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Vicolo della Storta,
un tesoretto storico
impoverito nel degrado

ANCONA - Il percorso è sbarrato in due punti da anni. L’assessore comunale Manarini riaccende la speranza per una sua risistemazione e valorizzazione
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L’ingresso del vicolo in piazza San Francesco

Sensazioni da vertigine urbanistica

 

di Giampaolo Milzi (foto Giusy Marinelli)

 

Il Vicolo della Storta, straordinario simbolo, tra i pochissimi superstiti, di quello che fu l’imponente intrico di viottoli e viuzze che caratterizzavano i rioni Porto e Guasco-San Pietro, giace ancora nelle pietose condizioni in cui fu ridotto dagli eventi bellici del 1943-1944 e dal terremoto del 1972. Le amministrazioni comunali che da quei tempi hanno governato di Ancona lo hanno relegato nell’oblio, quasi depennato dallo stradario cittadino. A peggiorare la situazione, il posizionamento da parte del Comune, nel 2015, se non prima, di due sbarramenti, che impediscono la percorribilità del vicolo per la maggior parte del suo itinerario. Che si delinea molto ripido, tuffandosi dal lato sinistro della parte iniziale di piazza San Francesco fino alla zona dello scalo marittimo, a metà circa di Via Saffi.

Gradini, archi, archetti e panni stesi

Una discesa partendo da piazza San Francesco, così come una passeggiata nel brevissimo tratto anch’esso ancora aperto passando sotto un arcone in Via Saffi, regalano una visione da inferno urbanistico: mura dei palazzi ammuffite e lesionate, strati d’intonaco pericolanti o caduti al suolo, gradini martoriati da crepe, erbacce infestanti, cavi del telefono pericolanti, tubazioni di servizio allo scoperto, il selciato in più punti coperto da distese di muschio e da strati di guano di piccioni, sporcizia e umidità ovunque, una siringa usata giace al suolo; praticamente assente la pubblica illuminazione, c’è un solo faretto. Nonostante l’evidente mancanza di igiene, c’e chi nel Vicolo della Storta ci abita, si spera non stabilmente. Almeno cinque portoni di vani o appartamenti, un paio senza campanello, nessuno risponde a chi bussa. Anconambiente, nonostante i solleciti di questi pochissimi, “resistenti” residenti (per lo più cittadini stranieri), non è stata mai in grado di far vera pulizia.

Il primo sbarramento in discesa

“Il nome rispecchia l’andamento del vicolo, che con tratti di pendenza variabile, posti quasi perpendicolarmente tra loro, rendeva più breve la discesa verso il porto”, scriveva nel 1979 l’architetto e storico Vincenzo Pirani nel suo saggio “Ancona dentro le mura”. Già, la “Storta”. Scalinate e parti in selciato che si alternano deviando, “storcendosi” improvvisamente a 90°. Archi, archetti, percorsi al coperto in gallerie voltate e buie, ardite congiunzioni murarie tra edifici, piccoli slarghi dove la luce del sole riconquista la sua forza e illumina alcuni panni stesi e finestrelle munite di inferriate. Sensazioni vertiginose, che scompaiono solo quando, attraversato l’ennesimo “tunnel” oscuro, dopo alcuni metri allo scoperto ci si deve arrestare, sempre in discesa, davanti al primo sbarramento del percorso, un portone in legno rete e cemento. Oltre, un massiccio rudere plurisecolare in uno spiazzo coperto da vegetazione. Occorre risalire, indietro, e raggiungere l’altro ingesso giù in fondo, in via Saffi. Si passa sotto un dritto cunicolo, parallelo allo storico Palazzo Pichi (origine XIV secolo) che all’uscita impatta contro l’altro sbarramento, una lunga struttura in rete. Di là quella destinata, in teoria, ad essere una bella piazzetta. Sulla destra un palazzo di quattro piani, quello terra ancora non risistemato, come congelato ai tempi di Ancona libero Comune. Così come la grande murata sul lato opposto della rete, evidente resto di un edificio medievale. Da lì il vicolo prosegue a sinistra, sotto una delle citate gallerie voltate.

Degrado, muffa, guano di piccioni e una siringa usata

Facile immaginare l’atmosfera che si respirava in questa viuzza ai tempi della Dorica Repubblica marinara: brulicante di vita popolare, di odori forti, sede di botteghe. Nonostante il degrado ancora oggi capace di regalare emozioni uniche, un tesoretto depositario della memoria storica cittadina, che dovrebbe essere sfruttato per dare senso alla tanto “chiacchierata” vocazione turistica della bell’Ancona. Quattro anni fa, in Comune, circolava una voce: la lenta e poi interrotta risistemazione del palazzone appena citato era un ostacolo per la rinascita dell’intero Vicolo della Storta. Una risistemazione cessata causa fallimento della ditta “Edilmix”, titolare del mega-cantiere. Ad infestare la pseudo-piazzetta, sono rimaste quindi anche impalcature e tubi innocenti.

L’ingresso in Via Saffi

“E’ vero, questo vicolo non è mai stato una priorità per il Comune. Gli sbarramenti? Servono a impedire ulteriore degrado – disse quattro anni fa Maurizio Urbinati, allora con la delega ai Lavori pubblici ricoperta attualmente dal’assessore Paolo Manarini. – Di recupero e valorizzazione si parlerà tra 3-4 anni”. Appunto, e siamo al 2019. E il degrado è aumentato, gli sbarramenti sono ancora lì. Ora è Manarini, dopo un sopralluogo sul posto, a fare un po’ di chiarezza, ad accendere speranze: “Il caso Edilmix non c’entra, non è un ostacolo. Penso che il curatore fallimentare completerà i lavori del palazzo, rimuoverà le impalcature. La verità è che il Vicolo della Storta è ancora chiuso in due punti perché il Ministero ha vincolato (ad altri usi, ndr.) i fondi per il Centro storico che avrebbero dovuto finanziare un progetto comunale l’anno prossimo”.

L’altro sbarramento procedendo da Via Saffi con resti medievali e la piazzetta invasa da erbacce

Il progetto prevedeva la realizzazione di una vera piazzetta in basso verso Via Saffi, la risistemazione e pulizia radicale di tutto il vicolo, la predisposizione di un suo collegamento col vicino, altrettanto antico, Vicolo Foschi (dov’è l’ingresso della Pinacoteca Comunale). E allora? Due le ipotesi, le possibilità, ammantate da un po’ di aleatorietà: “Entro dicembre l’Amministrazione municipale stilerà il programma triennale per le opere pubbliche 2020, 2021, 2022. E se ci sarà disponibilità in Bilancio potremo avviare il nostro vecchio progetto. In ogni caso, bilancio triennale a parte, effettuerò presto un nuovo sopralluogo coi miei tecnici per verificare se, con fondi limitati, sarà possibile rimuovere gli sbarramenti e riconsegnare, rinnovato, tutto il vicolo alla pubblica fruibilità”. Questione di risorse, quindi, e di priorità di scelte di politica urbanistica. La speranza è che le intenzioni in buona fede di Manarini non si sgretolino in un nulla di fatto come le promesse del suo predecessore Urbinati.

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