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Addio cinema, l’ex Alhambra diventerà
un negozio Acqua e Sapone (Foto)

ANCONA - Ieri l'inizio dei lavori su un immobile storico per il quartiere adriatico, con una superficie di 850 metri quadrati. La società abruzzese l'ha ottenuto all'asta. Lentezze burocratiche legate a pandemia Covid permettendo, il nuovo beauty extra shop potrebbe essere inaugurato a fine anno
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L’interno del cinema

di Giampaolo Milzi

Da ex popolarissimo cinema all’ennesimo punto vendita del gruppo imprenditoriale “Acqua & Sapone”: una notizia che porrà fine al degrado del mitico “Alhambra” al civico 42 di corso Amendola. Un locale dedicato alla settima arte che ha segnato un capitoletto di storia dorica lungo quasi 70 anni. Era già lì quando la via si chiamava Tripoli e sull’Italia ed Ancona soffiavano venti di guerra, denominato all’epoca “Adriatico”, come il quartiere che ospita il caratteristico palazzo colorato a tinte sgargianti con dentro la sala di proiezioni.

I lavori all’ex cinema

Il cinema “Alhambra” era chiuso e abbandonato dall’ottobre 2015, così come tanti, troppi edifici pubblici e privati ad Ancona. I manager della sede centrale di “Acqua & Sapone”, a Città Sant’Angelo (PE) – sul mercato dal 1992, coi suoi 700 negozi la più grande catena nazionale della bellezza e dell’igiene  – hanno acquistato la struttura circa tre mesi fa, all’asta del fallimento che ha coinvolto l’ultima cine-gestione, pare per una cifra intorno ai 300mila euro. Ieri il via ai lavori, per smantellare tutti gli arredi (schermo, poltroncine, moquette, stoffe impiantistica…), fare piazza pulita e rendere l’immobile un contenitore vuoto. La ditta incaricata pensa di farcela in 30-40 giorni. Un acquisto a “scatola chiusa”, fa sapere la direzione di “Acqua & Sapone”, che ha già contattato l’Amministrazione comunale per valutare il secondo passo, per la realizzazione del mega-market. Prima i tecnici dovranno fare tutti i rilievi e le misurazioni del caso su una superficie di 850 metri quadri, tra ex platea, vasto atrio d’ingresso, balconata della galleria e altre piccole stanze di servizio. Poi lo step progettuale, che dovrà tener conto anche di un vincolo della Soprintendenza. Infine la presentazione del progetto in Comune per le necessarie, diverse autorizzazioni. Lentezze burocratiche legate a pandemia Covid permettendo, il nuovo beauty extra shop potrebbe essere inaugurato a fine anno. Dopo l’avvio e il completamento del secondo cantiere, quello per gli allestimenti, che, tra l’altro, sostituirà il pavimento della platea, ora leggermente in discesa verso lo schermo, con uno perfettamente orizzontale, tale da poter ospitare l’ampio spazio vendite. Non verrà toccata la facciata dell’originale palazzo, opera di Leonardo Cipollini, secondo lo stile del neoplasticismo, coi suoi ampi riquadri di giallo, rosa, rosso; rosse anche le colonne esterne al piano terra e tra il primo e secondo piano. Naturalmente, i ricordi e gli aneddoti legati all’ex “Adriatico-Alhambra” sono ondate di amarcord. Un cinema, fin dall’inizio, soprattutto per famiglie, giovani, adolescenti, anche scolaresche accompagnate dagli insegnanti. Negli anni ’40 e buona parte dei ’50 al cinema-teatro “Adriatico” si potevano vedere film di ogni tipo, il pomeriggio anche due volte consecutive lo stesso, o due pellicole diverse. Lo schermo, più piccolo di quello della sala successiva, era incorniciato da stucchi decorativi, con festoni e due angioletti. Ben due le gallerie – con sedie anche agli angoli, per far posto a più pubblico possibile – una sopra l’altra, unite da una scala esterna e coi parapetti in ferro battuto. «Soprattutto la galleria più in alto era l’oasi delle coppiette, coi fidanzati che si baciavano stretti nell’oscurità- ricorda il signor Claudio Del Vecchio – Il direttore aveva dei baffoni, e poi c’era la “baffona”, così avevamo ribattezzato la bigliettaia,  e stava nell’atrio davanti a un piccolo bar. Andavano forte i primi film americani. E spopolavano i western. E chi se lo scorda il putiferio che faceva il pubblico sbattendo le scarpe a terra all’unisono per sottolineare l’arrivo della cavalleria a Forte Apache assediato dagli indiani!». In un’atmosfera resa fumosa dai tanti che aspiravano le sigarette, mentre il pavimento si copriva delle scorze delle “becche” (i semi di girasole, ndr). E a quel cinema i ragazzini ci andavano anche quando non c’era nulla da vedere.

Una vecchia pubblicità

«Durante la guerra esploravamo la cabina di proiezione, che aveva una entrata in una scala condominiale con uscita in via Filzi, raccoglievano pezzi di celluloide, altamente infiammabile, preziosa per i nostri giochi», rievoca il prof. Giancarlo Galeazzi. Il cinema “Adriatico” proponeva film, ma anche avanspettacolo. E perfino incontri di pugilato, seguitissimi alla fine degli anni ’40 e non solo. Ancora Del Vecchio: «Boxavano sul grande palco davanti allo schermo. E quel palco, per noi ragazzini, era un’occasione di svago in più. Per film particolari, ci montavamo e ci sdraiavamo tutti con gli occhi all’insù, incollati alle immagini in movimento». Molte di queste tradizioni furono ereditate quando venne realizzato il nuovo “Alhambra”, con schermo più grande, poltroncine rosso fuoco, una sola galleria. Fu il proprietario, Severino Ernesto Dubilio a scegliere il cambiamento di nome. Erano gli anni del boom economico. Film di prima, seconda e terza visione. I birbantelli che riuscivano ad entrare anche per quelli vietati ai minori di 14 o 18 anni anche se quell’età non l’avevano. E la sera, anni dopo, soprattutto nei ’70-’80, anche i film a luci rosse. Pure la rinnovata sala aveva i suoi personaggi. La signora che faceva la maschera, che si atteggiava un po’ a burbera. Nerina, che vendeva caramelle, liquerizie, lupini, noccioline e merendine “a go go”. E la vecchina ribattezzata “Sumentina”, perché urlava “Sumente (sementi, ndr), giuvinoti! Ciavemo la sumentina bona!” Si faceva la fila per entrare, anche al cinema “Alhambra”. I manager di “Acqua & Sapone” sperano che quella fila, almeno un po’, si rinnovi.

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