facebook rss

Il Covid e la crisi
spazzano via un pezzo di storia:
chiude dopo 62 anni il Veneto Cafè

ANCONA - Dopo la serrata forzata dello scorso marzo a causa dell'emergenza sanitaria, il bar non riprenderà la sua attività. Con l'inizio della Fase 2 non hanno riaperto i battenti neanche il Cafè In sotto i portici di piazza Cavour e l'Osteria del Pozzo di via Bonda. Per quest'ultima attività, però, la chiusura non è definitiva ma solo momentanea
Print Friendly, PDF & Email

Il Veneto Cafè

 

di Giampaolo Milzi

L’ultimo “storico caduto sul campo” del lockdown è il Veneto Cafè. Ma anche se la “chiusura, il confinamento totali” (così va tradotto il termine in slang Usa) da pandemia Coronavirus sono finiti, l’effetto nemmeno tanto collaterale dell’emergenza continua a colpire. Stefano Benassi, titolare da 17 anni del popolarissimo bar di via Montebello, si chiude anche lui in un «no comment». Ora è “il maestro” del bar del nuovo ristorante L’ascensore alla pineta del Passetto. Da marzo scorso, quando causa infezione tutti gli esercizi commerciali sono stati costretti alla serrata, la situazione economia del Veneto si è fatta insostenibile. A cominciare dall’onere dell’affitto, di ben 2.700 euro al mese. E poi, come raccontano quasi in coro i negozianti vicini, in quella zona di Ancona, pur centrale, la clientela era già in calo da anni. Anche qui un effetto collaterale della cessazione dell’attività nella sede Inps a piazza Cavour, delle riduzione dei posti ufficio al Genio Civile Opere Pubbliche in via Vecchini, della chiusura di ben tre scuole, lo scientifico Savoia a due passi dal Veneto Cafè, e le vicine Ipsia di via Curtatone e ragioneria Stracca di via Montebello. Infine il progressivo calo dei residenti. L’ultimo caduto sul campo del Covid, il Veneto, dopo l’Osteria del Pozzo in via Bonda sotto piazza del Papa (che però riaprirà), e il Cafè In, sotto gli archi di piazza Cavour, solo per citare alcuni esempi.  Ma nel caso del Veneto si tratta di un “lutto da mancanza di servizio” particolare, visto che era così legato alla tradizione socio-aggregativa del capoluogo regionale.

Osteria del Pozzo

Non tutti sanno o ricordano infatti che il locale fu aperto nel 1958, un anno prima dell’inaugurazione della galleria del Risorgimento, dalla signora Enrichetta Senigalliesi, sposata col vigile del fuoco Camarri, quando il palazzo dell’allora Bar Veneto era stato appena edificato, nel 1957, dal costruttore Lanari. Una anconetana doc molto intraprendente, Enrichetta, col pallino per il commercio (una tradizione di famiglia), fondatrice di una dozzina di negozi in città, tra cui la parrucchieria Desiree, proprio accanto al bar, e un alimentari. «Estrosa, pittrice, simpatica, capace di intrigare con la sua parlantina i tantissimi clienti – così la ricorda il figlio Alberto Camarri -. E generosa: una volta capitò un cliente assiduo che le chiese 1000 lire in prestito per acquistare un biglietto per il treno. Poi si venne a sapere che con quelle 1000 lire ricevute comprò un biglietto per la lotteria di Capodanno e vinse 100 milioni…».  Enrichetta aprì il bar con la sorella e il cognato, fondamentale il ruolo della dipendente Fiorella, alla quale già nel 1962 passò la gestione. Una storia da amarcord. «Pensi che all’inizio il bar apriva alle 4 del mattino e chiudeva alle 2 di notte – rievoca ancora Camarri -. Perché a quei tempi si riforniva del latte fresco dalla Centrale municipale e lo staff lo portava anche a domicilio di alcuni acquirenti. Bei tempi, tra il 1958 e il 1962 si faceva una media di 4000 caffè al giorno! Anche perché il rione era in pieno sviluppo. E poi ad attirare gente c’erano il tavolo da biliardo e il biliardino, il locale si allargò nella sala adiacente dove in tanti giocavano a carte sui tavolini». Di più: «Il sabato, o il giovedì sera, non ricordo bene, quando ancora non tutti avevano la tv a casa, venivano anche 50 persone a vedere “Lascia o raddoppia?” (poi “Rischiatutto, ndr) il mitico programma di quiz condotto da Mike Bongiorno». Poi il boom economico, e negli ’60, ma soprattutto nei ’70 e ’80, il Bar Veneto e il largo marciapiede di fronte divennero oasi di ritrovo per decine e decine di giovani, coi loro scooter e moto, chiassosi, artefici di scherzi goliardici, da lì partivano a caccia di feste private da ballo. E gli studenti, quelli del Savoia, soprattutto, che durante l’intervallo delle lezioni alle 11 in parecchi uscivano da scuola e facevano merenda al Veneto. Ora la speranza è che questo capitolo di storia, anche socio-aggregativa, si riapra. La licenza è a disposizione. Stefano Benassi lascia per sempre. Ma basterà andare in Comune per la pratica volta alla rimessa in gioco del Veneto Cafè.

Cafè In di piazza Cavour

Altra chiusura che dispiace (o meglio non riapertura) è quella dell’ Osteria-trattoria del Pozzo in via Bonda, pieno centro storico. Qualità doc, piatti apprezzatissimi, anche dai turisti. Anche in questo caso, colpa del Covid, ma non solo. «Il locale è piccolo, avevamo pensato a qualche lavoro di risistemazione interna in linea con le regole di distanziamento, ma poi, anche per il fatto che via Bonda è un vicolo stretto, e non potevano mettere tavolini fuori, e per problemi familiari, dopo la chiusura obbligata di marzo, i dipendenti in cassa integrazione, abbiamo gettato la spugna» spiega il gestore Paolo Marchini. Ma non è una chiusura definitiva: «Spero di poter riaprire già a settembre». Capitolo chiuso a tempo indeterminato invece per il Cafè In di piazza Cavour, che aveva riaperto con nuova gestione l’8 febbraio scorso, per dare forfait già il 19 maggio.  Locale piccolo, possibilità d’ingresso per una persona alla volta causa Covid, affitto alto, le bollette da pagare, i dipendenti ancora in attesa dell’assegno di cassa integrazione. Ecco i motivi per cui Marco Stecconi, l’ultimo titolare, si è arreso e ha riconsegnato le chiavi alla proprietà. Per concludere, una buona notizia. Pare che sia quasi pronto, a grande richiesta popolare, il bando comunale per l’assegnazione della nuova gestione del bar al parco della Cittadella. E dopo due anni di chiusura era ora. Il vicesindaco Pierpaolo Sediari, il 22 giugno, rispondendo ad una interrogazione del consigliere comunale Gianluca Quacquarini (M5S), ha promesso: «Riapertura molto richiesta dagli anconetani, faremo in fretta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X