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La crisi del lavoro, picchetto
alla Whirlpool di Comunanza

COMUNANZA - Le Rsu erano al completo, stamattina dall’alba, accompagnate dal segretario provinciale Fiom di Ascoli Alessandro Pompei e dal coordinatore nazionale Whirlpool Ugl Francesco Armandi. I pochi lavoratori presenti: «Ancora si pensa che il problema riguardi solo Napoli, ma non è così. E’ pur vero che qui non c’era mai stato bisogno di manifestare per avere un interlocutore, quando ce n’era uno». I sindacalisti: «Nessuno dei vertici ha voluto dirci che ne sarà ora dell’Aqualtis, prima destinata Napoli. Ma se uscirà dall’Italia, sarà davvero un brutto segno»
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Il “picchetto” di questa mattina davanti allo stabilimento di Comunanza

di Maria Nerina Galiè

Non c’è solo la solidarietà nei confronti dei colleghi di Napoli alla base della protesta attivata oggi, 25 settembre, nello stabilimento Whirlpool di Comunanza in contemporanea nazionale con gli altri siti italiani. Le Rsu picene, che da stamattina all’alba presidiano l’ingresso di Villa Pera, hanno espresso motivi di seria preoccupazione di fronte alla scelta, per ora insindacabile dell’azienda, di alienare il plant campano contro ogni previsione e accordo precedentemente sottoscritto.

Raffaele Bartomioli (Uilm)

Con Paolo Marini e Gianni Lanciotti (Fiom), Raffaele Bartomioli (Uilm), Fabio Capolongo e Orlando Corradetti (Ugl) e Angelo Forti (Uil) c’erano pure il segretario provinciale Fiom di Ascoli Alessandro Pompei e Francesco Armandi ex sindacalista di Comunanza ed ora coordinatore nazionale Whirlpool di Ugl.

Erano pochi in compenso i lavoratori, cosa non nuova per Comunanza dove tali eventi «non hanno mai trovato una grande partecipazione della base operaia», hanno concordato alcuni dei presenti, aggiungendo: «Più che per paura, è perché eravamo abituati ad un rapporto diverso con la precedente proprietà (la famiglia Merloni che ha venduto al colosso americano, ndr), sentita molto più vicina. Qui non era mai stato necessario un picchetto per far sentire le nostre ragioni. Prima di adesso, che invece non abbiamo più interlocutori. Forse poi molti di noi pensano che il problema riguarda solo Napoli. Ma non è così, purtroppo».

Paolo Marini (Fiom)

«E la partecipazione alla manifestazione nazionale di Roma, il prossimo 4 ottobre, sarà l’occasione per mostrarci compatti anche a livello di stabilimenti locali», ha affermato Pompei il quale ha anticipato anche l’assemblea aziendale del 1 ottobre, a Comunanza, con la coordinatrice nazionale Whirpool Fiom Claudia Laura Ferri. «Sono tante le cose in ballo – ha detto ancora il sindacalista – come il rinnovo dei contratti e, soprattutto, degli ammortizzatori sociali la cui copertura da parte dello Stato è garantita fino al 6 aprile 2020. Poi cosa succederà?». C’è da dire che a Comunanza questo è il primo mese in cui i giorni di fermo sono stati solo due, a ottobre non si prevedono, i 325 operai rimasti dopo l’esodo incentivato (insieme a circa 40 impiegati) ora lavorano sempre.

Francesco Armandi (coordinatore nazionale Whirlpool di Ugl)

«La scorsa settimana abbiamo visto i primi 12 prototipi della nuova lavasciuga da 8-9 chili ad incasso che, secondo gli accordi, dovremmo iniziare a produrre i primi mesi del 2020 – ha raccontato Bartomioli – questo però non dissolve le preoccupazioni». In particolare sulle vere intenzioni dell’azienda a livello italiano: «Lo sapremo presto – è intervenuto Armandi – quando conosceremo la destinazione della piattaforma della lavatrice top di gamma. Da piano aziendale deve andare via da Comunanza. Pare chiaro che non è più per rafforzare Napoli. Nessuno però ancora ha detto che fine farà. Se l’Aqualtis lascerà l’Italia sarà davvero un brutto segnale per tutti».

Alessandro Pompei (Fiom)

«L’atteggiamento dell’azienda al Mise lo scorso 17 settembre – ha continuato Pompei –  ha lasciato tutti senza parole, oltre i contenuti. Ha fatto capire chiaramente qual è il suo atteggiamento rispetto ai tavoli delle trattative. Alla nostra richiesta di dati, numeri, conferme, o anche eventuali smentite sullo stato di applicazione del piano nessuno ha aperto bocca. Non possiamo rapportarci con una realtà taglia le relazioni industriali, non si pone in modo corretto nei confronti del Governo e non dà riscontri a domande specifiche, chiudendo anche i normali canali comunicativi».

I timori per il futuro, dei lavoratori di Napoli e quindi a cascata di tutti gli altri del gruppo, sono concimati da dubbi espressi dai sindacalisti piceni sulla base di notizie che si accavallano in questi giorni e non smentite: «La Whirlpool pensa davvero di lasciare in mani sicure i 410 dipendenti campani, o è tutto un bluff?»

I membri della Rsu

L’azienda svizzera che subentrerà il prossimo 31 ottobre, la Passive Refrigeration Solutions, produce in Cina, ha un’esperienza fallimentare alle spalle, non ha sede in Italia. La transazione costerà 20 milioni di euro alla Whirpool. Ne occorreranno altrettanti almeno per far partire l’impianto, oltre al costo per gli ammortizzatori sociali in attesa di un auspicato, ma anche promesso, riassorbimento dell’intero organico entro un tempo  non meglio precisato. «Anche qui ci si aspetta l’utilizzo di fondi pubblici italiani?»

Vertenza Whirlpool, partito all’alba il presidio sindacale

 

Il camion fermato all’ingresso dello stabilimento

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