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L’allarme di Coldiretti:
«La chiusura dei Comuni a Natale
mette ko gli agriturismi»

PER L'ASSOCIAZIONE «è a rischio l'intero sistema che in questi anni difficili di crisi e di terremoto hanno saputo resistere e dare un’occasione di sopravvivenza dallo spopolamento a questi territori»
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La decisione di blindare gli italiani nel proprio comune nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno mette ko le strutture agrituristiche marchigiane tutte situate nelle aree interne (il 20% in montagna). È quanto denuncia Coldiretti Marche in riferimento alle misure governative adottate per le feste di fine anno. «La possibilità per le strutture della ristorazione di rimanere aperti a pranzo durante le festività è vanificata – sottolinea la Coldiretti – dai limiti agli spostamenti tra comuni che impedisce agli ospiti di raggiungere le campagne. Un vero paradosso se si considera che gli agriturismi spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, che sono secondo www.campagnamica.it i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche». Secondo Coldiretti si tratta di un  «duro colpo per gli agriturismi che  sono realtà già duramente colpite dalla crisi generata dalla pandemia con oltre 1 miliardo di perdite per le oltre 24mila strutture presenti in Italia nel 2020. Nelle Marche gli ultimi dati Istat dicono che nel 2019 ne sono stati aperti oltre 30. Uno su cinque è situato in area montana e ben 438 sono gestiti da donne. Offrono quasi 13mila posti letto, 584 piazzole di sosta e 18428 posti tavola. I limiti imposti per le festività di fine anno – precisa la Coldiretti – arrivano dopo che il primo lockdown ha azzerato le visite in campagna nei tradizionali weekend di primavera e di Pasqua mentre durante l’estate ha pesato l’assenza praticamente totale degli stranieri che in alcune regioni rappresenta la maggioranza degli ospiti degli agriturismi. A rischio c’è un intero sistema che in questi anni difficili di crisi e di terremoto hanno saputo resistere e dare un’occasione di sopravvivenza dallo spopolamento a questi territori».

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