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Volontariato e corsi sulla legalità:
la ‘riabilitazione’ dei baby stalker

ANCONA - Diciotto mesi di messa alla prova per i tre ragazzi, due 17enni e un 16enne, arrestati lo scorso ottobre dalla Squadra Mobile con l'accusa di aver tartassato, tra atti persecutori, estorsioni e minacce, dei loro coetanei, alcuni gravati da deficit psichici. Attualmente, i minori si trovano in comunità
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Lo scorso ottobre erano stati arrestati dalla Squadra Mobile con l’accusa di aver perseguitato, a partire dall’estate del 2018, un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali gravati da deficit psichici. Ora, dovranno affrontare per diciotto mesi un percorso di recupero, fatto di volontariato, lezioni di legalità e riabilitazione educativa. Sono queste le tracce della messa alla prova concessa a tre dei cinque ragazzi (minorenni all’epoca dei fatti contestati) finiti in carcere al culmine di un’inchiesta nata per i reati di stalking ed l’estorsione. Il programma è stato validato questo pomeriggio dal collegio del Tribunale dei Minori per due 17enni e un 16enne. Tutti e tre, che si si sono detti penti e hanno chiesto scusa, si trovano attualmente in comunità. Il 16enne e uno dei due 17enni (difesa Michele Carluccio) dovranno per un anno e mezzo portare avanti un progetto che, tra le altre cose, prevede corsi di volontariato che li porterà a contatto con i bambini o con persone disabili. Il tutto, supervisionato da un gruppo di educatori. L’altro 17enne (difesa Marco Giorgetti) opererà a contatto con la Caritas. Non mancheranno lezioni di legalità e l’adesione a programmi di giustizia riabilitativa per un reinserimento nella società. Previsto anche un processo di mediazione e riconciliazione con le persone offese (due erano rappresentante dagli avvocati Laura Versace e Arianna Benni).

Carlo Pinto, capo della Mobile

Questo pomeriggio ha affrontato l’udienza anche il quarto componente della gang. Si tratta di un 18enne (difesa Silvia Pennucci) che ha raggiunto la maggiore età nel corso delle indagini. Anche lui si trova in comunità. Il progetto presentato per la messa alla prova non sarebbe stato giudicato idoneo dal tribunale. Mancherebbe, sempre secondo i giudici, anche la piena consapevolezza del ragazzo in merito ai fatti contestati. L’udienza è stata aggiornata al 16 febbraio. Indagini ancora aperte per il quinto membro, scarcerato subito dopo l’arresto. Nel capo d’imputazione per i quattro che hanno affrontato oggi il giudizio ci sono episodi estorsivi e atti persecutori in cui rientrano minacce continue del tipo: «Ti ammazziamo e ti mettiamo dentro a quei sacchi», «Ti tiro un pugno che ti rientrano naso e denti», «Impicco te e i tuoi genitori». Percosse e intimidazioni sono stati denunciati da almeno quattro ragazzi che hanno subito, tra il 2018 e l’estate del 2020. I soprusi avvenivano, secondo quanto ravvisato dagli investigatori, o fuori da scuola oppure per le vie della città dorica. Almeno a due parti lese sarebbero stati spillati i soldi della paghetta: un ragazzo avrebbe subito 60 episodi estorsivi, un altro 17.

(fe.ser)

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