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Rubano batterie esauste
al centro conferimento rifiuti:
arrestati padre e figlio

MONTEMARCIANO - Si tratta di due romeni, ammanettati ieri dai carabinieri mentre caricavano decine di batterie e copertoni su un tir. Questa mattina, il giudice li ha condannati a scontare sei mesi di reclusione
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Gli arnesi da scasso sequestrati dai Carabinieri di Montemarciano

di Talita Frezzi

E’ stata la provvidenziale segnalazione di un cittadino a far scattare il blitz dei carabinieri della stazione di Montemarciano al centro di conferimento rifiuti Rieco dell’Unione dei Comuni Montemarciano-Monte San Vito, in via dell’Industria, ieri a ridosso dell’ora di pranzo. Quando i militari sono intervenuti, i ladri erano ancora intenti a caricare delle batterie esauste e copertoni di autocarri usati su un tir Volvo FH con targa rumena. Colti di sorpresa, non sono riusciti a scappare e sottrarsi all’arresto in flagranza per furto aggravato: i militari infatti hanno perquisito il tir e rivenuto diverse decine di batterie già caricate sul mezzo e nascoste sotto il carico di cerchi per auto legittimamente trasportato e destinato alla Romania. I due uomini – padre e figlio, di 45 e 19 anni, entrambi rumeni e residenti in Romania – come accertato dai carabinieri, si erano introdotti all’interno dell’area di stoccaggio dopo aver divelto la recinzione con degli arnesi da scasso, rinvenuti e sequestrati dagli investigatori. Le batterie esauste erano state accantonate nel piazzale in attesa di essere caricate sul tir. Quella dei furti di batterie esauste è una nuova tecnica per rivendere il piombo. In genere viene pagato settanta centesimi il chilo, chi lo acquista lo paga al massimo 35 centesimi. Ma solo se è piombo buono, cioè pulito. Le batterie esauste, classificate come rifiuto pericoloso – tossico nocivo, per la loro alta percentuale di piombo e acido solforico, vengono rubate e difficilmente sono piazzate in zona. Fanno un bel viaggio, in questo caso verosimilmente in terra rumena, dove l’acido e la plastica di contorno vengono smaltite.

L’interno del tir dove era stata caricata la refurtiva

La “moda” dei furti di batterie esauste è iniziata piano piano, con colpi messi a segno a macchia di leopardo, in sordina, ma a quanto pare sta diventando un fenomeno. Le batterie, per la loro pericolosità, per le esalazioni ed eventuali perdite, vengono stoccate in cassonetti appositi collocati fra l’altro in zone areate. Riciclare il piombo adesso vale qualcosa di più del ferro. Ogni batteria pesa più o meno dieci chili, insomma, non si è trattato di un furto casuale. La batteria ha una sua “vita”, una volta esausta l’elettrauto attiva una procedura di smaltimento che prevede il prelievo da parte di ditte specializzate che le ritirano e poi le conferiscono al consorzio nazionale che si occupa dello smaltimento. La procedura intera prevede un registro di entrata ed uscita, da parte di tutte le componenti coinvolte nel ciclo del rifiuto speciale. Le batterie esauste contengono, in peso, il 60-65 per cento di piombo, la restante parte è costituita da acido solforico e materie plastiche. I copertoni invece sarebbero serviti per estrarre i filamenti di rame.
Nel vano del semirimorchio sono state recuperate trenta batterie e nove copertoni. Inoltre, sono stati sequestrati una tenaglia, una cesoia, due pinze, un cutter e un coltello con lama di 19 cm, utilizzati per tagliare la rete metallica di recinzione. I due sono stati dichiarati in arresto per furto aggravato ed hanno trascorso la notte in camera di sicurezza. Questa mattina, il giudice  li ha condannati ciascuno alla pena di 6 mesi di reclusione senza applicazione di misure cautelari. La refurtiva, costituita dalle batterie e dagli pneumatici, è stata restituita al responsabile dell’impianto di stoccaggio dei rifiuti.

 

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