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Parco del Conero, l’agricoltura bio
conquista le aziende in rete

SIROLO - Arriva l'Accordo Agroambientale d'Area con 26 imprenditori agricoli che hanno preso parte al progetto “Coltiviamo la qualità delle acque del Conero”
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Una rete di imprese “consapevoli” per lo scambio di expertise nell’agricoltura bio. Sono 26 le aziende che hanno preso parte al progetto “Coltiviamo la qualità delle acque del Conero” all’interno dell’Accordo Agroambientale d’Area promosso dall’Ente Parco del Conero. Oltre 200 mila euro di fondi dal Piano di Sviluppo Rurale impiegati per le attività di formazione e informazione, e sostegno alle aziende agricole bio. Il progetto quinquennale, siglato nel 2018, si avvicina al giro di boa e mette in fila tre azioni principali: monitoraggio dei suoli e della vegetazione, formazione e informazione, mappaggio delle aziende aderenti. L’area dell’Accordo ricade in gran parte nel territorio del Parco del Conero e tocca i comuni di Ancona, Camerano, Sirolo, Numana, Osimo e Castelfidardo per una superficie complessiva coltivata pari a 5.389 ettari su una superficie totale di 11.315 ettari. La finalità del progetto risiede nel miglioramento della qualità della acque dell’area interessata dall’Accordo attraverso la diffusione di una conduzione agricola sostenibile, con un approccio che favorisca la partecipazione attiva delle aziende agricole. Il progetto, dunque, punta a creare aree che funzionino da modello per altri territori sotto la spinta iniziale dei contributi erogati per favorire una gestione sostenibile. Nello specifico, il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Marche ha impegnato 39 mila euro per le attività di formazione e informazione, monitoraggio e creazione della rete d’imprese. Mentre 175 mila euro sono impiegati nell’agricoltura biologica, per la partecipazione fattiva delle aziende biologiche alle attività dell’accordo d’area.

Un campo di girasoli

METODOLOGIE INNOVATIVE – Il monitoraggio dei suoli e della vegetazione hanno visto affiancare ai metodi classici di ricerca anche tecniche di analisi molto avanzate, come lo studio della presenza di particolari insetti nel terreno per valutarne la “vitalità”. Parallelamente è stata effettuata un’analisi enzimatica del terreno in collaborazione con l’Osservatorio Regionale dei Suoli. Il monitoraggio della qualità delle acque è stato effettuato con l’ausilio dei tecnici dell’Arpam.

FORMAZIONE E INFORMAZIONE – Uno step fondamentale riguarda l’accurata formazione delle aziende agricole aderenti. In un primo momento è stato effettuato il rilevamento dei bisogni formativi attraverso un’indagine specifica volta a far emergere le esigenze conoscitive degli agricoltori. Dopo aver depositato le domande per la serie di interventi di formazione, si è provveduto ad affiancare un tutor ad ogni azienda. I primi interventi formativi sono stati mirati sul tema della fertilità del terreno e sulla gestione delle acque per evitare processi di erosione che possano causare smottamenti e inquinamento delle falde. Al termine dei cinque anni, le aziende che hanno preso parte al progetto avranno imparato a produrre in modo “consapevole”. Tutto ciò al fine di restituire alla società servizi ecologici che si impegnino a contenere, se non addirittura evitare completamente, danni di tipo ambientale come l’erosione, o di tipo alimentare come la presenza di additivi chimici nel cibo.

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