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Il prof Roberto Mancini bacchetta il Pd:
«Sta consegnando la Regione alla Lega
Compromessa eventuale convergenza»

MARCHE 2020 - Il docente di Unimc, candidato del movimento di sinistra "Dipende da noi", contrario alla scelta di Mangialardi: «Conferma dell’impermeabilità di questi dirigenti nei confronti di qualsiasi spinta partecipativa proveniente dalla società marchigiana». Battistoni (Forza Italia): «Non basta essere antifascisti per amministrare bene, così c'è la piena continuità con Ceriscioli»
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Roberto Mancini

 

«Chi si è sottratto alla responsabilità di non consegnare la Regione alla Lega è il Pd stesso, mettendo da parte il rapporto con le forze più innovative del panorama politico regionale. Ora elettrici ed elettori possono vedere chi è che davvero disperde i voti e la speranza della nostra regione». A dirlo è Roberto Mancini, civitanovese, candidato alle regionali del movimento di sinistra “Dipende da noi” e professore dell’Università di Macerata. Parole nette dopo la decisione della direzione regionale del Pd che ieri ha votato quasi all’unanimità (35 sì, due contrari e un astenuto) la candidatura di Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e presidente Anci Marche.

Maurizio Mangialardi ieri all’ingresso della direzione Pd

Mancini prende atto «di come questo modo di fare abbia compromesso la possibilità di una eventuale convergenza, il movimento “Dipende da Noi” rafforza l’impegno per dare il proprio contributo a un mutamento qualitativo della politica regionale. Perciò facciamo appello a tutte le forze democratiche che non accettano questi metodi vecchi e sterili: possiamo verificare insieme come costruire un cammino comune che realizzi una svolta vera. La decisione dei dirigenti del Partito democratico delle Marche di designare Maurizio Mangialardi come proprio candidato a presidente per le prossime elezioni regionali rappresenta la conferma dell’impermeabilità di questi dirigenti nei confronti di qualsiasi spinta partecipativa proveniente dalla società marchigiana – prosegue Mancini -. In queste settimane il nostro movimento non si è sottratto al tentativo di verificare l’eventuale sussistenza delle condizioni per realizzare una vera svolta nel governo delle Marche, dopo gli esiti ampiamente deludenti della Giunta ora in scadenza. Il movimento “Dipende da Noi” è nato infatti per concorrere alla promozione di una svolta vera, la sola capace di evitare di consegnare la Regione alla Lega. Un obiettivo raggiungibile costruendo un governo adeguato ai bisogni e ai problemi di chi vive nella nostra regione. Per questo, ferma restando l’oggettiva difficoltà di ridare credibilità alle forze di governo dopo anni di abbandono e di chiusura alla società marchigiana, era assolutamente necessario mutare metodo, priorità di programma e persone di riferimento, facendo spazio alle forze migliori della società civile e concordando le scelte essenziali insieme a tutti i soggetti politici coinvolgibili nel progetto».

Il candidato di “Dipende da noi” aggiunge inoltre che «durante un incontro chiestoci dai vertici del Pd marchigiano ci era stato detto che si sarebbe andati in questa direzione. Peraltro non si è mai parlato di una candidatura Mangialardi, mentre sul programma ci è stata espressa una generica volontà di trovare sintonia. Invece è accaduto che i dirigenti del Pd hanno fatto il contrario: candidato interno rappresentativo solo dell’equilibrio delle correnti del Pd, nessuna indicazione di svolta nel programma, esclusione dei potenziali alleati da un percorso comune. I nostri interlocutori a quell’incontro non hanno neppure capito che il movimento “Dipende da Noi” non ha un segretario regionale perché le decisioni vengono prese insieme dall’assemblea degli aderenti».

Francesco Battistoni

Nel frattempo, sul fronte opposto, il senatore e commissario di Forza Italia Francesco Battistoni attacca Mangialardi e il Pd: «La connotazione con cui si è voluto identificare è la seguente “sono antifascista”. Come se essere antifascista significasse essere un buon amministratore. Noi, questo, non lo riteniamo sufficiente. Peraltro la sua scelta, essendo un uomo di apparato, rappresenta esattamente la continuità con i cinque anni di Luca Ceriscioli. Mangialardi, dunque, rappresenterà alle prossime elezioni regionali il declassamento delle Marche nella ripartizione dei fondi europei, l’incapacità di spesa dei finanziamenti della Ue, la gestione amatoriale del terremoto, l’inattività sul fronte infrastrutturale. Ora il Pd vorrà fare passare il messaggio del cambiamento. In realtà sarà solo una messa in scena: tutto cambi, affinché nulla cambi».

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