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Lezioni online all’Univpm:
«Una scelta un po’ azzardata
I problemi? Connessione e affitto»

ANCONA - Da domani e fino al 4 dicembre didattica a distanza anche per l'università. Il punto con Sara Campanella, presidente dell'associazione Acu Gulliver: «Non è vero che nel 2020 hanno tutti un pc a casa». Il costo di avere una casa diventa «un peso se poi non se ne usufruisce»
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Univpm, polo Monte Dago

 

di Alberto Bignami

Da domani inizia la didattica a distanza anche all’Univpm. Proseguirà fino al 4 dicembre come previsto dall’ordinanza del presidente della Regione, Francesco Acquaroli. Università dunque “chiusa”, con gli studenti che seguiranno le lezioni da remoto. Le difficoltà però, anche se non sembra, ci sono.
Si parla di criticità legate principalmente al problema degli affitti e alle connessioni internet. «Questi sono i più importanti – spiega Sara Campanella, presidente dell’associazione studentesca Acu Gulliver -. Spesso si pensa che tutti abbiano un computer a casa e una connessione fluida, via modem, quando in realtà non è così. Succede infatti che ci contattano studenti per chiederci come fare perché, – prosegue – avendo un fratello che fa le superiori o anche lui universitario, hanno a disposizione un unico computer e devono seguire lezioni diverse. Una grossa difficoltà che non viene presa in considerazione perché non è vero che nel 2020 tutti hanno un Pc in casa. C’è poi chi abita in zone di montagna  e non ha una connessione internet buona».
C’è poi il discorso degli affitti. «Quest’estate – riprende – ci siamo mobilitati affinché la Regione desse un contributo affitto agli studenti iscritti all’Univpm e, in parte, ci siamo riusciti. Molte persone hanno ripreso casa, stanno pagando le mensilità ma se la situazione va avanti e non si sa come tutto ciò andrà ad evolversi – sottolinea – sarà un problema perché bisogna pensare che ci sono anche studenti che hanno genitori in cassa integrazione e per i quali l’affitto diventa un costo difficile da sostenere, soprattutto un peso se poi non se ne usufruisce tant’è che molti altri fuori sede, a settembre, hanno deciso di lasciare la casa. Servono quindi dei fondi a supporto di famiglie o studenti universitari. Lo studente – ricorda – non vive di ‘vita propria’. Quella della dad, se ci si pensa, è una scelta forse un po’ troppo azzardata». Fondamentale è comunque la linea internet che, allo stesso tempo, se non funziona a dovere diventa un grosso problema. «Proprio per questo motivo – aggiunge – la lezione dovrebbe essere messa online ma purtroppo, per una questione di privacy, i professori non possono essere costretti a registrarla. Noi l’avevamo chiesto e abbiamo capito le problematiche che vi sono legate».
Dunque, un conto è seguirle online in tempo reale mentre un altro è la possibilità che rimangono disponibili sulla piattaforma università per poi essere scaricate con i tempi dettati dalla propria linea internet. Come Gulliver «continueremo, come già sotto pandemia, ad aiutare a installare i vari software o distribuire dispense di determinate lezioni, appunti e consigli. Da domani lo faremo però via telefono o in via telematica anche perché molti allievi, essendo chiusa l’università – conclude – tornano a casa se sono fuorisede, per evitare di rimanere eventualmente bloccati nella regione non loro». I problemi legati dunque alla connessione internet e agli affitti sono quelli di cui parlano poi anche gli stessi studenti. La loro preoccupazione deriva dal fatto di avere problemi con la linea e perdere completamente una lezione o più, quando questa non è registrata. Mancherà poi quel rapporto vis à vis con il docente che spesso e volentieri comprende, osservando gli studenti che ha di fronte, quando dover approfondire un concetto e mancheranno inoltre momenti quali il tirocinio «nel quale si apprende ciò che si è studiato». Complessità e difficoltà comunque inevitabili in una situazione simile. Circa il metodo di didattica c’è da aggiungere che in realtà non cambia molto. Tutte le lezioni, da alcune settimane, erano già sia in presenza che a distanza quindi i corsi universitari, a livello organizzativo, sono già pronti.

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