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Operazione ex Antonio Merloni,
Sparvoli e Baldini rassicurano:
«Nessuna discarica a Matelica»

L'EX SINDACO si è presentato con gli amministratori locali (c'era anche il primo cittadino di Gagliole) dopo la notizia della sua volontà di acquisire lo stabilimento della Ghergo: «Il giudice per il momento ha detto no alla vendita, perché si deve valutare la congruità dell'offerta di acquisto». Sul trattamento rifiuti chiarisce: «C'è perché l'oggetto sociale è rimasto lo stesso, ma è un caso inesistente»
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Da sinistra: Denis Cingolani, Massimo Baldini, Paolo Sparvoli, Sandro Botticelli

 

di Monia Orazi

Niente discarica a Matelica e niente rifiuti da trattare all’interno dell’Antonio Merloni, perché non sono compatibili con il Verdicchio pluripremiato e le coltivazioni biologiche. A lanciare questo messaggio sono stati il sindaco di Matelica Massimo Baldini insieme al vicesindaco Denis Cingolani, il sindaco di Gagliole Sandro Botticelli e Paolo Sparvoli, ex sindaco di Matelica, in veste di futuro amministratore unico della società che potrebbe acquistare entro due mesi la storica realtà produttiva matelicese di bombole e serbatoi per Gpl. A convocare la conferenza stampa è stato Baldini, che dentro la Merloni ha lavorato per molti anni prima di andare in pensione, con la volontà di fare chiarezza sulle voci circolate nelle ultime settimane in città.

La sede della ex Antonio Merloni

LA SOCIETA’ DI SPARVOLI –  Si chiama Antonio Merloni pressure vessels srl (bombole a pressione, ndr) la società costituita nel luglio scorso che ha come amministratore unico Paolo Sparvoli, classe 1957 e come socio Pasquale Tramontano, classe 1946, titolare della Sinco srl, azienda di Apricena (Foggia), specializzata nel ricondizionamento di serbatoi Gpl e nell’assemblaggio, finitura e commercializzazione di distributori mobili e serbatoi per carburanti, attiva da oltre 25 anni. Nell’oggetto sociale, oltre a tutte le attività di realizzazione di serbatoi e bombole, lavorazione metalli, carpenteria, commercializzazione dei prodotti, gestione di stabilimenti del settore, sono riportate altre lavorazioni: «La costruzione e le opere di manutenzione di impianti, strutture ed installazioni relative alla depurazione di acqua di scarico, reti fognanti ed idriche, acquedotti; – la costruzione e le opere di manutenzione di metanodotti e oleodotti; – l’acquisto, la vendita, la permuta, l’affitto, l’amministrazione e la gestione di beni immobili; l’acquisto, la produzione e la commercializzazione di energia elettrica e termica, mediante utilizzazione di vettori energetici anche diversi dal metano, quali biomassa, eolico, idroelettrico e fotovoltaico, comunque nel rispetto della disciplina vigente; – trattamento, trasporto, smaltimento, stoccaggio di rifiuti solidi urbani, urbani pericolosi, speciali e tossiconocivi, provenienti dal settore industriale e artigianale, nonchè da residui riutilizzabili». Vi si legge inoltre di interessi nel settore del risparmio energetico, operazioni mobiliari ed immobiliari, acquisizione di licenze d’uso e brevetti. Alla richiesta del motivo per cui figurino il trattamento rifiuti ed altre indicazioni nell’oggetto sociale, Sparvoli ha risposto: «Si tratta dello stesso oggetto sociale che figura nell’azienda uscente Antonio Merloni Cylinders Ghergo group, noi vogliamo operare in continuità, con gli stessi lavoratori e gli stessi prodotti, abbiamo ripreso anche la stessa ragione sociale. L’Antonio Merloni aveva incamerato l’Ecogest, che produceva contenitori per rifiuti, la dicitura trattamento rifiuti si riferisce alla possibilità che abbiamo di produrre cassonetti interrati per rifiuti, a cui si accede con la tessera, non certo il trattamento vero e proprio dei rifiuti. Anche se arriva il progetto industriale più grande del mondo, non si possono trattare i rifiuti all’interno del centro abitato». Le parole dell’oggetto sociale dell’attuale azienda, di cui Sparvoli ha mostrato la visura camerale al termine della conferenza stampa sono le stesse della ditta da lui fondata insieme a Pasquale Tramontano.

