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Strage di Corinaldo,
chiuso il filone d’indagine bis:
nel mirino autorizzazioni e sicurezza

ANCONA - Notificata la conclusione dell'inchiesta legata ai permessi e alle presunte carenze strutturali della Lanterna Azzurra, il giorno dopo la condanna della banda dello spray. Diciotto le persone indagate, tra questi il sindaco di Corinaldo. Rispetto alle prime battute dell'iter investigativo si aggiunge un'altra persona: l'addetto alla sicurezza dell'uscita dove sono crollate le balaustre esterne
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I carabinieri fuori dalla Lanterna

 

Strage di Corinaldo, atto secondo. Sono stati notificati oggi gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari legate al rilascio delle autorizzazioni e al rispetto delle norme di sicurezza della Lanterna Azzurra, discoteca teatro della tragedia avvenuta nella notte (tra il 7 e l’8 dicembre 2018) in cui persero la vita sei persone e ne rimasero ferite circa 200. Gli atti sono finiti nelle mani degli indagati il giorno dopo la condanna rifilata in abbreviato ai sei ragazzi della Bassa Modenese accusati di aver spruzzato la sostanza urticante all’interno del locale, scatenando il parapiglia di giovanissimi arrivati a Corinaldo per ascoltare Sfera Ebbasta (nel complesso 68 anni di carcere). Gli indagati sono 18. Rispetto al prospetto iniziale, è stata aggiunta una persona in più. Si tratta di un 30enne riminese, Alessandro Righetti: per la procura, quella notte, era l’addetto alla sicurezza che avrebbe dovuto vigilare sull’uscita numero 3, quella che dava sulla rampa dove sono crollate le due balaustre laterali. Stando all’ipotesi investigativa, l’indagato non non si sarebbe attivato per sollecitare l’intervento di personale di supporto, né per indirizzare verso un’area sicura le persone in fuga. Nel capo d’imputazione è stata inserita anche la Magic srl, società che gestiva la Lanterna. Per quanto riguarda le ipotesi accusatorie, sono rimaste le stesse. A tutti viene contestata la cooperazione in omicidio colposo plurimo, nonchè le lesioni di 197 persone, e il disastro colposo. Ci sono poi, a vario titolo, i falsi ideologici.

La rampa esterna del locale

In questa accusa sono tirati in ballo tutti e sei i componenti della Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, presieduta dal sindaco di Corinaldo Matteo Principi e con all’interno Rodolfo Milani, rappresentante del Comando provinciale dei vigili del fuoco, Francesco Gallo, rappresentante dell’Asur Area Vasta 2 Senigallia, Massimiliano Bruni, perito esperto in elettronica, Stefano Martelli, responsabile del Servizio di polizia locale dell’Unione, e Massimo Manna, responsabile dello Sportello unico attività produttive. La procura contesta loro di aver falsamente attestato, nel verbale d’adunanza del 12 ottobre 2017 a seguito di un sopralluogo avvenuto alla Lanterna il giorno stesso, la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per rilasciare la licenza di pubblico spettacolo alla Magic quando invece, stando all’ipotesi investigativa, non ce ne erano le condizioni. Nel computo degli indagati ci sono poi i proprietari del locale: Alberto, Marco e Letizia Micci e Maria Paialunga; il dj del locale (e stando agli atti amministratore di fatto della Magic), Marco Cecchini, il responsabile della sicurezza di quella notte, Gianni Ermellini. I rappresentanti della Magic: Carlantonio Capone, Quinto Cecchini e Francesco Bartozzi. Infine, i due consulenti dei proprietari e della società gestrice: rispettivamente Maurizio Magnani e Francesco Tarsi. Per il primo consulente e i proprietari del locale è caduto il falso, ipotizzato in prima battuta. L’inchiesta dei pm Gubinelli e Bavai si basa sulle possibili responsabilità colpose che hanno portato la Lanterna a trasformasi quella notte in una trappola mortale. Alla base delle contestazioni, la perizia tecnica redatta dall’ingegner Marcello Mangione del Genio Carabinieri, volta a ravvisare una serie di carenze a livello di sicurezza. A partire, stando a quanto emerso, dall’inadeguatezza della rampe e dello stato manutentivo delle balaustre, dalle lacune ravvisate nel piano d’emergenza del locale, dal sistema di illuminazione verso l’uscita numero 3. E poi, per la procura, la discoteca era classificata come magazzino agricolo, privo del certificato di agibilità edilizia. Nel mirino anche la capienza della sala principale: a fronte di un affollamento massimo di 362 persone, i pm hanno conteggiato più di 1.110 avventori, più del triplo. In pratica, stando alla procura, il locale non poteva essere destinato alle attività di pubblico spettacolo, non garantiva le necessarie condizioni di sicurezza in caso di emergenza, non poteva contenere un numero di persone pari a quello effettivamente riscontrato.

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