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PlayStation e smartphone
con il Bonus Cultura:
maxi frode scoperta a Jesi

OPERAZIONE - Stando alle indagini della Finanza, al centro della truffa ci sarebbe stata una 72enne attiva nel commercio di prodotti elettronici. Avrebbe aggirato la normativa per far acquistare indebitamente merce non prevista ai neodiciottenni. Sotto sequestro beni per 800mila euro
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I soldi sequestrati

 

Sono 2.503 i neodiciottenni, residenti in 14 regioni d’Italia, che sono stati individuati nell’ambito di una complessa e ampia indagine condotta dai finanzieri della Compagnia di Jesi per aver fruito illegalmente nel 2017 e 2018 del Bonus Cultura. Le investigazioni, durate oltre otto mesi e avviate a seguito di una segnalazione del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, hanno permesso d’individuare come fulcro del sistema di frode una società di Jesi amministrata da un 72enne, attiva nel settore del commercio al dettaglio di apparecchi elettronici. Stando alle risultanze dell’operazione, denominata ’18App’,  sia attraverso il proprio sito internet che direttamente in negozio, consentiva di aggirare la normativa che prevede che il beneficio pari a 500 euro a persona sia destinato esclusivamente a spese relative all’acquisto di oggetti e attività come libri di vario genere, musica digitale, biglietti per concerti, musei, mostre, fiere, spettacoli teatrali, cinema, concerti. Grazie all’utilizzo dell’esercizio commerciale individuato sarebbe stato consentito l’acquisto indebito, avvenuto negli anni 2017 e 2018, di prodotti elettronici, quali PlayStation, smartphone di ultima generazione, videocamere portatili. Tutti beni che, in base alla normativa vigente (L. 208/2015 e L. 232/2016), non potevano essere comprati. Fondamentale in questo caso anche il passaparola, pure tramite i social, tra i ragazzi che avevano fruito del beneficio allargato grazie al negozio della 72enne.  Le approfondite indagini delle fiamme gialle hanno permesso di acclarare che la società coinvolta, nelle proprie comunicazioni mensili al Ministero per i Beni e le Attività Culturali necessarie per ottenere il successivo rimborso, aveva dichiarato di aver venduto beni consentiti dalla legge istitutiva del bonus, come ad esempio, musica registrata, che però non aveva mai acquistato. L’importo complessivo della frode, perpetrata nell’arco dei due anni 2017 e 2018, ammonta a circa 939mila euro. I finanzieri, inoltre, hanno richiesto e ottenuto un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla definitiva confisca dei proventi del reato per un totale di circa 800mila euro a carico dei presunti responsabili del sistema illecito, riuscendo a individuare all’interno di una cassetta di sicurezza, di un istituto bancario di Jesi, contanti per 140.250 euro e liquidità correnti presso altri istituti di credito pari a 345mila euro. È stato sottoposto a sequestro, inoltre, un immobile adibito a deposito commerciale del valore di circa 40mila euro. L’immediato alert dei finanzieri al Ministero ha consentito di bloccare l’erogazione di ulteriori pagamenti per 10mila euro. Il legale rappresentante della società coinvolta e il socio sono stati denunciati  per il reato d’indebita percezione di contributi erogati a soggetti privati ai danni dello Stato. Nei loro confronti sono state pure contestate sanzioni amministrative per un ammontare di oltre 500mila euro.
Gli utilizzatori del bonus contrariamente alle condizioni d’uso specificamente accettate al momento della registrazione online – che indicavano analiticamente i beni per i quali poteva essere speso il credito – acquistando invece prodotti differenti, si sono resi responsabili della violazione amministrativa prevista dal secondo comma dell’articolo 316 ter del codice penale, che prevede il pagamento di una sanzione pari al triplo dell’importo indebitamente utilizzato.

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