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Assenteismo nella Municipale, la procura:
«Un anno e quattro mesi
ai furbetti del cartellino»

ANCONA - Questa la condanna pretesa per il tenente Mauro Mancini e l'agente scelto Alessandro Tesei, accusati di essersi scambiati più volte il badge per attestare l'entrata in servizio nel corso del 2014. Per il capitano Daniele Mentrasti il pm ha chiesto l'assoluzione
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Foto d’archivio

 

Due richieste di condanna e un’assoluzione. E’ terminata in questa maniera la requisitoria portata avanti questa mattina dal pm Paolo Gubinelli nell’ambito dell’inchiesta per i presunti casi di assenteismo all’interno del corpo della Polizia Municipale. Per il capitano Daniele Mentrasti, ormai in pensione, è stata chiesta l’assoluzione. Un anno e quattro mesi, invece, la pena che la procura ha pretesto per il tenente Mauro Mancini, anche lui in pensione, e l’agente scelto Alessandro Tesei. La sentenza del giudice Carlo Masini verrà emessa tra una settimana, il 19 novembre. Il Comune di Ancona è parte civile con l’avvocato Guido Calvi: pretende dai tre imputati una somma risarcitoria del valore complessivo di 60mila euro. Il processo è frutto di un’indagine partita nel 2014 ed eseguita dalla sezione di polizia giudiziaria della Municipale, all’epoca diretta dal maggiore Marco Caglioti, il cui nome in questi ultimi giorni è risuonato più volte a causa della sospensione dal servizio decretata dal comandante Liliana Rovaldi. Sotto accusa erano finiti anche altre tre vigili, poi assolti dal gup dopo aver deciso di procedere con il rito abbreviato. Nel filone dei tre che ancora attendono il giudizio, le accuse sono falso, truffa e violazione della Legge Brunetta che punisce la falsa attestazione del servizio. Per la procura, come ribadito anche oggi in udienza, i riscontri oggettivi (spycam e intercettazioni) hanno mostrato come Tesei e Mancini si sarebbero accordati più volte per risultare in servizio al comando delle Palombare quando in realtà erano da tutt’altra parte, non per esigenze di servizio. In che modo? Secondo gli inquirenti, uno smarcava il badge al posto dell’altro. Completamente diverse le versioni della difesa, secondo cui i comportamenti degli agenti sarebbero stati sempre impeccabili e le ‘trasferte’ al di fuori della sede nate da mere esigenze lavorative. Tra l’altro, nel 2014, non risultavano esserci regolamentazioni specifiche legate all’uscita dal comando, come specificato in udienza dall’avvocato Gianni Marasca (difesa Tesei). Mancini è difeso dai legali Marta Balestra e Paolo Campanati, mentre Mentrasti dall’avvocato Roberto Regni.

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