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Ex Tubimar, i sindacati:
«Subito nuove aree
per far ripartire la produzione»

ANCONA - Dopo l'incendio che ha devastato l'ex Tubimar, oggi si è tenuto un incontro nella sede dell'Autorità Portuale per iniziare a lavorare su soluzioni valide circa il ripristino dell'area coinvolta dal rogo evitando così ripercussioni sul lavoro
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L’incendio al porto

 

C’è preoccupazione da parte delle sigle Cgil, Cisl e Uil territoriali per le conseguenze dell’incendio divampato la scorsa settimana nell’area portuale dell’ex Tubimar. Per questo motivo, un incontro per parlare sia dagli eventuali rischi per la salute dei cittadini e dei lavoratori dell’area, sia dalle possibili ripercussioni sul lavoro in ambito portuale, si è svolto oggi nella sede dell’Autorità Portuale.
Al tavolo erano presenti il presidente e il segretario dell’Ap, Giampieri e Paroli, insieme al direttore dell’Arpam, Marchetti. Preso atto dei dati forniti dall’Arpam, che evidenziano la non pericolosità della nube sprigionata dell’incendio dato che le sostanze contenute erano di gran lunga al di sotto dei limiti di tossicità; per quanto riguarda la situazione delle attività produttive coinvolte, Giampieri ha convenuto con le organizzazioni sindacali che «occorre lavorare velocemente per far in modo di rendere disponibili altre aree portuali, affinché le aziende dislocate nell’area andata a fuoco possano riprendere la produzione in tempi brevi – è stato detto – così da evitare ogni ipotesi di trasferimento, facendo perdere ad Ancona posti di lavoro e lavorazioni pregiate. Già oggi – si è ricordato – vi sono lavoratori in difficoltà di ricollocazione, a seguito delle conseguenze dell’incendio. Vale per le attività di logistica e, ancor di più, per quelle della cantieristica». Dunque, è stato ribadito quanto sia «necessario non perdere tempo e ripristinare in tempi brevi l’area coinvolta e nel frattempo tutelare le aziende e i posti di lavoro dato che lo scalo dorico è un asset strategico per l’economia di tutte le Marche e necessita di spazio e viabilità adeguata». Nel frattempo, in attesa del recupero dell’area ex Tubimar, si punta a rendere prioritario il riutilizzo degli spazi già Bunge «forzando i tempi d’acquisizione e utilizzando ogni percorso che ne consenta un uso anche transitorio – è stato aggiunto – e una rilettura complessiva degli spazi portuali che spinga anche al superamento dei blocchi che caratterizzano, da anni, la realizzazione di molte opere fondamentali come la darsena».
Affinché l’azione sinergica tra tutte le istituzioni coinvolte, le parti sociali e le aziende venga avviata, le organizzazioni sindacali hanno proposto che «venga rapidamente istituito un tavolo di confronto per affrontare questo tema con la nuova amministrazione regionale, il Comune di Ancona e le associazioni di impresa: la questione – hanno spiegato – è troppo importante per non essere discussa e affrontata con determinazione». Allo studio, dunque, andrebbero fin da subito quelle soluzioni innovative, anche se transitorie, tra tutti gli enti e «magari – hanno concluso – contando sulla presenza della ferrovia».

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