facebook rss

Mascherine e guanti gettati a terra:
«Comportamento inaccettabile»

L'ALLARME DI LEGAMBIENTE: «Non lasciamo che l'emergenza sanitaria si trasformi anche in ambientale»
Print Friendly, PDF & Email
guanti

Un guanto gettato a terra

 

«Negli ultimi giorni, si sono moltiplicate le segnalazioni dei cittadini sull’abbandono di guanti e mascherine usati come protezione da Covid-19 ovunque nelle nostre città, in particolare per strada, sui marciapiedi, nei parcheggi dei supermercati, vicino alle farmacie o nei pressi dei pochi esercizi commerciali aperti. Nel bel mezzo di una crisi sanitaria, purtroppo molti cittadini si stanno lasciando andare a comportamenti incivili e inaccettabili. E tutto questo non è più tollerabile». Così Legambiente Marche commenta l’allarme sui “nuovi rifiuti” da Coronavirus che cominciano ad invadere le strade delle nostre città. «Innanzitutto il rischio è quello di un danno ambientale – afferma l’associazione – visto che parliamo di dispositivi realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, cioè plastica, oppure in lattice, in nitrile, Pvc e in altri materiali sintetici. Questi materiali infatti, ora situati a bordo delle strade o presso cespugli e aiuole, alla prima pioggia rischiano di finire nei reticoli idrografici superficiali o tombinati per poi arrivare direttamente in mare, danneggiando così in modo irreversibile il nostro ecosistema. Si tratta di dispositivi potenzialmente contaminati che rappresentano un rischio sanitario per chiunque, anche inavvertitamente, vi entri a contatto (pensiamo ad esempio agli operatori ecologici). Quindi ci appelliamo a tutti i cittadini affinché adottino comportamenti responsabili e gettino questi rifiuti nell’indifferenziato, dopo averli accuratamente sigillati in appositi sacchetti dedicati. Oggi più che mai vanno evitate in ogni modo condotte che, oltre a determinare situazioni di ampio degrado, rischiano di provocare consistenti danni ambientali e sanitari». guantiIn vista della graduale ripresa delle attività, inoltre, Legambiente si appella ai sindaci chiedendo di non fare usare ipoclorito di sodio, di limitare la sanificazione degli ambienti esterni solo laddove strettamente necessario e in aree circoscritte, procedendo con operazioni di pulizia di utilità scientificamente provata. «Ai forti dubbi sulla reale utilità delle attività di disinfezione a larga scala negli ambienti esterni – continua Legambiente -, stando anche a quanto riportato nelle note dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Ispra, si accompagna la forte preoccupazione per l’uso dell’ipoclorito di sodio, a cui si sta ricorrendo per interventi impropriamente definiti di sanificazione. I rischi di tale utilizzo sono noti e certificati: corrosivo per la pelle e dannoso per gli occhi e potenzialmente in grado di liberare sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente con conseguente esposizione della popolazione a gravissimi rischi. Inoltre, la mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale per gli operatori e di avvertenze per la popolazione si configura come vera e propria violazione di legge».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X