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Piano e piazza d’Armi inondati:
«E’ stato tremendo,
perchè qui si allaga sempre tutto?»

ANCONA - Nell'area in cui si svolge il mercato ambulante si è creato un 'lago' alto mezzo metro. I negozianti hanno cercato di aprire i tombini. «Quando piove si sta con l'ansia. Serve un intervento per far arrivare l'acqua nella fognatura»
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Francesco Javarone

 

Tra i più colpiti dall’acquazzone abbattutosi questa mattina, facendo tantissimi danni in poco più di un’ora, soprattutto durante il picco delle 8,45, ci sono certamente i commercianti del Piano e in particolar modo di piazza d’Armi e via Colombo. L’acqua ha allagato completamente lo spazio dove si svolge il mercato facendo correre tutti ai ripari e in preda anche a un po’ di timore soprattutto quando hanno iniziato a volare per decine di metri anche le coperture delle bancarelle mentre il livello dell’acqua si alzava sempre più.
Tra gli ambulanti, «c’è chi si è messo a tenere l’ombrellone per la paura che finisse chissà dove – dicono Samuele Barucca e Darko Misic -. L’acqua si è alzata, quasi che serviva il canotto per spostarsi. Purtroppo accade anche questo, è il nostro lavoro e ci siamo abituati, ma oggi è stato tremendo». Anche nel mercato coperto è stato vissuto il timore che potesse accadere qualcosa di peggio ma «per fortuna è successo di giorno e non di notte. Eravamo tutti qui – dice Luciano Pasquini della gastronomia Luciano & Renzo – e allo stesso tempo pronti per rimediare ad eventuali danni. La piazza si è allagata in poco tempo anche se ha piovuto relativamente per poco, pur facendo un gran nubifragio. Non ci spieghiamo come mai qui si allaghi sempre tutto. La manutenzione dei tombini – riprende – è stata fatta pochi giorni fa. C’è da dire però che, in caso di emergenza, queste nuove caditoie non si possono aprire a mano perché sono imbullonate e serve un attrezzo particolare per aprirle».

Luciano Pasquini

Sui tombini ha qualcosa da dire anche Francesco Javarone, titolare della Gioielleria Javarone di via Colombo nonché presidente dell’Associazione esercenti di piazza d’Armi e Piano San Lazzaro. «Sono tombini di nuova generazione, con chiusura a scatto e una caditoia basculante che con il peso fa aprire questa sorta di piatto. Il loro perimetro – spiega – è fissato con dei bulloni che sono stati murati. Non si possono quindi aprire per un intervento profondo, ma si può sollevare solo la grata. Inoltre – aggiunge – si aprono sul lato che dà alla strada quando si sarebbero dovute aprire verso il marciapiede e bisogna poi farlo in un momento in cui non c’è l’acqua altrimenti il ‘dente’ d’apertura viene coperto ed è impossibile fare qualsiasi intervento». Per cercare di porre un qualche rimedio «mi sono spogliato e, aiutato da Emidio, il bar Chantilly e poi Giselda, Chiara e Claudia abbiamo messo le mani sotto mezzo metro d’acqua. Era pieno però di spine e rami e mi sono ferito». L’acqua è entrata anche nella gioielleria «causandomi alcuni danni» poi, tornando a parlare del problema di sempre: le caditoie; Javarone aggiunge che «sono nuove, eppure non si sta mai tranquilli quando piove così tanto e si viene presi dall’ansia». Si tiene poi a sottolineare che «il problema non è assolutamente l’assessore alla Sicurezza Stefano Foresi – spiega -. Lui è anzi l’unico che ci mette la faccia ed è sempre presente sul posto, in prima linea. Bisogna invece capire  come mai le fognature che stanno qui sotto, grandi da farci passare i camion, non riescano ad inglobare tutta l’acqua che, ricordiamolo, poiché il Piano è una conca, arrivano da tutto il circondario: Tavernelle, Posatora, Grazie e Pinocchio».

(al.big.)

Samuele Barucca e Darko Misic

Pioggia, grandine e vento: alberi abbattuti sulle auto, strade come fiumi (Foto/Video)

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