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Whirlpool, l’indotto non molla
e punta su innovazione
e nuovi mercati

COMUNANZA – Il sindaco Cesaroni ha riunito la filiera per monitorare lo stato dell’economica locale alla luce dell’ormai cronica sofferenza del sito di Villa Pera. Nonostante le numerose difficoltà, gli imprenditori continuano ad investire
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di Maria Nerina Galiè

Mentre lo stabilimento Whirlpool di Comunanza attende il rientro di lavatrici e lavasciuga a incasso prodotte in Polonia, sperando così di contrastare il calo della produzione, la maggior parte dei fornitori locali fa fatica a restare a galla. Eppure gli imprenditori nati con la fabbrica di lavatrici di Villa Pera, e che con questa dalla metà degli anni ’70 hanno sostenuto l’intera area montana, non vogliono darsi per vinti. Al contrario, forti dell’esperienza maturata sul campo, alcuni di loro hanno espanso la loro azienda, trovando altri mercati. Ma anche quelli che non ne hanno avuto la forza, restando legati indissolubilmente al colosso americano del bianco, continuano ad investire su innovazione tecnologica e specializzazione delle maestranze, tra enormi sacrifici di titolari e dipendenti. Per essere sempre al passo. Questa è la situazione a Comunanza e zone limitrofe fotografata nell’incontro di mercoledì sera, 26 giugno, convocato dal sindaco Alvaro Cesaroni e coordinato Andrea Passaretti, imprenditore egli stesso e consigliere comunale delegato per le attività produttive.

Andrea Passaretti

Per monitorare lo stato dell’economica locale che dipende molto dall’andamento del sito di Villa Pera, come più volte è stato ricordato, il primo cittadino ha riunito imprenditori, consulenti aziendali e rappresentanti di categoria intorno ad un tavolo. Ma non quello del Mise, che ha ospitato il summit del giorno prima a Roma (leggi l’articolo)  Bensì del ristorante “Da Roverino” di Comunanza. 

Da un po’, anche sul sito piceno si riflettono le criticità della multinazionale nell’affrontare le vendite. Si confida nell’attuazione del piano industriale 2019-2021 per riportare la produzione a 800.000 pezzi annui, contro i 573.000 del 2018. Nulla a che vedere con l’oltre un milione degli “anni d’oro”. Nel frattempo da anni i dipendenti vivono di solidarietà e, dal 1 luglio, dei 451 che erano a inizio anno ne rimarranno quasi 80 in meno. Le aziende locali che forniscono componenti per la Whirlpool sono state necessariamente condizionate da tutto questo. Così pure i negozi, le attività artigiane e i pubblici esercizi che stanno facendo i conti con l’ormai cronica diminuzione del potere d’acquisto degli operai, della Whirlpool e di chi produce i componenti. Ma la preoccupazione non ha annebbiato la capacità degli imprenditori della filiera di capire che, per andare avanti, c’è bisogno di rimanere competitivi, aggiornarsi ed offrire prodotti e tecniche di lavorazione sempre all’avanguardia. Del resto si parla di realtà che nel tempo hanno dimostrato di essere delle eccellenze nel settore. Da Comunanza infatti partono commesse anche per gli stabilimenti Whirlpool esteri. 

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