L’OPERAZIONE SULL’ANTONIO MERLONI – «Forse in previsione delle elezioni regionali sono circolate dicerie, in cui si dice che demoliamo parte dei fabbricati per fare una discarica – ha detto Sparvoli – la nostra manifestazione di interesse all’acquisto dell’Antonio Merloni, in cui lavoro da quarant’anni, nasce dalla situazione di disagio della capogruppo che fa capo alla famiglia Ghergo. Questa azienda è in attivo, può camminare da sola. A 62 anni mettersi a fare questo è una follia, ma voglio andare avanti con entrambi gli stabilimenti di Sassoferrato e Matelica e la stessa produzione. Vorrei chiarire per evitare polemiche su un caso inesistente, i matelicesi devono stare tranquilli, la politica che oggi non esiste più dovrebbe occuparsi del bene comune, non mettere in giro notizie preoccupanti per le famiglie». Sparvoli all’interno dell’Antonio Merloni ricopre il ruolo di direttore commerciale, vi lavorano 185 dipendenti diretti tra Matelica e Sassoferrato e 51 interinali. «Ci siamo messi in gioco per evitare la perdita di posti di lavoro – prosegue – abbiamo fondato questa società che ha la stessa sede e ragione sociale dell’Antonio Merloni, per bloccare l’istanza di fallimento del tribunale, con la manifestazione di interesse all’acquisto da noi presentata, abbiamo avuto il nulla osta della curatela fallimentare e della proprietà, per utilizzare la stessa ragione sociale, la medesima produzione in entrambi i siti produttivi. A causa della crisi della capogruppo, inserita nel gruppo Ghergo, è stato necessario staccarla, la Merloni è in attivo, abbiamo messo in piedi la società per fare questa operazione. L’intento è di creare un concordato in bianco, per capire dove arrivare con la cifra necessaria a ristorare i creditori del gruppo Ghergo». Sparvoli ha detto che è stata fatta una “due diligence”, la fotografia della situazione dell’azienda, dal punto di vista finanziario, materiale e di magazzino. Lui stesso a fine settembre ha mandato una posta elettronica certificata, dando un ultimatum alla curatela, perché per il passaggio di gestione, dopo l’affitto ponte da lui proposto ed il successivo acquisto dopo qualche mese, vi sono stati rallentamenti nell’iter di acquisizione. «Il giudice per il momento ha detto no alla vendita, perché si deve valutare la congruità dell’offerta di acquisto presentata, operazione che sta facendo la proprietà attuale verso il tribunale – aggiunge in veste di imprenditore Sparvoli – la società ha bisogno di una linea di credito di circa 15-20 milioni di euro, avevamo detto di prenderla in gestione dal primo gennaio, è una follia pensare di partire in venti giorni, chiederemo lo spostamento al 28 febbraio. Siamo in attesa della risposta definitiva». Sparvoli ha poi annunciato che la Merloni ha avuto 17mila metri di superficie danneggiati dal terremoto, esprimendo apprezzamento per il grande lavoro dell’Ufficio speciale ricostruzione diretto da Cesare Spuri, che ha di recente concesso 10 milioni di euro, che hanno permesso di far partire i lavori di riparazione post terremoto. I vecchi capannoni del 1954 saranno demoliti, si sposteranno i pannelli fotovoltaici sul tetto, nella parte degli uffici Sparvoli vorrebbe realizzare un museo.

LE PROSPETTIVE DI MERCATO –  Sparvoli ha dato alcuni numeri attuali relativi all’azienda che produce 900mila serbatoi l’anno, per cui si sta studiando il modo di sfondare quota un milione. Si attende di ricostruire 17mila metri quadrati di nuovi impianti e nuove linee produttive. «Ci permetterebbero di abbattere i costi di 2-3 euro a bombola, pari al 15 per cento – ha detto – non certo di ridurre le maestranze, che vogliamo conservare e a cui vogliamo ridare morale, specie dopo questo periodo di grande incertezza sulle sorti dell’azienda. Qui ci sono in bilico oltre duecento famiglie, se andrà in porto l’acquisizione, faremo da buon padre di famiglia, quello che fecero Enrico Mattei ed Aristide Merloni tanti anni fa, fondando questa storica impresa. E’ nata da qui, l’industrializzazione di questa zona. Il nostro brand Antonio Merloni è riconosciuto, siamo leader in Italia nella produzione di bombole e serbatoi e leader in Europa per la produzione di serbatoi, riferimento per il Nord Africa, gli Emirati, l’Est Europa. Sono reduce da un giro di dieci giorni in Turchia, Arabia e Romania, voglio che la gente sappia che tutti chiedono di acquistare a mani giunte i nostri prodotti italiani, loro credono nei nostri prodotti e qui stiamo facendo gli imbecilli».

LA POSIZIONE DEI COMUNI –   Baldini ha subito chiarito un aspetto: «Non è vero come si sente dire che a Matelica sorgerà una discarica e che qui all’Antonio Merloni si farà una nuova produzione con trattamento rifiuti, per cui si pensa di fare la discarica. Nel 2017 quando la Provincia ha completato il lavoro di monitoraggio dei possibili siti, ha messo gli elaborati a disposizione dei comuni per le osservazioni, Matelica non ne ha presentata nessuna, limitandosi a quelle contro l’inceneritore». Ha aggiunto il vicesindaco Cingolani: «Si sapeva dal 2017 che di Matelica ed altri centri limitrofi, si era parlato come possibile destinazione di una discarica, ma la cosa è stata taciuta. Lo abbiamo appreso grazie all’assessore Giovanni Ciccardini, ma si tratta solo di una possibilità. In consiglio abbiamo votato una mozione da noi presentata per togliere ogni dubbio sul fatto che la nostra amministrazione comunale non vuole nessuna discarica. Non va d’accordo con la doc più antica delle Marche del Verdicchio, i prodotti biologici. Lo stesso vale anche per centri limitrofi come Esanatoglia, Gagliole e Castelraimondo, già colpiti dal terremoto». Anche Sandro Botticelli sindaco di Gagliole, per cui la zona di Tallano rientra tra i siti che possono ospitare una discarica, ha ribadito il no del suo Comune, il consiglio voterà una mozione mercoledì pomeriggio, già presentata dall’associazione Itidealia: «Gagliole può solo sperare di rinascere grazie al turismo ed all’ambiente, siamo fortemente contrari a qualsiasi ipotesi di discarica».

Sparvoli punta agli stabilimenti Merloni: «Nessun cambio delle attività»

 

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