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Mail intercettate e bonifici dirottati:
nella trappola finisce Claudio Schiavoni

ANCONA - Il patron di Confindustria, all'epoca dei fatti amministratore delegato di Photon Energy, è parte civile nel processo che vede imputata per truffa aggravata un'imprenditrice belga a cui è riconducibile un'azienda con sede legale a Cipro: qui sarebbero stati fraudolentemente indirizzati, grazie a un hacker, 400mila euro destinati all'acquisto di pannelli fotovoltaici
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Claudio Schiavoni

 

Bonifici intercettati sul web e dirottati su un conto corrente cipriota: a processo per truffa aggravata un’imprenditrice belga residente in Inghilterra. Vittima della frode informatica, il patron di Confindustria Marche Claudio Schiavoni, all’epoca dei fatti (nel 2013), amministratore delegato di Photon Energy, azienda specializzata nel settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Ieri pomeriggio, sul banco dei testimoni, sono saliti Schiavoni (parte civile con l’avvocato Giacomo Curzi) e la segretaria della Photon.  La vicenda inizia quando la società marchigiana contatta via mail una ditta cinese, con cui aveva già portato a termine degli affari, per l’acquisito di una partita di panelli fotovoltaici del valore di circa 400mila euro. Tutte le comunicazioni avvengono per mail. A un certo punto, stando alla ricostruzione dell’accusa, il contenuto delle mail viene intercettato da un hacker che, dunque, si intromette nella conversazione tra la Photon e il referente dell’azienda cinese. Pensando di inviare mail in Cina, la società di Schiavoni interloquisce sul web con degli impostori. Arriva il momento dei bonifici. L’hacker invia le coordinate per la transazione.  E, da parte delle Photon, vengono emessi tre bonifici. Sulla carta destinati alla ditta cinese, in realtà finiti su un conto corrente cipriota riconducibile all’azienda dell’imputata.  Ad accorgersi della truffa è stata la segretaria della Photon nel momento in cui i titolari della società cinese hanno fatto sapere di non aver ricevuto il pagamento che attendevano. Dei tre bonifici effettuati, due da 250mila e 85mila euro sono stati per fortuna bloccati in tempo ma un terzo da 80mila euro è finito a Cipro. Grazie a un’indagine effettuata dalle autorità cipriote in materia di antiriciclaggio, si è però scoperto quale era stato l’inghippo e, dunque, la truffa. La cittadina belga è difesa d’ufficio dal legale Pietro Sgarbi. La sentenza è prevista per il prossimo 4 settembre.

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