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Mangialardi crede ancora nei 5stelle:
«Fiducioso nonostante le chiusure»

MARCHE 2020 - Il candidato governatore del centrosinistra pensa ci siano chance per un'alleanza dell'ultimo minuto. Lo ha detto a Recanati durante la presentazione di Roberta Pennacchioni, in corsa nel Pd per il Consiglio regionale. Un'altra candidata dem, Loredana Riccio, lancia l'allarme sugli abusi domestici: «Durante il lockdown sono raddoppiate le violenze contro le donne»
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Maurizio Mangialardi all’inaugurazione della sede elettorale di Roberta Pennacchioni

 

Maurizio Mangialardi, candidato governatore del centrosinistra, è ancora possibilista sull’accordo con i 5 stelle. Oggi a Recanati, in occasione della presentazione della candidata al Consiglio regionale Roberta Pennacchioni (Pd) nella sua nuova sede elettorale, si è detto infatti «fiducioso» nonostante le chiusure che arrivano. Una fiducia che però scade a giorni e che, considerando che alle regionali non ci sarà nemmeno il ballottaggio, sembra più un appello destinato – già in partenza – a cadere nel vuoto. Dall’altro lato infatti il candidato pentastellato Gianni Mercorelli ha detto fin dall’inizio (e lo ha ribadito questi giorni dopo il voto su Rousseau – leggi l’articolo) che lui, finché è candidato, le alleanze non le vuole e non se le lascerà imporre. Certo è che il tempo sta per scadere. Ma fino a sabato tutto è possibile.

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Da sinistra Rita Soccio, Antonio Bravi, Roberta Pennacchioni, Andrea Marinelli e Francesco Micucci

Tornando alla presentazione di Pennacchioni, al tavolo allestito sul belvedere di Villa Coloredo Mels erano presenti, tra gli altri, anche Andrea Marinelli, segretario del Pd recanatese e il sindaco Antonio Bravi insieme all’assessora Rita Soccio. Presenze che sottolineano la pace ormai fatta tra amministrazione e Pd, che invece l’anno scorso alle comunali aveva appoggiato Graziano Bravi (proprio quest’ultimo oggi ha lodato il sindaco per il lavoro svolto fino a ora). Marinelli ha detto che Recanati è un «baluardo del centrosinistra. Sarà determinante nel risultato della provincia di Macerata. Francesco Micucci, candidato anche lui al Consiglio regionale con il Pd, ha ribadito invece la bontà della politica del centrosinistra regionale, anche sul fronte della gestione della sanità. E poi ha attaccato sia Fabrizio Ciarapica (sindaco di Civitanova in corsa alle regionali con Forza Italia) sia Francesco Acquaroli, candidato governatore del centrodestra: «Quella di Acquaroli non è la destra moderata ma spinta e non è neppure condivisibile in un’ottica di alternanza». Pensiero condiviso nella sostanza anche da Antonio Bravi.

Roberta Pennacchioni, definita da Rita Soccio una grande lavoratrice, arriva a questa candidatura dopo essere stata responsabile Giovani democratici della provincia di Macerata e prima, per 5 anni, assessora proprio a Recanati. Il suo discorso si è incentrato sulle politiche del lavoro che lei conosce da contabile e consulente del lavoro. «Eravamo il partito dei lavoratori – ha detto -. Dobbiamo tornare a esserlo. Abbiamo strizzato più l’occhio alla classe imprenditoriale che a quella che dobbiamo tutelare di più». Presente anche Francesco Vitali, segretario provinciale del Pd e Graziano Bravi, consigliere comunale di Recanati.

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Loredana Riccio

 

Intanto Loredana Riccio, altra candidata del Pd al Consiglio regionale, segnala con preoccupazione che «durante il lockdown ha chiesto aiuto il doppio delle donne marchigiane. Da marzo a giugno di quest’anno nelle Marche le segnalazioni sono passate da 141 a 286, mentre gli episodi di violenza hanno toccato quota 127 (rispetto ai 60 dell’anno precedente) – dice Riccio -. Questa pandemia ha svelato tutta la fragilità della figura femminile, che ha cercato un aiuto via telefono o chat, mettendosi in contatto con il 1522 oppure con i cinque centri antiviolenza distribuiti a livello provinciale, mentre era costretta a casa per il distanziamento sociale». Se nell’arco dell’intero 2018 sono state 534 le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza nella nostra regione, è rilevante il dato delle 286 chiamate effettuate nel solo periodo della quarantena. Il lockdown ha dimostrato che la donna costretta a rimanere a casa, anziché sentirsi protetta, si è sentita minacciata. E le minacce nella maggior parte dei casi non riguardano solo lei, ma anche i suoi figli». Secondo Riccio, che in passato ha ricoperto il ruolo di assessore alle Pari Opportunità e Politiche Sociali nel Comune di Tolentino ed è stata anche direttore amministrativo ospedaliero dell’Area Vasta 3 di Macerata, «è bene pensare ad una politica capace di fare rete, lavorando su più livelli, trasformando il soffocato bisogno di aiuto in un vero e proprio grido d’allarme. Penso soprattutto a quanto è stato fatto in questi anni dalla Giunta regionale dem: l’introduzione del Codice Rosa nei Pronto soccorso, l’abolizione del ticket sanitario per tutte le prestazioni alle vittime e ai loro figli, oltre alla sensibilizzazione del fenomeno della violenza domestica già all’interno delle scuole superiori – continua la Riccio –. Ritengo quindi che sia fondamentale procedere in continuità sul percorso già tracciato, perseverando con la prevenzione al fine di aumentare la conoscenza e la consapevolezza di un fenomeno che va combattuto senza tregua, riducendo il senso di oppressione delle vittime che troppo spesso rimangono in silenzio, temendo le conseguenze della propria denuncia».

(redazione CM)

 

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