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«Dimenticati a distanza»
La scuola scende in piazza (Foto)

PROTESTA - In oltre 200 ad Ancona per chiedere il ritorno in classe, c'erano anche gli alunni di elementari e medie insieme ai ragazzi delle superiori, insegnanti e personale Ata. Angelo Marcelli del sindacato Cobas: «Chiediamo la riapertura del 50% di tutte le scuole subito dopo Pasqua, e del 100% per l’inizio del nuovo anno scolastico». Silvia Marotti, Pas: «Tutti i dati già dicono che non esiste una significativa correlazione tra i contagi Covid e la didattica in presenza»
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La protesta in piazza ad Ancona

 

di Giampaolo Milzi (foto Giusy Marinelli)

Dopo 200 giorni di didattica a distanza (dad) stamattina a piazza Roma, ad Ancona, è stato un gruppetto di alunni della materne ed elementari, dopo aver espresso con coloratissimi disegni su fogli bianchi il loro disagio per la mancanza del prolungato contatto dal vivo coi loro insegnanti, a suonare la campanella “protestataria” per le scuole di ogni ordine e grado.

Uno degli striscioni esposto dai ragazzi

Nel capoluogo regionale, come in altre 60 città marchigiane, è andata in scena a partire dalle 10 l’annunciata, partecipatissima mobilitazione in occasione dello sciopero nazionale del settore. Oltre 200 persone, tra genitori, insegnanti, lavoratori Ata e per la prima volta davvero tanti studenti, con decine di cartelli pieni di slogan – uno su tutti “Dimenticati a distanza” – per chiedere in sostanza: la riapertura al più presto di tutti gli istituti con lezioni in presenza; e in prospettiva di rilancio, un piano-riforma in più punti che investa sulla scuola pubblica per renderla anche strutturalmente sicura ed efficiente (in Italia si investe per la scuola il 3,6% del Pil rispetto alla media europea del 5%). Lo sciopero “della dad” (una marea di docenti e allievi oggi non si sono collegati per la didattica al computer all’insegna del motto “Rompiamo gli sche(r)mi, perché questa casa non è una scuola”) è stato proclamato dal sindacato Cobas e dal Coordinamento nazionale precari della scuola (Cnps), con l’adesione ad Ancona e contemporaneamente a Pesaro di altri soggetti politico-sociali attivi anche nelle Marche: Priorità alla scuola (Pas), Coordinamento studenti uniti – Stop dad, Potere al Popolo, “Rete molto più di 194”, Nate intere, Prc, Altra Idea di Città – Ancona, Movimenti di cooperazione educativa, Centri sociali.

«Le prime mosse del nuovo Governo Draghi ci preoccupano, perché non c’è più tempo, occorre evitare un altro autunno drammatico anche per la scuola, serve quindi un’azione politica immediata per potenziare non solo la scuola, ma anche la sanità e i trasporti pubblici – ha detto Angelo Marcelli, jesino, dei Cobas – Stop alla dad, perché è solo un pallido surrogato delle lezioni in presenza, e perché è classista, in quanto tanti, troppi studenti non hanno i mezzi tecnologici per praticarla». Ed infatti nelle Marche alla dad da casa ha potuto partecipare solo il 60% degli interessati, hanno segnalato alcuni studenti delle medie superiori di Ancona. Ancora Marcelli: «Chiediamo la riapertura del 50% di tutte le scuole subito dopo Pasqua, e del 100% per l’inizio del nuovo anno scolastico. Un nuovo inizio in tutti i sensi. Le scuole, in relazione alla pandemia da Covid, hanno già dimostrato, quando sono state aperte, di essere luoghi sicuri, ed esistono i fondi non solo per renderle ancora più sicure stabilmente dal punto di vista igienico-sanitario ma anche dal punto di vista di luoghi che garantiscano quel diritto allo studio, che per troppo tempo è stato negato, allargando tutti gli spazi e aumentando il personale».

Auspicata una riforma che comprenda un piano sanitario ed edilizio, insomma. Dal punto di vista sanitario «tutti i dati già dicono che non esiste una significativa correlazione tra i contagi Covid e la didattica in presenza», ha sottolineato Silvia Mariotti di Pas Ancona. «E dall’inizio delle lezioni in autunno chiediamo lo screening con tamponi per tutti gli insegnanti», ha aggiunto Marcelli dei Cobas. Quanto alle risorse, spiega un nota di Pas, che lo ha ribadito stamattina, «sono quelle del Recovery Fund. Che siano vincolate in parte per ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 in presenza di alunni con problemi particolari); per assumere con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e personale Ata con 24 mesi e per intervenire massicciamente nell’edilizia”. Basta quindi con le “classi pollaio, alcune contano fino a 32 studenti» e con «scuole che cadono a pezzi, piccole, senza palestre e locali per laboratori e altre attività». Concetti, tra gli altri su cui si è basato anche l’intervento di Enza Amici, jesina, insegnante di sostegno alle superiori, dei Centri sociali, e quello di Michela Giansanti, con due figli, uno alla materna e uno alle elementari.

Coerentemente, la mobilitazione non ne vuole sapere, anche nel medio-lungo periodo della dad. «Perché da un anno la chiusura della scuola (e il surrogato della dad, ndr.) è stata una scelta politica facile e senza costi per lo Stato, che li scarica tutti su genitori e giovani alle prese con crescenti problemi di ritardi nella formazione e di disagio psicofisico, come evidenziato da psicologi e psichiatri anche qui nelle Marche; perché è ora di smetterla di rubare il tempo – il loro presente e il loro futuro – ad alunni e studenti», hanno detto quelli di Pas. «La didattica a distanza è la classica pezza che lo Stato ha messo sul problema di una scuola pubblica trasformata in un’azienda fallimentare, che fa acqua da tutte le parti nella sua missione educativa», ha detto Carlo Sdogati, studente del liceo classico “Rinaldini” di Ancona. «E a causa della pandemia e della dad, a quelli come me, i più grandicelli delle superiori, ci hanno tolto due anni scolastici per prepararci come si deve all’esame di maturità. Certo, l’esame sarà semplice, non ci preoccupa. Ma ci preoccupiamo perché siamo noi che proprio a causa della dad non ci sentiamo maturi», ha rimarcato Lorenzo Bulsinetti, quinto anno al liceo scientifico “Galilei” di Ancona. Infine, al microfono, Francesco Rubini, consigliere comunale di Altra Idea di Città – Ancona: «Qui in città la chiusura non si è basata su dati riferiti al contesto scolastico, e deve finire lo scaricabarile su chiusura-apertura tra governo nazionale ed enti locali».

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