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Valutazione d’impatto ambientale:
«La legge regionale bypassa i Comuni»

LA RIFORMA della Via si discute domani. Secondo la norma i Consigli comunali potrebbero essere impossibilitati a negare le varianti urbanistiche, che potranno essere decise anche in Conferenza dei servizi. Critico Giorgini (M5s): «Se l'Ente locale dà parere negativo si applica "l'interesse prevalente" dei soggetti coinvolti nel procedimento. Ma come lo si decide?». Anche Leonardi (FdI) proporrà emendamenti
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di Federica Nardi

Discariche, cave, impianti a biomasse, pale eoliche, allevamenti intensivi e così via. Questi e altri progetti ad alto impatto hanno bisogno, nella maggior parte dei casi, di Valutazioni di impatto ambientale (Via) per essere realizzati o meno. E spesso anche di varianti urbanistiche dei Consigli comunali. Ma con la nuova proposta di legge che si discute domani in Consiglio regionale, i Comuni rischiano di perdere la facoltà di negare le varianti urbanistiche.

L’allarme lo lanciano Elena Leonardi (FdI), che ha letto il testo uscito dalla Commissione ambiente e anche Peppino Giorgini (M5s), relatore di minoranza della proposta di legge. «Nel testo si legge che passa tutto per la Conferenza dei servizi – spiega Leonardi -. Per cui si può ottenere una variante anche se il Consiglio comunale è contrario. Quindi se ad esempio un’area è agricola il Comune può trovarsi comunque una variante fatta per installare un’industria che non è passata dal Consiglio comunale». Peppino Giorgini, relatore di minoranza in Commissione, spiega che in effetti rischia di essere proprio così: «Se il Comune dà parere negativo si configura una situazione non chiara. Perché l’ente competente della Via (che nella legge può essere o la Regione o la Provincia, ndr), applica in quel caso “l’interesse prevalente” dei soggetti coinvolti nel procedimento. Ma come lo fa? E quali sono gli interessi prevalenti? Ci è stato risposto che si valuterà caso per caso. Noi proporremo degli emendamenti». Leonardi proporrà, tra gli emendamenti, anche una semplificazione per posizionare i sacchi di sabbia a tutela delle spiagge durante le mareggiate, che al momento è ancora soggetta a Via e quindi a tempi più lunghi.

Nell’articolo 7 della legge c’è il passaggio che riguarda proprio i Comuni e le varienti urbanistiche: “la determinazione motivata di conclusione della conferenza di servizi che costituisce il provvedimento autorizzatorio unico, relativa a progetti la cui approvazione per legge ha l’effetto di variante allo strumento urbanistico, dà atto di tale variante”. E poi ancora “Nel caso di progetti non conformi allo strumento urbanistico comunale il proponente può acquisire la conformità urbanistica prima della presentazione dell’istanza”. Se non lo fa chi propone il progetto può comunque allegare “la documentazione e gli elaborati progettuali previsti dalla normativa urbanistica vigente per le varianti agli strumenti comunali, inclusi quelli per l’espletamento delle procedure di verifica di assoggettibilità a Vas o di Vas, ove necessario”. Tutto passa in ogni caso dalla Conferenza dei servizi, da cui esce un risultato che poi viene approvato da Regione o Provincia (a seconda di chi sia di competenza il progetto in questione). La giunta regionale aveva inizialmente inserito una possibilità di “veto” in mano a Comuni, e anche a Regione o Provincia, ma sono risultate incostituzionali. L’articolo 7, così formulato, è frutto proprio di un parere del ministero dell’Ambiente, che fa riferimento a una legge approvata sotto il governo Renzi.

 

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