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Contratto integrativo Faber,
Fiom Cgil: «Un modello da seguire»

SASSOFERRATO - L'accordo prevede la riconferma per un anno e la rivalutazione in termini percentuali del risultato di premio, nuove stabilizzazioni del personale nel naturale turn over andando ad attingere dal bacino della somministrazione con il criterio dell’anzianità complessiva di servizio e l'incremento dell'occupazione di genere
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In un’area produttiva come quella montana segnata da una profonda crisi economica nell’ultimo decennio, il contratto integrativo della Faber di Sassoferrato va considerato un modello-faro. A sosternerlo sono proprio i sindacati dei lavoratori. In questi giorni le organizzazioni sindacali e le Rsu dello stabilimento di Sassoferrato sono state impegnate nella discussione con la direzione aziendale Faber per il contratto di secondo livello che si è conclusa con una proroga per un anno dell’accordo in essere. «La discussione, che ha visto la convocazione di diverse giornate di confronto, è stata comunque intensa ma alla fine propositiva: viene confermato l’impianto economico e normativo che in questi anni ha permesso allo stabilimento berbentino di essere sempre competitivo nel mercato di riferimento, arrivando ad essere considerato miglior plant mondiale in tutta la Franke. – spiega la segreteria Fiom Cgil di Ancona in una nota – Il premio di risultato oltre ad essere riconfermato è stato anche rivalutato considerevolmente in termini percentuali e si è continuato con il percorso di stabilizzazione del personale interinale, arrivando a concordare un turn over positivo dei diretti di produzione, andando ad attingere dal bacino della somministrazione con il criterio oggettivo dell’anzianità complessiva di servizio, ponendosi e centrando anche l’obiettivo dell’incremento dell’occupazione di genere».

Durante il corso dell’anno, anche su richiesta sindacale si era proceduti ad inserire una buona parte delle persone somministrate all’interno del percorso di staff leasing,«con cui – specifica la sigla sindacale – si è voluto dare una risposta sostenibile socialmente ed industrialmente ai vincoli normativi introdotti. In un comprensorio come quello fabrianese che continua a subire pesantemente la crisi, questo costituisce un esempio di come sia possibile intraprendere percorsi diversi da quelli che siamo abituati, fatti di innovazione e investimenti, puntando sempre sul top della qualità, valorizzando il proprio presidio sul territorio ed il legame con esso anziché procedere sempre con le delocalizzazioni»

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