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Assalto ai mercatini dell’usato:
«Il lockdown ha fatto riscoprire
gli oggetti nascosti in casa»

ANCONA - Viaggio nei negozi della città che trattano la compravendita di prodotti di seconda mano: «Il periodo di quarantena ha permesso alla gente di dedicarsi alla propria abitazione». Il messaggio di un cliente al commerciante: «Non puoi renderti conto di quante cose ho trovato e che devo portare a vendere»
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Cristiano Miranda ed Ezia Pezzino di Mercatopoli

 

di Alberto Bignami

Con l’inizio della Fase 3, molte attività hanno finalmente potuto riaprire e tra queste ci sono anche anche i mercatini dell’usato che hanno visto un vero e proprio boom di clienti dopo il fermo forzato a causa della quarantena. La ricerca dell’oggetto particolare, di un semplice soprammobile o di un divano e chi più ne ha più ne metta, qui è all’ordine del giorno come, all’ordine del giorno, è pure l’arrivo di persone che vogliono vendere i propri oggetti. Ma cosa ha spinto a ritrovare fin da subito il piacere di frequentare questi negozi, piccole ‘bomboniere’ sparse in città? «Con la riapertura, l’inizio delle vendite è stato timido come per tutte le attività – spiega Cristiano Miranda che, insieme alla moglie Ezia Pezzino, gestiscono il negozio Mercatopoli di via Barilatti, alle Palombare -, ma al momento stiamo tornando ai livelli di vendita dello stesso periodo del 2019. C’è stato invece un incremento dell’acquisizione, da parte nostra, sempre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso». Sotto i mesi di lockdown infatti «le persone hanno avuto il tempo di andare in garage o in soffitta a vedere quello che poteva o meno servire ancora in casa, ragione per cui ci arrivano molte cose. Le persone – prosegue – stando nel proprio appartamento tutto il giorno, per più giorni, hanno quindi immaginato nuove organizzazioni degli spazi e, una volta riaperto, sono venuti qui per cercare ciò che si erano immaginati e pagarle ovviamente in maniera conveniente». Il periodo vissuto in casa, è dunque servito per tornare ad apprezzarla maggiormente accarezzando quel vecchio slogan “Casa dolce casa”.

Gianluca Buratti di Emporia

Vendendo i propri oggetti inutilizzati, c’è chi si è arredato ex novo una stanza o chi si è tolto uno sfizio, mettendo in conto vendita ciò di cui magari si era anche dimenticato di avere se non avesse avuto il tempo di riordinare il proprio scantinato. «Siamo partiti subito col boom e ora ci siamo ‘normalizzati’ – dice Gianluca Buratti del negozio Emporia di via Di Vittorio, alla Baraccola -. All’inizio, inoltre, la ricezione della merce era tanta, al punto che dovevamo lavorare su appuntamento, cosa mai accaduta. C’è tanta gente che acquista e che vende e, per quanto riguarda le vendite, indubbiamente siamo stati aiutati anche dal tempo, non sempre da mare. A dir la verità – aggiunge – il giorno in cui avrei riaperto dopo il lockdown mi attendevo sì, gente che sarebbe poi venuta per portare i propri oggetti ma non immaginavo ne sarebbe venuta anche molta per acquistare. Sicuramente – conclude – il periodo di quarantena ha permesso alla gente di dedicarsi alla casa. Ricordo il messaggio, tra i tanti, di una cliente che mi aveva scritto: “Non puoi renderti conto di quante cose ho trovato e che devo portarti a vendere”».

Marco Paolinelli e Giacomo Paolinelli de La Baratteria

«Sapendo che il mercato era in stallo – dicono Marco Paolinelli e il collaboratore Giacomo Paolinelli de La Baratteria, di via Buozzi, alla Baraccola – eravamo preoccupati, invece c’è stata più affluenza di quanto non pensassimo. In questi mesi le persone hanno avuto il tempo di dare un’occhiata a ciò che avevano in soffitta e cantina. Tutti hanno dedicato tempo alle ‘pulizie’, trovando pure cose belle. Anche il tempo trascorso insieme alla moglie o al marito è stato utile per ‘rivedere’ la casa, cosa che non era magari possibile durante la frenesia della vita quotidiana in tempi ‘normali’. La quarantena ha dunque dato la possibilità di ‘liberarsi’ di alcuni oggetti per acquistarne altri a prezzi vantaggiosi. Per dirne una tra tante: una famiglia, come tutti costretta in casa, si era immaginata un comò da mettere in sala e, iniziata la Fase 3, sono venuti a cercarlo, trovandolo e acquistandolo». Dunque, la quarantena ha permesso di cercare ciò che non veniva utilizzato per poi portarlo a vendere e, con il guadagno, acquistare gli oggetti usati di un’altra persona e trovati anch’essi nel periodo di lockdown. Cosa non da poco in un periodo in cui l’economia è rimasta ferma e la voglia di shopping di certo non mancava.

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