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Referendum sulla fontana dei leoni:
depositato il ricorso al Tar
ma per il Comune «non ci sono i tempi»

JESI - Il Comitato si oppone al trasloco del monumento in piazza della Repubblica secondo le ultime volontà di Cassio Morosetti e ha impugnato la decisione del Comitato dei Garanti. «Anche se i giudici chiedessero una nuova pronuncia all'organismo, l'operazione va conclusa entro luglio come da disposizioni del lascito testamentario,nel frattempo il governo ha rinviato tutte le consultazione elettorali al mese di settembre» rimarca l’ente
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La fontana dei leoni in piazza della Repubblica ai primi del Novecento (foto Comune di Jesi), fu spostata per far spazio al transito delle auto

 

 

«Martedì 9 marzo abbiamo depositato il ricorso al Tar sulla decisione dei Garanti di non accettare il referendum in merito allo spostamento della fontana. La nostra raccolta fondi per pagare le spese legali va avanti. È possibile donare attraverso la rete su Produzioni dal basso, dove sono indicati con precisione tutte le motivazioni del comitato, o sul salvadanaio creato sul nostro conto PayPal. Le offerte libere saranno raccolte anche presso i banchetti che #piazzalibera spera di poter riprendere ad organizzare quanto prima. Intanto per raccogliere le firme, ogni singolo cittadino può scaricare il modulo da questo link, farlo firmare da amici e parenti, per poi contattare uno dei componenti del comitato o la pagina FB @piazzaliberajesi. Finora sono stati raccolti 1250 euro circa». A comunicarlo è stato il comitato Piazza Libera che si oppone al trasloco della fontana dei leoni in Piazza della Repubblica secondo le volontà testamentarie di Cassio Morosetti.

Il Comune di Jesi conferma di aver ricevuto «una comunicazione circa il deposito, da parte di un gruppo di cittadini, di un ricorso al Tar contro la decisione del Comitato dei Garanti che ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum sul ritorno della fontana dei leoni in Piazza della Repubblica. – si legge in una nota dell’ente locale – Nel prenderne atto l’Amministrazione comunale sottolinea come sia del tutto evidente – soprattutto ai firmatari del ricorso – che non potrà mai essere effettuato un referendum su tale tematica. Ed il motivo, che andrebbe onestamente chiarito anche ai cittadini a cui è stato chiesto di firmare per il referendum (chissà perché tenuti invece all’oscuro), è estremamente semplice: qualora infatti il Tar dovesse chiedere al Comitato dei Garanti un nuovo pronunciamento e, nell’ipotesi che lo stesso Comitato stravolgesse la propria decisione, non ci sarebbero i tempi tecnici per la consultazione popolare». Il Comune di Jesi rimarca che il dettaglio era già risaputo «ma è stato ulteriormente confermato con il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri – prosegue il comunicato – esattamente due giorni prima che venisse depositato il ricorso – e dunque ben noto ai ricorrenti – che qualsiasi tipo di consultazione, al fine di evitare fenomeni di assembramento e di assicurare che le operazioni di voto si svolgano in condizioni di sicurezza per la salute dei cittadini anche in considerazione della campagna vaccinale in corso, non potrà tenersi prima del mese di settembre. È evidente che, dovendo compiersi l’operazione entro il mese di luglio come da disposizioni del lascito testamentario, la consultazione referendaria a settembre non avrebbe alcun senso. Dunque, va detto ai cittadini una volta per tutte che non è una richiesta di referendum quella a cui i ricorrenti, tra cui il segretario del maggior partito di opposizione, puntano (e loro, con onestà intellettuale, dovrebbero essere i primi a riconoscerlo), piuttosto è l’evidente tentativo di stravolgere la volontà di un Consiglio comunale democraticamente eletto dai cittadini che ha compiuto una scelta precisa, pienamente legittima, assolutamente in linea con quanto da decenni auspicato dai più autorevoli storici locali, storici dell’arte e urbanisti e con l’avallo della stessa Sopraintendenza dei beni culturali delle Marche che nel proprio parere ha ritenuto opportuno sottolineare come “la collocazione della fontana nella sede originaria sarebbe rilevante per la sua valorizzazione e per la compiutezza del suo interesse storico artistico“. Ecco perché le risibili accuse di essere prepotenti (rispetto a cosa poi non si capisce) vanno respinte al mittente, con l’aggiunta del profondo rammarico per il fatto che i dieci ricorrenti continuano a non dire la verità ai cittadini».

Spostamento fontana dei leoni: ricorso al Tar del Comitato

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