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Incendio all’ex Tubimar:
spunta l’ombra del dolo

ANCONA - E' una delle ultime piste entrate nell'inchiesta nata dopo la devastazione portata dal rogo dello scorso 15 settembre. L'ipotesi è che ci siano stati inneschi multipli all'interno dei capannoni. Tra gli elementi 'sospetti', la mancanza del tappo nei serbatoi di quattro mezzi: qualcuno ha aspirato il gasolio per spargerlo nei depositi e mischiarlo con la benzina?
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Macerie all’interno dell’ex Tubimar

L’ombra del dolo tra le cause che hanno scatenato l’incendio all’ex Tubimar. Un sospetto, quello che possa esserci la mano di un piromane dietro alle violentissime fiamme propagatisi lo scorso 15 dicembre, che ha preso corpo nelle ultime settimane e che potrebbe cambiare le sorti dell’inchiesta coordinata dal pm Irene Bilotta. Sull’indagine, aperta per incendio e senza indagati, sono in corso gli accertamenti da parte della procura, che ha nominato un proprio perito per scandagliare l’origine del rogo, e quelli dei consulenti nominati dalle aziende danneggiate a cui sono stati dati in concessione gli spazi dall’Autorità Portuale. 

L’incendio all’ex Tubimar

Da quanto trapelato finora (ma va detto che le consulenze di parte sono ancora in itinere) non sarebbe da escludere l’ipotesi del dolo. Sono una serie di elementi raccolti sul campo   che porterebbero a far pensare che dietro l’incendio possa esserci l’azione umana e il dubbio che all’interno dell’ex Tubimar ci siano stati più punti d’innesco, almeno tre. E allora: nei depositi più danneggiati dalle fiamme sono stati rinvenuti, nel corso dei sopralluoghi eseguiti sul posto, quattro mezzi alimentati a gasolio privi del tappo sul serbatoio. Sono due muletti, un furgone e una cisterna. Attorno ai mezzi è come se la superficie fosse stata bruciata più che in altri punti, tanto da far pensare alla presenza di un accelerante. Il sospetto, ancora tutto da provare, è che qualcuno possa aver ‘prosciugato’ i serbatoi, sparso il gasolio in vari capannoni e poi aver appiccato il fuoco, forse anche con l’aiuto della benzina per accelerare il rogo. I tappi dei muletti e della cisterna sono in metallo: sono saltati via per effetto della combustione? Se la copertura del serbatoio fosse stata presente, probabilmente avrebbe innescato la completa esplosione dei mezzi, cosa che non è invece avvenuta. Un altro elemento giudicato sospetto è la posizione di una telecamera esterna, installata a circa tre metri da terra e su una parete dell’ex Tubimar. Serviva presumibilmente per vigilare su uno degli tanti accessi. Ebbene, nel corso di un sopralluogo eseguito nell’ambito delle consulenze di parte, l’obiettivo è stato trovato girato, verso il muro, a riprendere praticamente il nulla. Neanche la perizia dell’esperto della procura è stata ancora consegnata.

(fe.ser)

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