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Otite curata con l’omeopatia,
al via il processo per il bimbo morto
Il nonno: «Vogliamo giustizia»

ANCONA - Imputato per omicidio colposo c'è Massimiliano Mecozzi, il medico che stando all'accusa consigliò alla famiglia di Francesco Bonifazi, 7 anni, una terapia alternativa per combattere l'infezione. Il piccolo morì al Salesi il 27 maggio 2017. I genitori sono stati condannati in abbreviato a tre mesi
martedì 24 Settembre 2019 - Ore 15:39
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Maurizio Olivieri con l’avvocato Mancinelli

 

di Federica Serfilippi

Bimbo morto a 7 anni dopo un’otite curata con soli rimedi omeopatici: partito il processo nei confronti di Massimiliano Mecozzi. Il medico deve rispondere del reato di omicidio colposo perchè, stando all’accusa, aveva consigliato alla famiglia del piccolo Francesco Bonifazi di non intraprendere una terapia antibiotica per curare l’infezione all’orecchio, poi generata in encefalite. La stessa contestazione è costata tre mesi di reclusione, pena sospesa, ai genitori del bimbo, condannati lo scorso 6 giugno in abbreviato e accusati di non aver portato tempestivamente il figlio da uno specialista o direttamente in ospedale. Francesco, originario di Cagli, morì al Salesi il 27 maggio del 2017. Aveva 7 anni. Questa mattina si è aperto il dibattimento davanti al giudice Carlo Masini. Si sono costituiti parte civile il nonno materno, Maurizio Olivieri (sostenuto dall’avvocato Federica Mancinelli) e lo zio paterno, Riccardo Bonifazi (avvocato Daniela Gori). Come parte civile è stata anche ammessa l’Unione Nazionale Consumatori rappresentata dall’avvocato Corrado Canafoglia. In udienza non c’era Mecozzi, ma solo il suo legale Fabio Palazzo.

Il piccolo Francesco

C’era invece Maurizio Olivieri. «C’è grande dolore, ma abbiamo piena fiducia affinché il giudice riconosca le nostre motivazioni – ha detto fuori dall’aula -. Aspettiamo l’esito del processo, ma per noi cambia poco: Francesco non ce lo ridarà più nessuno. Chiediamo solo giustizia, non ci interessa di un eventuale risarcimento, perchè il danno che ci è stato fatto è irrisarcibile». Sulla costituzione dell’Unc: «Da almeno 15 anni – ha sostenuto l’avvocato Canafoglia – l’associazione si batte per smascherare fake news che minano la tutela della salute pubblica e la medicina tradizionale. Per questo siamo voluti entrare per forza in questo processo». L’Unione ha chiesto 50mila euro di risarcimento danni. «Se la cifra dovesse essere riconosciuta, verrà devoluta in attività di prevenzione contro false notizie». Tra i consulenti a cui si è affidata l’associazione c’è Roberto Burioni, medico e divulgatore scientifico pesarese che recentemente ha acquisito notorietà sul tema dei vaccini. Il processo è stato aggiornato al 14 gennaio.

Bimbo morto per otite curata con l’omeopatia: genitori condannati

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