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Ritrovati storici lampioni di piazza Diaz,
erano nel deposito di AnconAmbiente
«Torneranno a posto entro qualche mese»

ANCONA - Il presidente Gitto si è impegnato in prima persona per il loro recupero: «Sono preziosi, vanno restituiti alla memoria storica della città»
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I lampioni smontati nella sede di AnconAmbiente

di Giampaolo Milzi

Sembra incredibile, ma sebbene un paio di istituzioni sapessero, quello della “scomparsa” degli storici, bellissimi lampioni di piazza Diaz è rimasto un piccolo giallo fino a una decina di giorni fa. La buona notizia finalmente sono stati rintracciarli all’aperto nella sede di AnconAmbiente, nel quartiere Palombare. E che il suo presidente, Antonio Gitto, promette solennemente: «Sono preziosi, vanno restituiti alla memoria storica della città, mi occuperò in prima persona, con determinazione, di favorirne il restauro e la ricollocazione». Un piccolo giallo, sì. Durato oltre un anno. Perché, a dar retta alle assicurazioni dell’amministrazione comunale, le due longilinee strutture d’illuminazione, rimosse dalla piazza del rione Adriatico all’inizio dell’ottobre 2018, sarebbero state sostituite temporaneamente con “nuovi corpi provvisori” in breve tempo. Un temporaneamente, una provvisorietà, diventata in realtà cronica, dato che dei due artistici lampioni, alti circa 8 metri, che erano stati installati all’inizio degli anni ’30, s’è persa ogni traccia, col rischio di una sorta di “damnatio memoriae”, fino al 23 settembre scorso. Quando, rispondendo ad una interrogazione presentata in Consiglio comunale dalla leghista Antonella Andreoli, l’assessore alle Manutenzioni, Stefano Foresi, aveva assicurato che i lampioni esistevano, erano in un deposito del Comune (senza specificare quale) e che si sarebbe dato da fare per acquisire un preventivo finalizzato ad un loro corposo lifting, dopo di che, presto, sarebbero tornati ad ornare piazza Diaz. Una risposta un po’ fumosa, in parte rassicurante. Ma tant’è.

Foto d’epoca di piazza Diaz
appena realizzata all’inizio degli anni ’30 del ‘900

Inizia il 2020, è sulla vicenda torna l’oblio. La svolta, quando giorni fa “è sceso in campo” il top manager dell’azienda che si occupa di pulizia e igiene urbana per conto del Comune. Gitto: «I lampioni sono custoditi qui da noi, vero, bellissimi, sebbene smontati a pezzi. Ho parlato con l’assessore Foresi, sto ancora aspettando di sapere quante risorse reperirà nel bilancio municipale per la ristrutturazione. Se (come è probabile, ndr.), non dovessero bastare, sarà AnconAmbiente ad integrare i fondi per la spesa necessaria, magari anche rivolgendosi all’aiuto di sponsor privati. L’ipotesi probabile è che sarà sempre AnconAmbiente ad incaricare una ditta specializzata per l’operazione. Un’operazione ancora dal costo imprecisato, ma voci ben informate di addetti ai lavori, parlano di circa 25mila di euro».
I due lampioni, prevalentemente in ghisa, furono i primi esemplari di arredo urbano ad essere posizionati nella spianata dove, su progetto stilato dal celebre architetto Gino Costanzi nel 1933, si attivò nei due anni successivi il cantiere che avrebbe partorito l’elegante e armoniosa piazza Diaz. Sistemati l’uno a metà del lato est, dietro l’angolo dove poi fu eretto il primo chiosco-bar, l’altro, in linea, sul lato ovest, erano e sono ancora caratterizzati da elementi di pregio. Sopra la parti basamentali, addobbi di foglie e fregi, lo stemma del Comune dorico col guerriero a cavallo, la sigla E.F. XI (anno undicesimo dell’era fascista, 1933) e un fascio littorio applicato (entrambi i fasci sono scomparsi dopo la fine della seconda guerra mondiale). In cima, tre bracci curvi con altrettante lampade. Come a sorvegliare, a proteggere, con la loro imponenza, l’altrettanto artistica piazza circondata da alberelli. Il cui fiore all’occhiello era la grande vasca duplicemente bordata in pietra candida, con spazi versi al centro, due fontane zampillanti ai lati più corti e la fontana maggiore, una vera perla, a forma di conchiglia bivalve, al centro dello spazio d’acqua.
Alla fine degli anni ’70, in occasione di un primo intervento di riqualificazione dei lampioni, le tre lampade in stile fine ‘800-primi ‘900 furono purtroppo sostituite con esemplari più moderni. Al termine degli anni ’80, la piazza da “effetto cartolina” è sottoposta a un colpo di spugna. L’architetto Oliva Batini ne disegna una nuova, e a suo avviso al passo coi tempi. La nuova vasca è anonima è fredda. A fianco una specie di rampa, largo uso di superfici in pietra, arredi in legno, panchine, nuovi giochi per i bambini, alberi. Più moderna, sotto certi aspetti anche più funzionale. Ma tant’è. La nuova Diaz da subito non piace agli anconetani, che ancora oggi la considerano, al contrario, poco accogliente, scomoda, brutta, spigolosa, alienante, addirittura pericolosa per i continui problemi all’impianto idrico, e relative pozze d’acqua che debordano dalla vasca, “condite” da sporcizia, muschio qua e là; qualcuno scivola, si ferisce. Della originale creatura di Costanzi, elegantissima nella sua semplicità, non vi è più traccia. Unici testimoni superstiti, i due lampioni del 1933. Fino al loro smontaggio e trasloco dell’autunno di due anni fa. Poi la strana latitanza, il mistero sul loro destino.
L’intervento cui dovranno essere ora sottoposti, una volta prelevati dall’azienda specializzata, come già citato probabilmente ingaggiata da AnconAmbiente: pali di sostegno da sostituire con dei nuovi di uguale forma, sverniciatura- riverniciatura e restauro accurato dei basamenti e delle parti sovrastanti, nuove luci a led, sullo stile di quelle anni ’80.
Ottimista Antonio Gitto: «Uh mese, al massimo ad inizio primavera i lampioni torneranno dov’erano”. Speriamo bellissimi quasi come prima, speriamo che la Soprintendenza vigili.

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