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Cavalierato ad Asmae Dachan:
la giornalista agisce legalmente

IL CASO - Attaccata dall'onorevole Giorgia Meloni ma anche da colleghi ha deciso di rivolgersi ai propri avvocati: «Dovranno provare in tribunale le loro affermazioni»
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Dopo le accuse di essere vicina all’integralismo islamico partite dall’onorevole Giorgia Meloni, la giornalista Asmae Dachan, anconetana di origini siriane, ha deciso di rivolgersi ai propria avvocati per agire legalmente e davanti agli ordini dei giornalisti. Perché Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è giornalista professionista e anche altri giornalisti, a detta di Dachan, avrebbero rivolto verso di lei frasi calunniose.

«Ho dato incarico ai miei legali di agire sia in sede giudiziaria che davanti agli Ordini dei giornalisti di appartenenza nei confronti di tutti coloro i quali, alcuni di questi giornalisti, hanno diffuso nei giorni scorsi affermazioni calunniose nei miei confronti, frutto di autentiche invenzioni e di una esasperata acrimonia nei miei confronti – dice Dachan –. Tra di essi l’onorevole Meloni secondo la quale io sarei stata indegna di ricevere l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica (che le è stata consegnata domenica ad Ancona in occasione del 2 giugno, ndr) in quanto estremista sostenitrice del velo, del  terrorismo nonché di un ipotetico regime salafita in Siria. Trattasi, come ho già spiegato nel mio comunicato di sabato 1 giugno di fandonie senza fondamento e senza alcuna giustificazione». Affermazioni che però, ha detto Dachan, «hanno trovato vari epigoni tra cui il Giornale il quale in due articoli pubblicati il 2 e il 3 giugno mi ha indicata come persona collegata a criminali  jihadisti operanti in Siria e a vari  soggetti criminali della peggiore risma. Si tratta di un’azione di killeraggio sulla mia persona – ha continuato Dachan – che non ha alcun fondamento e viola le regole elementari del vivere civile e della professione di giornalista. Non ho mai avuto alcun rapporto con alcuno dei soggetti cui mi si attribuiscono amicizie e rapporti. Mai visti, mai conosciuti. Né ho mai sostenuto dottrine jihadiste o salafite. Le accuse nei miei confronti sono frutto di pura invenzione e consistono in un agguato smodato, gratuito e squadrista nei confronti di una giornalista che ha fatto solo il proprio dovere di raccontare i fatti e rivelare le gravi condizioni in cui versa la popolazione civile in Siria». Strumentali gli attacchi, dice ancora Dachan «chiederò a tutti coloro i quali stanno divulgando le loro falsità nei miei confronti di provare in Tribunale la verità delle loro affermazioni. Non temo la verifica giudiziaria e sono certa e serena che la verità verrà agevolmente ristabilita. La mia vita, i miei libri e i miei articoli parlano per me, non permetterò che azioni di sciacallaggio possano compromettere la mia onorabilità di cittadina e la mia dignità professionale di giornalista».

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