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Crollo del ponte in A14:
in 22 finiscono a processo

ANCONA - A dibattimento andranno 4 società e 18 persone fisiche per la tragedia accaduta lungo la corsia sud dell'autostrada il 9 marzo 2017. Persero la vita i coniugi Emilio Diomede e Antonella Viviani: la loro strada fu sbarrata dal costone centrale del cavalcavia numero 167. I familiari non sono parte civile
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Le macerie del ponte

 

Crollo del ponte in A14: tutti a processo i 22 indagati, 18 persone e 4 società. Il rinvio a giudizio è stato decretato questo pomeriggio dal gup Francesca De Palma, su richiesta del pm Irene Bilotta. Il dibattimento è stato fissato al 21 settembre 2021 davanti al giudice monocratico. Saranno due le parti civili: l’associazione Udicon e l’operaio di origine romena che, al momento del cedimento del costone centrale, stava lavorando su un ponteggio. Fece un volo di 6 metri, finendo con altri due colleghi all’ospedale. Non parteciperanno invece al processo i familiari delle due vittime: Antonella Viviani e Emidio Diomede, i coniugi di Spinetoli che trovarono la morte sulla corsia sud dell’A14 a bordo della loro Nissan Qashqai. I parenti della coppia sono stati risarciti in separata sede. Le contestazioni a vario titolo, sono omicidio colposo, crollo colposo e violazioni delle norme sulla sicurezza del luogo di lavoro. La tragedia era avvenuta nell’ambito dei lavori di innalzamento del troncone del ponte per consentire la realizzazione delle 3 corsie dell’autostrada. Le società chiamate in causa sono Autostrade per l’Italia, Delabech Srl (ditta esecutrice dell’opera di innalzamento del ponte) Pavimental Spa (azienda appaltante) e Spea Engineering Spa (fase progettuale). Stando all’accusa, ci sarebbero stati degli errori a partire proprio dalla fase teorica: i lavori si sarebbero basati su un “piano tipo” utilizzato in precedenza per altri ponti, non considerando dunque le peculiarità del numero 167.

Il crollo del ponte in A14 (foto d’archivio)

La procura, tramite le risultanze delle perizie tecniche, parla anche di «omessa valutazione del rischio»  in riferimento alla presunta manca presa in considerazione del possibile moto di rotazione della campata una volta posizionata a destinazione. La relazione dell’ingegnere Gabriele Annovi aveva parlato di una «sottovalutazione sia in fase di progetto che esecutiva del possibile movimento di rotazione attorno all’asse verticale passante per il baricentro di un ponte impalcato obliquo durante le operazioni di movimentazione». E ancora, dalla perizia: «La progressiva rotazione  ha raggiunto all’ultimo sollevamento un valore tale per cui non era più soddisfatta la condizione di equilibrio e il ponte è sfuggito ai collari posti attorno ai pistoni dei martinetti non vincolati alla sottostante stilata in acciaio», crollando poi sull’asfalto e piombando sulla strada dei coniugi Diomede».

Antonella Viviani e il marito Emidio Diomede

Le persone rinviate a giudizio: per Autostrade per l’Italia sono i responsabili del procedimento e dei lavori (in differenti archi temporali) Giovanni Scotto Lavina, Guido Santini e Sergio Paglione. Per la società in house Pavimental ci sono l’amministratore delegato Franco Tolentino Alberto Di Bartolomeo, rappresentante dell’appaltatore, Vittorio Banella, direttore di cantiere, Gennaro Di Lorenzo, direttore tecnico e Pierpaolo Cappelletti, capo cantiere. Per la società di progettazione dei lavori, la Spea Engeneering, Raffaele Ricco, progettista, Alberto Selleri, progettista e ingegnere direttore tecnico, Giuseppe Giambalvo, progettista, il direttore dei lavori Francesco Morabito, e Francesco D’Alterio, coordinatore in materia di sicurezza e salute. Per la Delabech, sul banco degli imputati il legale rappresentante Riccardo Bernabò Silorata, il socio Stefano Lazzerini, Luigi Ferretti, direttore tecnico del cantiere, Nicola Chieti, capo cantiere, e Roberto Marnetto, progettista.

Il pm Irene Bilotta in A14

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