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Piano socio-sanitario,
aspre critiche dei sindacati:
«Poco chiaro e superficiale»

OSSERVAZIONI - Cgil, Cisl e Uil mettono in evidenza tutto ciò che non va sul documento di programmazione già approvato dalla Giunta, dalla riorganizzazione degli ospedali alla rete dell'emergenza-urgenza fino al personale ed alla mancanza di integrazione tra l'ambito sanitario e quello sociale
sabato 16 Marzo 2019 - Ore 11:47
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I segretari regionali delle sigle confederali delle Marche, Fioretti (Uil), Barbaresi (Cgil) e Rossi (Cisl) (foto d’archivio)

 

Aspre critiche dei sindacati Cgil, Cisl e Uil sul nuovo Piano socio-sanitario approvato dalla Giunta regionale.
«Il Piano socio-sanitario regionale presenta una serie di criticità relative alla struttura del documento, ai suoi contenuti e al percorso da sviluppare per migliorare e qualificare il servizio sanitario, superandone i limiti: tempi di attesa, disagi nei Pronto Soccorso e nella rete dell’emergenza-urgenza, ticket, assistenza domiciliare insufficiente − scrivono in una nota congiunta le tre sigle sindacali −. In particolare, nel Piano non è chiara la strategia sugli assetti istituzionali: rapporto tra enti e aziende del servizio sanitario regionale, qualificazione della rete ospedaliera, ruolo dei presidi unici (compresi quelli di futura realizzazione). La questione dell’assistenza ospedaliera viene affrontata in modo generico mentre occorre una riflessione sull’impatto della riconversione dei piccoli ospedali in ospedali di comunità, o alla prospettiva della realizzazione di future sedi ospedaliere. Poco chiara è la prospettiva della riorganizzazione delle cure primarie e il progetto di sviluppo delle case della salute. Mancano chiare proposte progettuali sulle cure intermedie, sulla residenzialità socio sanitaria e sulle cure domiciliari, settori sui quali persistono rilevanti squilibri tra i territori. Grave è la situazione della mobilità sanitaria, affrontata solo genericamente illustrando solo i numeri di riferimento, senza indicare le strategie efficaci che si intendono adottare.

Anche sul tema della prevenzione − proseguono Cgil, Cisl e Uil − manca la strategia della Regione per garantire un adeguato finanziamento a questo livello assistenziale. Particolare attenzione va dedicata alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, a partire dai cantieri post sisma».

Dito puntato anche sulla questione personale, non adeguatamente affrontata, secondo le organizzazioni sindacali, dal «soprattutto relativamente al tetto di spesa previsto dalla normativa nazionale (che impone alle Regioni di non superare quanto speso nel 2004, decurtato dell’1,4%). Ulteriori tagli, previsti in particolare per l’Asur, pregiudicheranno la possibilità di garantire i livelli essenziali di assistenza in un quadro di rispetto dei diritti e delle condizioni di lavoro dei dipendenti del sistema sanitario regionale. Quest’ultima prospettiva crea forte preoccupazione rispetto all’apertura di ulteriori spazi di azione agli erogatori privati accreditati, ai quali verrebbero così affidati interi comparti del sistema sanitario e socio sanitario: una soluzione ancora più preoccupante considerando che nel Piano risulta generico il ruolo di committenza che dovrebbe essere esercitato dal servizio pubblico. Sul fronte del personale − continuano i sindacati − poi va evidenziato che non è stata fatta sufficiente chiarezza sulla costituzione e l’utilizzo dei fondi aziendali di produttività, in particolar modo relativamente al superamento dei limiti di spesa del lavoro straordinario e alle modalità di recupero. Sono completamente assenti linee guida e visione organica relativamente al sistema dell’emergenza e del 118, così come non c’è nessuna indicazione relativamente alle possibilità di recupero di risorse previste all’art. 6 del contratto collettivo nazionale di lavoro».

Osservazioni anche sull’integrazione socio-sanitaria, «pur individuando nella mancata coincidenza tra ambiti sociali e distretti come una delle principali criticità di sistema, il Piano non traccia delle ipotesi rispetto ad un suo indispensabile superamento. Manca infine una riflessione sui Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali, strumenti necessari per integrare cure primarie, assistenza territoriale ed ospedaliera.

Occorre sviluppare e declinare il capitolo sulla medicina di genere intesa come volta ad affrontare le differenze e non solo come superamento delle diseguaglianze, così come è necessario inserire il capitolo su come garantire l’applicazione della Legge 194/78.
Tutte queste perplessità di Cgil, Cisl e Uil, già manifestate alla Regione, saranno riprese nel corso delle audizioni consiliari, previste per i prossimi giorni. Alla sanità marchigiana servono risposte e servono subito».

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