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Fincantieri nel mirino dalla procura:
caporalato e buste paga false,
perquisizioni anche ad Ancona

INDAGINE - Trentaquattro indagati e 19 imprese coinvolte nella maxi inchiesta della Guardia di Finanza di Venezia che ha acceso il faro sul sistema dei subappalti e sullo sfruttamento dei lavoratori nei cantieri. Denunciato un bengalese titolare di una ditta con sede legale nel capoluogo dorico
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Foto d’archivio

 

Trentaquattro indagati, 19 imprese monitorate e 80 perquisizioni eseguite nei cantieri navali di mezza Italia. Sono questi i numeri della maxi inchiesta della Guardia di Finanza di Venezia che ha acceso un faro sul sistema dei subappalti in Fincantieri e sullo sfruttamento del lavoro dei dipendenti della aziende che lavorano nel mondo della cantieristica. Nell’ambito delle perquisizioni, le fiamme gialle venete – coadiuvate dai colleghi dorici – sono arrivare ad ispezionare un’impresa con sede legale ad Ancona e diretta da un cittadino bengalese residente in Veneto. La ditta dell’uomo è stata subaffidataria della Fincantieri in un periodo compreso tra il 2017 e il 2019 per dei lavori legati alla realizzazione delle navi da crociera. Risulta indagato a piede libero per l’emissione di false fatture e sfruttamento del lavoro di suoi connazionali, impiegati anche nel cantiere anconetano e – stando all’ipotesi accusatoria – pagati in media cinque euro all’ora.  L’indagine della Finanza è partita dagli accertamenti svolti nel cantiere di Marghera e hanno fatto finire nel registro degli indagati 12 dipendenti di Fincantieri, tra funzionari e dirigenti. Tre le accuse complessive, a vario titolo, ci sono  sfruttamento della manodopera, corruzione tra privati, dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture false. Nell’ambito dell’indagine, un imprenditore bengalese è stato arrestato e collocato ai domiciliari. Gli sono stati anche sequestrati 200mila euro. Le indagini avrebbero fatto emergere un sistematico sfruttamento di lavoratori stranieri, per lo più bengalesi e albanesi, dipendenti di imprese gestite da connazionali impiegati nell’esecuzione di lavori connessi alla realizzazione delle navi da crociera.  Lo sfruttamento si sarebbe realizzato con buste paga dove venivano certificati i compensi spettanti in base al contratto nazionale, mentre in realtà veniva corrisposto un importo di gran lunga inferiore.  Sono in corso approfondimenti al fine di individuare tempi e modalità di dazioni di denaro e di altre utilità ai dipendenti Fincantieri da parte delle imprese subaffidatarie indagate, per consentire a queste ultime di completare i lavori in più ore rispetto a quelle pattuite dal contratto di affidamento, giustificandole formalmente con attestazioni di non conformità dei lavori eseguiti o con richieste di modifiche in corso d’opera. Stando alle accuse, per ultimare i lavori nelle ristrette tempistiche inizialmente concordate, infatti, le società subaffidatarie avrebbero impiegato un maggior numero di dipendenti, conseguendo così un maggior compenso, parte del quale sarebbe stato retrocesso ai dirigenti di Fincantieri.

(Redazione CA)

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