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Processo alla banda allo spray:
parti civili feriti e familiari vittime
Fuori il Comune di Corinaldo

L'AMMINISTRAZIONE guidata da Matteo Principi è stata estromessa dal processo, così come gestori della Lanterna Azzurra al momento della tragedia e proprietari dell'immobile di Corinaldo. Udienza rinviata all'11 giugno: verranno ascoltati i sei imputati accusati di aver spruzzato la sostanza urticante e di aver scatenato il caos all'interno del locale la notte dell'8 dicembre 2018
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Lanterna Azzurra

 

di Federica Serfilippi

Strage di Corinaldo: parti civili al processo saranno i familiari delle sei vittime, i feriti e la Regione Marche. Estromessi il Comune di Corinaldo, la Magic srl (società che gestiva la Lanterna Azzurra, i proprietari dell’immobile e l’associazione “Insieme a Marianna” (onlus che si occupa della prevenzione della violenza su donne e minori). Lo ha deciso questa mattina il gup di Ancona Paola Moscaroli nell’ambito del procedimento dove sono imputati i sei componenti della banda dello spray, accusati di aver propagato all’interno della discoteca la sostanza urticante concausa del fuggi fuggi scomposto avvenuto la notte dell’8 dicembre 2018, quando a Corinaldo sarebbe dovuto arrivate il trapper Sfera Ebbasta. Oltre duecento i feriti, 6 le vittime: gli adolescenti Mattia Orlandi, Daniele Pongetti, Asia Nasoni, Emma Fabini, Benedetta Vitali e una mamma di 39 anni, Eleonora Girolimini. Gli imputati, tutti della Bassa Modenese e reclusi in carcere dallo scorso agosto, hanno deciso di farsi giudicare con il rito abbreviato. Verranno ascoltati dal giudice e dai pm Gubinelli e Bavai il prossimo 11 giugno. I reati sono associazione a delinquere, omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di furti e rapine commessi – sostiene la procura – in discoteche di mezza Italia con il sistema dello spray, utilizzato per stordire le giovani vittime.

Matteo Principi, sindaco di Corinaldo

L’udienza di oggi si è tenuta in parte da remoto. In tribunale c’erano il giudice, il pm e i difensori degli imputati. In collegamento da remoto i presunti componenti della gang (Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah) e gli avvocati delle vittime. Il gup ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile dei familiari delle vittime, dei feriti e della Regione Marche, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Belli. In totale, sono circa 80 le parti civili ammesse. Da contro, ha rigettato le istanze proposte dalla società che gestiva l’immobile, i proprietari del locali, il Comune di Corinaldo e l’associazione “Insieme a Marianna”. Alcuni difensori hanno anche sollevato un’eccezione sulla competenza territoriale del tribunale di Ancona, essendo la partita del processo gioca anche su episodi di furti e rapine avvenuti fuori dalle Marche. Il giudice deciderà in seguito. In ballo c’è ancora un’altra tranche investigativa: ci sono 17 indagati (a vario titolo per omicidio colposo, lesioni personali, disastro colposo, falso) per gli aspetti burocratici e di sicurezza legati alla gestione dell’immobile di via Madonna del Piano, classificato al catasto al momento della tragedia come un “magazzino agricolo”. In questa tranche è anche indagato il sindaco di Corinaldo, Matteo Principi. Sul respingimento della costituzione di parte civile: «Ho fatto il mio dovere – ha detto il primo cittadino -, l’Amministrazione Comunale doveva chiedere al Giudice di essere presente al processo come parte civile e quindi abbiamo presentato la domanda di ammissione.  E lo abbiamo chiesto anche se c’è aperta un’altra indagine dove oltre ai proprietari e ai gestori della discoteca, anche la Commissione di Vigilanza è indagata. Ritenevo e ritengo ancor oggi giusto rappresentare il dolore di una comunità per sempre ferita da questa immane tragedia». 

Il momento in cui ha ceduto la balaustra fuori dalla discoteca



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