado Canafoglia. L’associazione rappresenta la maggior parte degli alluvionati. Per tutte le vittime, la richiesta dei danni complessivi ammonta a circa 40 milioni di euro. Nove  compaiono nella costituzione di parte civile presentata dal Comune di Senigallia attraverso l’avvocato Cinzia Molinaro. Ventotto milioni e mezzo quelle chiesti dall’Unione Nazionale Consumatori. Per prendere in esame le istanze e farle analizzare dalle difese degli indagati, il giudice ha rinviato l’udienza al 29 aprile. Già oggi, la procura – nelle persone dei pm Bilotta, Dicuonzo, Lioniello – ha chiesto l’estromissione dal processo del Comune in previsione di una possibile chiamata in causa dell’ente come responsabile civile del disastro. Assenti quasi tutti gli indagati. Era presente in aula solo Libero Principi, ingegnere e funzionario della Regione ed ex segretario generale dell’Autorità di Bacino. È difeso dall’avvocato Francesca Petruzzo.

(Fe. Ser)

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