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L’altra faccia dell’Anfiteatro Romano:
i reperti mostrati per la prima volta
nel sito del Segretariato Mibact

ANCONA - Aperta in via straordinaria al pubblico l'area inaccessibile dei resti della grande struttura, la cui prima realizzazione risalirebbe al periodo dell’imperatore Ottaviano Augusto, scoperta dopo il sisma del 1972 e la demolizione dei vecchi edifici
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Immagine panoramica del sito archeologico del Segretariato Mibact in via Birarelli con le vestigia dell’Anfiteatro Romano

 

di Giampaolo Milzi

L’Anfiteatro Romano di Ancona che non avete mai visto, o meglio, una sua parte molto significativa, visibile da cittadini e turisti per la prima volta in assoluto il 4 ottobre scorso.

Un tratto di parete perimetrale

Una notizia passata in sordina, ma piacevolmente “assordante”. Perché, grazie alla vista guidata organizzata dall’associazione “Ankon Nostra”, decine di persone, divide in gruppi, hanno potuto ammirare alcuni significativi resti della grande struttura, la cui prima realizzazione risalirebbe al periodo dell’imperatore Ottaviano Augusto, sul finire del I sec. a.C. Una parte speciale, inedita, di una meraviglia di architettura targata SPQR, inglobata nel sito che ospita il Segretariato generale Mibact, e da sempre chiusa al pubblico. Inserito tra “I luoghi del cuore” dal Fai, l’Anfiteatro Romano della Dorica città romana ha mostrato una porzione del suo grande cuore archeologico, porzione che si estende all’aperto tra via Birarelli e la sottostante via Pio II. Questa zona, in gran parte erbosa, venne scavata dopo il sisma del 1972, nell’abito della campagna che portò alla luce – dopo la demolizione degli edifici sovrastanti, per lo più ex conventi poi adibiti a strutture carcerarie e giudiziarie, ma anche tante casette e palazzine medievali – varie testimonianze del monumentale complesso per giochi e spettacoli, anche di gladiatori, di forma ellittica (di metri 93 per 74, l’arena era di 52 x 3) che poteva ospitare tra gli 8000 e i 10mila spettatori. Il complesso, ampliato nel periodo di Traiano (I secolo d.C. – II secolo d.C.), fu abbandonato nel VI secolo d.C. Nel settore sud, oggetto della straordinaria visita, fin dal Medioevo vennero costruiti direttamente sull’ellisse esterna della “cavea”, varie abitazioni, poi rimaneggiate fra il XVII e il XVIII secolo. Per lo più abbattute, poche restaurate.

Un “vomitorium” galleria, uno dei vari accessi secondari alla “cavea”, con a fianco una cisterna d’acqua

Ma veniamo a ciò che si è presentato agli occhi del pubblico, sceso dalla scaletta sul lato sinistro del tratto via Birarelli che conduce alla chiesa di San Bartolomeo-San Gregorio (la parte fruibile, purtroppo raramente, delle vestigia dell’Anfiteatro è quella sul lato destro). A parte la presenza di una parete medievale, ecco altri due spezzoni di pareti, che si ipotizza costituiscano un tratto del perimetro originario dell’anfiteatro romano. Il primo spezzone parietale, più alto e antico, è tutto in “opus reticulatum”, una tecnica edilizia-cementizia molto usata dagli antichi romani basata sull’uso di blocchetti di pietra romboidali, con una parte poi sopraelevata. Sulla destra, un pezzo di un “vomitorium”, uno dei tanti accessi laterali (oltre a quelli principali) alla “cavea”, costituito da mattoni e materiali di riporto, con all’ingresso del tunnel alcuni piccoli “spicchi” di gradinate. In quell’angolo, si eleva una cisterna, di epoca post romana. Non è un caso che ci sia. L’anfiteatro sorse infatti in un avvallamento naturale tra i colli Guasco e Cardeto, e la zona visitata raccoglieva l’acqua piovana, che, drenata, attraverso canalizzazioni “underground” non più presenti alimentava le terme-balneum visibili da via Pio II. E da via Pio II sale un’altra seducente galleria “vomitorium”. Ancora un particolare, rivelatoci dalle guide dell’iniziativa, l’archeologa Sara Trotta e l’ingegnere Camilla Tarsi: «Sotto l’area del balneum c’è, ma non percepibile, un lungo tratto di una strada romana di epoca repubblicana che scendendo parallelamente a via Pio II arrivava almeno fino alla zona di piazza del Senato e quindi dov’era il Foro Romano». Reperti, va ribadito, che fino alla “escursione” pubblica, sono stati ammirati solo dagli “addetti ai lavori”, cioè dal personale del Segretariato regionale del Ministero per i Beni, le Attività culturali e il Turismo. La visita guidata ha avuto un successo e destato un clamore così vasti, da rafforzare una scontata speranza: che il Segretariato possa concedere un bis in tempi non troppo lunghi. In modo che questo “Luogo del cuore” possa battere forte, assieme a quelli di cittadini e turisti, nella sua totalità.

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